Piazze piene in tutte le città per le manifestazioni degli studenti contro i tagli alla scuola.
almeno 40.000 a Roma e Napoli, più di 20.000 a Milano, Torino, Salerno; più di 10.000 anche a Bari, Venezia, Bologna, Genova e cortei un po' in tutte le città italiane.
domenica 12 ottobre 2008
500.000 studenti in piazza contro la riforma Gelmini-Tremonti
venerdì 10 ottobre 2008
Lui si che ha ottenuto qualcosa!
SCUOLA: LOMBARDO OTTIENE DA GELMINI RASSICURAZIONI PER SICILIA
(AGI) - Palermo, 10 ott. - Incontro definito “proficuo” tra il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, che si e’ svolto al ministero di Giustizia, presente il ministro Angelino Alfano. Secondo quanto riferisce lo staff del governatore, Gelmini ha assicurato l’impegno del governo per salvaguardare il rapporto di un docente ogni due allievi, smentendo cosi’ la voce che circolava sull’abolizione della figura dell’insegnante di sostegno al servizio dei diversamente abili. La titolare della Pubblica istruzione ha anche garantito che, utilizzando le economie programmate, con fondi dell’istruzione e della Protezione civile saranno assicurati interventi straordinari per la nuova edilizia scolastica e per la messa in sicurezza degli edifici gia’ esistenti. Nel corso dell’incontro si e’ anche affrontata la problematica delle criticita’ delle scuole nelle isole minori e nei comuni montani e disagiati. Il ministro ha garantito l’impegno per garantire la piena fruizione del diritto allo studio, in attesa di una dettagliata elencazione delle localita’ interessate. (AGI)
Pubblico un editoriale uscito sul Manifesto dell'8 Ottobre
A SCUOLA COL NEMICO di Alba Sasso*
Un gesto di scaltrezza politica quello di chiedere la fiducia sul decreto Gelmini sulla scuola. Dove l'urgenza rivendicata dalla ministra, ancora ieri su tutti i giornali, visto che il decreto scade il 31 ottobre e che ci sarebbe tutto il tempo per una discussione delle camere? In primo luogo il governo ha paura della sua stessa maggioranza. A cominciare dai mal di pancia della Lega sia sul maestro unico sia sulla chiusura delle piccole scuole. In secondo luogo si esercita, nonostante le resistenze di Fini, in prove muscolari. Gesti di sfida alla democrazia parlamentare. Ma c'è di più. Da dove provengono, in questi mesi, le più forti voci di dissenso, di contestazione, di una volontà sempre più chiara di infrangere la marea restauratrice che ormai sommerge il paese? Forse proprio dalla scuola. È da lì che viene un movimento sempre più deciso, forte e consapevole.
Tagli al massacro, una politica miope e retriva, il ritorno a una scuoletta degna di un paese in cui ancora re e preti la facevano da padroni. La scuola gelminiana è ben di più, e ben peggio, di quella della santa effigiata nei cortei, o dell'avvocatessa anti meridionale, che viene al sud a prendere l'abilitazione. L'urgenza di far cassa costruisce una filosofia e una pedagogia. La rabbia di tanti genitori emaestri, lunedì al presidio davanti Montecitorio all'annuncio del voto di fiducia, è di chi vede distruggere un modello di scuola costruito nel tempo, in un reciproco scambio di saperi, di relazioni, in una crescita comune. In una scuola che sempre più deve fare i conti con la pluralità delle storie e delle culture, con le diversità, col disagio e con l'eccellenza. E perciò deve individuare gli strumenti per migliorare, per andare avanti. E invece si torna al passato per decreto. Senza ascolto e senza coinvolgimento dei soggetti interessati. Disegnando il profilo di una scuola del pensiero unico. Autoritarismo da un lato, attacco culturale senza precedenti dall'altro.Un governo che compra lavagne luminose e riduce drasticamente il numero degli insegnanti, le ore di lezione. È il profilo di una scuola dei clienti e dei consumatori: l'ombra dell'homo berlusconiano a sua volta realizzato dai programmatori dei palinsesti televisivi. Quanto abbiamo sottovalutato la potenza devastante di questo strumento, e quanto poco abbiamo fatto per attrezzarci ad una sfida che non si poteva, non si doveva evitare. Piano, sono andati definendosi i contorni del buon italiano, che riduttivamente definiamo con gli archetipi del calciatore e della velina. Si tratta di modelli culturali di grande presa perché di forte attrazione.Maqualcuno deve aver capito che è nelle scuole, che si annida il nemico. Come le comunità di Fahrenheit 451, che custodivano la memoria dei libri, li mandavano amemoria, trasmettevano il sapere e la critica, l'analisi e il sogno, la conoscenza come dubbio e curiosità. È questa la scuola che ha continuato a sfornare nei decenni, cittadini, e non sudditi.
*Responsabile Scuola di Sinistra Democratica
Scuola: sciopero generale nazionale per l’intera giornata il 30 ottobre 2008
Comunicato unitario
Le Organizzazioni Sindacali FLC Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal e GILDA hanno registrato – in sede di tentativo di conciliazione – una risposta negativa rispetto alle loro rivendicazioni.
Hanno, quindi, deciso di promuovere una forte mobilitazione di tutto il personale della scuola che comprende lo sciopero generale nazionale per l’intera giornata di giovedì 30 ottobre.
Per tale giornata i sopraindicati sindacati scuola organizzano una manifestazione nazionale a Roma.
La proclamazione dello sciopero generale della scuola per il giorno 30 ottobre 2008, con una grande manifestazione nazionale a Roma, decisa unitariamente da tutte le Organizzazioni sindacali, è la risposta all'arroganza del Governo e della Ministra Gelmini che con le loro scelte stanno distruggendo l'intero settore della Conoscenza pubblica.
L'utilizzo dei decreti, il voto di fiducia alla Camera sul DL 137/08, e l'assenza di qualsiasi tavolo di confronto con le Organizzazioni Sindacali sono figli di un'idea autoritaria di società e di istruzione e hanno l'evidente intento di indebolire la funzione del sindacato confederale.
Per ragioni esclusivamente economiche si demolisce la nostra Costituzione che ha proprio nella scuola pubblica, aperta a tutti, uno dei suoi principi fondamentali.
La scuola, l'università e la ricerca sono, infatti, considerate dal governo un puro costo e le mistificazioni ideologiche della Gelmini servono solo a coprire i tagli di Tremonti.
Con queste politiche l'intero sistema dell’istruzione pubblica viene ricondotto ad una cultura aziendalista.
Le tante iniziative promosse sul territorio dai sindacati unitariamente, dagli studenti e dalle famiglie, evidenziano un vasto fronte di protesta, che tende ad allargarsi contro questo disegno regressivo.
Lo sciopero generale e la manifestazione nazionale hanno l'obiettivo di unificare quel vasto movimento per costringere il governo a rivedere le proprie scelte e ad aprire il confronto, necessario per contribuire ad elevare la qualità dell'intero sistema della conoscenza.
Brunetta: : 'I prof. lavorano poco e sono ben pagati'
Renato Brunetta, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, ieri ha detto che gli insegnanti guadagnano troppo: "I nostri insegnanti lavorano poco, quasi mai sono aggiornati e in maggioranza non sono neppure entrati per concorso, ma grazie a sanatorie. E poi 1.300 euro sono comunque due milioni e mezzo di vecchie lire, oggi l´insegnamento è part-time e come tale è ben pagato".
Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas della scuola, risponde per le rime: "Senti chi parla, Brunetta da docente universitario prende quattro volte lo stipendio di un insegnante di scuola e ha un orario molto più ridotto. Parla delle ore di insegnamento ma si scorda quelle che il docente impegna per preparare le lezioni, aggiornarsi e valutare gli studenti. La sua uscita bizzarra contribuirà al successo del nostro sciopero e della manifestazione del 17 ottobre a Roma".
Fa eco a Bernocchi, Francesco Scrima, segretario Generale della CISL Scuola, che risponde a Brunetta e ribadisce le ragioni dello sciopero: "A fronte delle dichiarazioni gratuite, mortificanti e offensive del Ministro Brunetta, che ritiene eccessivo lo stipendio degli insegnanti, quello che rammarica è il silenzio del Ministro della pubblica istruzione che ancora una volta omette colpevolmente di difendere i suoi docenti dimostrando sempre più che la nostra scuola è orfana.
giovedì 9 ottobre 2008
Manifestazione del 17 a Roma
Chi volesse partecipare alla manifestazione di Roma del 17 dovrebbe contattarci immediatamente (Cristina si sta occupando delle prenotazioni).
Si parte in treno da Catania nel tardo pomeriggio di Giovedì e si rientra a Catania nella prima mattinata di sabato. Il costo del biglietto a/r è di 30 euro.
Type the rest of your post here.
martedì 7 ottobre 2008
Decisioni del comitato
Nella riunione del 7
Si è deciso di predisporre un documento da presentare assieme alla petizione che affronti le principali problematiche causate dalla riforma Gelmini-Tremonti. Chi fosse interessato a partecipare alla stesura del documento con temi, idee, proposte può contattarci alle mail indicate sulla home page o postare un commento qui sotto.
Resoconto Petizione Online
Superata anche quota 200!
Continua a gonfie vele la raccolta di firme online. Ottimo anche il successo del blog con più di 1000 contatti e 109 contatti unici ieri (significa che 109 persone diverse si sono collegate al nostro blog). Chi ne ha la possibilita inviti a firmare la petizione via email o attraverso forum e blog di categoria (io ho infestato la rete). Vi ricordo che di pari passo continua la raccolta firme "manuale", presto sarà organizzato un banchetto di raccolta firme ad Avola, attivatevi per farne in ogni città, è un'occasione per spiegare alla gente i guasti di questa orribile riforma della scuola.
lunedì 6 ottobre 2008
Canevaro e Ianes: “Dimissioni dall’Osservatorio sull’Integrazione scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione”
Questa nuova politica scolastica fatta di tagli, economie presunte, annunci e smentite, rigore, disciplina, ordine, divise, autorità, voto in condotta, bocciature, selezione produce in tutti ulteriore insicurezza, diffidenza e conflitti.
Queste politiche scolastiche sono evidentemente gestite da finalità economicistiche, per risparmiare: ma questo avverrà sulle spalle delle famiglie, sulla pelle degli alunni e sulla credibilità della Scuola pubblica, come la vuole la nostra Costituzione.
In questo clima di “produzione sociale di ostilità, diffidenza, tensione”, anche la Pedagogia subisce un violento attacco.
Nel clima di rinnovato rigore scolastico, chi viene additato come responsabile dello sfascio, oltre naturalmente ai fannulloni? L’ideologo dei fannulloni e dei lassisti: il pedagogista, il pedagogista di Stato, la pedagogia, il pedagogese… Chi perdonava tutto, chi non ha polso, chi comprende tutto invece di punire, chi non ha le palle per imporsi, chi ci affumica con discorsi fumosi pseudofilosofici, chi non dava importanza alle discipline, il pedagogista debole, che ha indebolito la Scuola Italiana, ecc.
Ecco, a questo clima di strisciante, ma non troppo, denigrazione, come pedagogisti non ci stiamo. E non ci stiamo neppure ad essere membri di un Osservatorio per l’integrazione Scolastica degli alunni con disabilità di un Ministero della Pubblica Istruzione che si comporta nei fatti come stiamo vedendo, e come risulterà ancora più evidente nei prossimi mesi.
Forse la Ministra Gelmini sta cercando una nuova squadra di esperti che legittimi la sua visione (?) dell’integrazione? Non sarà facile trovarli tra i pedagogisti speciali, se sapranno leggere tra le righe della sua dichiarazione in occasione della sua audizione alla Camera:
“E’ nello stesso spirito, nello spirito di una scuola che sia realmente per tutti, che affermo il diritto all’istruzione di chi presenta abilità diverse. Gli obiettivi didattici, le metodologie e gli strumenti devono essere personalizzati e coerenti con le abilità di ciascuno per definire i livelli di apprendimento attesi. Molte sono le buone pratiche costruite su competenza, professionalità, disponibilità e impegno delle diverse componenti scolastiche, dagli insegnanti di sostegno agli insegnanti curricolari, dai dirigenti scolastici alle associazioni. Occorre far tesoro dall’esperienza. Il mio impegno è indirizzato ad ascoltare le esigenze, le criticità, le proposte delle famiglie e di tutte quelle realtà associative che si occupano di disabilità al fine di individuare insieme anche percorsi formativi più adeguati al bisogno con la necessaria flessibilità, superando le rigidità che non sono coerenti con l’azione educativa”.
Con queste righe ci dimettiamo dunque dall’Osservatorio per l’integrazione scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione e confermiamo il nostro continuo impegno per migliorare la Qualità dell’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali.
Andrea Canevaro e Dario Ianes
Resoconto Petizione Online
SFONDATA QUOTA 100!
Vi informo che abbiamo nettamente superato quota 100 firme (siamo a 125 in questo momento).
Niente male in 4 giorni! La stragrande maggioranza dei firmatari sono residenti fuori la nostra provincia. Vi invito a firmare, alcuni di noi l'hanno già fatto, dato che le 2 petizioni (quella online e quella a raccolta "manuale") non sono in contrasto fra loro (anzi).
domenica 5 ottobre 2008
Dopo una serata di lavoro ce l'ho fatta!
Miglioramenti al blog, ovvero: chi la dura la vince!
Adesso avremo solo il titolo e il sommario del post visibile, mentre il testo sarà aperto solo su richiesta del lettore.
Cristina, non mi chiedete più cose del genere perchè mi do malato (e non perdo neanche soldi alla faccia di Brunetta!).
giovedì 2 ottobre 2008
Un Blog è vivo se c'è partecipazione!
Nonostante il numero delle visite sia molto incoraggiante rarissimi sono i commenti inseriti ai post.
Vi rammento l'importanza della partecipazione e vi esorto ad intervenire numerosi.
Utilizzate l'ultimo post per inserire le vostre considerazioni, anche se non c'entrano un fico con l'argomento trattato dal post. Coraggio!
mercoledì 1 ottobre 2008
Dal Forum Precari
LA SCUOLA PUBBLICA STA PER ESSERE SMANTELLATA !
IL PROGETTO DI SCUOLA NASCOSTO DIETRO LE BUGIE DEL MINISTRO GELMINI
Un attacco feroce che non ha precedenti nella storia della Repubblica, sta per cambiare le sorti dei nostri ragazzi, e tutto ciò fra l'indifferenza e l'arroganza di un ministro che all' opinione pubblica racconta le "sue" verità, basate su un’ interpretazione distorta e non veritiera di dati statistici.
Alle famiglie viene detto che i ragazzi trascorrono troppo tempo sui banchi di scuola, che ci sono troppi insegnanti e troppi bidelli a fronte di risultati modesti, che la scuola non può essere considerata uno stipendificio e un ammortizzatore sociale, deridendo una categoria, quella dei docenti, che opera con impegno e spirito di abnegazione al servizio dello stato e della società. Il tutto attraverso una campagna mediatica condotta ad hoc, volta a far credere ai cittadini che i problemi della scuola si risolvono con voti in pagella e grembiulini, tacendo invece su quello che è l’unica, vera volontà del governo: fare cassa a discapito della qualità dell'insegnamento offerto agli alunni senza tenere conto delle esigenze delle famiglie.
Infatti…
NON E’ VERO come afferma il ministro che i dipendenti del MIUR siano 1.300.000, ma 1.125.975 (Dati MPI – la scuola in cifre).
NON E’ VERO che il 97% del bilancio del MIUR viene speso in stipendi, ma il dato reale è il 78,8% (dati OCSE – studio Education at a glance), in linea con gli altri paesi. E’ vero invece che il MIUR si limita SOLO a pagare gli stipendi, investendo appena il 2,8% del P.I.L., rispetto al 3,80 % di media dei paesi europei. (dati OCSE – Education at a glance).
NON E’ VERO che la spesa per la scuola è continuamente cresciuta negli ultimi anni, infatti la quota di spesa complessiva è scesa dal 12,6 del '90 al 10,6 del 2005 (dati ISTAT). Ciò è dovuto ai continui tagli operati dai vari governi in questo settore. E ancora: se tra il 1995 e il 2005 gli investimenti nella scuola dei paesi europei sono aumentati del 41%, in Italia l’incremento è rimasto contenuto al 12%. (dati OCSE – education at a glance).
NON E’ VERO che i docenti aumentano mentre gli alunni diminuiscono. Dall'anno scolastico 2001/02 fino all'anno scolastico 2007/08 gli alunni sono costantemente cresciuti mentre i docenti sono calati del 4,5% (dati MPI – la scuola in cifre).
NON E’ VERO che è opportuno che il bambino abbia un solo punto di riferimento nella scuola primaria. Infatti, associazioni pedagogiche di spicco come il SIPED, SIRD, CIRSE, e SIREF sono nettamente contrarie al ritorno di questa figura, connotandola in modo negativo e anacronistico.
NON E’ VERO che i risultati della scuola italiana siano pessimi: gli allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Veneto, Lombardia e Piemonte hanno raggiunto nei test risultati molto vicini a quelli degli allievi della Finlandia, additata dal ministro come esempio per il paese. Inoltre, le famiglie italiane hanno mostrato un gradimento nei confronti della scuola pubblica dell’ 80% (dati OCSE – education at a glance), superiore alla media europea (78%)
NON E’ VERO che i docenti del sud sono meno preparati dei colleghi che operano al nord e necessitano di apposito aggiornamento, poiché nelle strutture scolastiche del nord operano e ottengono brillanti risultati moltissimi docenti provenienti dal sud, il cui “ritardo” è pertanto da individuare in fattori sociali, economici e strutturali che il ministro dovrebbe conoscere e contribuire ad eliminare.
Ecco invece quello che, sulla base delle disposizioni ministeriali e degli effetti della legge 112/08 e dell’approvando DL 137/08, il ministro dovrebbe dire alle famiglie:
1. Molti docenti di ruolo saranno individuati come soprannumerari e saranno pertanto costretti a cambiare sede, il che significa che la continuità didattica non sarà garantita e che i ragazzi potrebbero dover cambiare insegnante anno dopo anno.
2. Le scuole aventi un numero di allievi inferiore a 100, ubicate nei piccoli centri, saranno chiuse, il che comporterà un enorme disagio per gli alunni ( costretti ad intraprendere ben presto una vita da pendolari), per le famiglie e per i Comuni, a carico dei quali verrebbero a gravare le spese per i servizi legati al trasporto degli alunni pendolari.
3. L'orario di insegnamento nella scuola primaria sarà ridotto a 24 ore settimanali, insufficienti a garantire il rispetto dei tempi di apprendimento propri di ciascun alunno.
Non ci saranno più né pluralità dei docenti né compresenze, il che significa che non sussisteranno le condizioni per permettere attività di recupero per alunni con difficoltà di apprendimento, gite d'istruzione, visite guidate e una didattica aperta al territorio.
5. Il tempo pieno non sarà garantito a tutti, perchè solo le scuole del nord sono dotate delle infrastrutture necessarie, il che porterà ad accentuare il divario culturale fra il nord ed il sud del paese, penalizzando fortemente quest'ultimo, dove il tasso di abbandono scolastico risulta essere più alto.
6. Gli unici insegnanti specialisti saranno i docenti di religione, visto che gli insegnanti specialistici di lingua inglese nella scuola primaria saranno riassorbiti su posto comune (articolo 1 comma 128, legge 311/2004) e tutti gli altri saranno obbligati ad abilitarsi all'insegnamento dell'inglese attraverso corsi di 150-200 ore, il che sfacciatamente contraddice quanto sbandierato dallo stesso governo Berlusconi nelle sua precedente legislatura, ovvero l'importanza delle tre "I", tra cui appunto l'insegnamento dell'inglese.
7.A causa dei tagli operati con la legge 112/08, molti alunni non avranno più l’insegnante di sostegno, finora risorsa per la classe intera oltre che strumento formidabile di integrazione sociale e garante del diritto allo studio per gli alunni diversamente abili i quali, in tal modo, verranno ghettizzati, con conseguenze disastrose sul piano sociale e didattico.
8. La riduzione del numero di indirizzi nella scuola secondaria di 2° grado non terrà conto del fatto che gli Istituti professionali sono ben diversi dagli Istituti tecnici, hanno finalità diverse e non sono doppioni. Inoltre, l’ accorpamento delle classi di concorso sarebbe molto deleteria soprattutto per chi insegna materie tecniche e professionalizzanti e per gli allievi che si troveranno insegnanti che dovranno necessariamente ricominciare a studiare per materie che non hanno mai insegnato;
9. La contrazione dell'orario scolastico, così come prevista dal piano programmatico presentato dal ministro, andrà à discapito delle materie tecniche, ossia proprio quelle che formano l'allievo nell'indirizzo prescelto;
10. la riduzione del 30% degli insegnanti di laboratorio impoverirà l’offerta formativa degli istituti professionali, oltre a rendere meno sicure le esercitazioni nei laboratori.
Inoltre il ministro sostiene che parte dei soldi risparmiati servirà a rendere più sicure le scuole, ma anche stavolta si tratta di un'affermazione priva di fondamento visto che l'edilizia scolastica compete ai comuni (legge 11 gennaio 1996, n. 23, articolo 9 comma 1), così come non corrisponde a verità il fatto che i docenti di ruolo vedranno aumentato il loro stipendio: secondo il ministro, infatti, solo i più "meritevoli" e solo a partire dal 2012 saranno premiati con 50 miseri euro a testa: un’elemosina in cambio della richiesta ai docenti di svendere la scuola pubblica !
FORUM PRECARISCUOLA
Lo sciopero generale dell'Unicobas del 3 ottobre
VENERDI' 3 OTTOBRE 2008 SCIOPERO GENERALE SCUOLA
ROMA h. 9.00 - MINISTERO dell’ISTRUZIONE
“LEGGI RAZZIALI” contro i malati:
“TASSA” variabile daI 10 ai 30 euro al giorno ed “ARRESTI DOMICILIARI”
SMANTELLAMENTO della scuola pubblica:
DIFFERENZIAZIONI STIPENDIALI tramite VALUTAZIONI espresse dai dirigenti,
TAGLI all’organico ed ELIMINAZIONE delle RSU di istituto
VENERDI’ 3 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA
Come nelle previsioni la squadra governativa si è messa al lavoro per aprire ulteriormente il “mercato” alla scuola privata (come promesso – con baciamano – il 6 giugno da Berlusconi a Benedetto XVI).
Appena insediato il governo, la neo presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, ha presentato il 12 maggio il disegno di legge “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”. Questo ddl è molto simile a quello esaminato in commissione durante il precedente governo Berlusconi, che venne talmente avversato dai lavoratori e dal nostro sindacato che non se ne fece nulla. L’obbiettivo principale è di rendere il funzionamento della scuola pubblica del tutto simile a quello della scuola privata in modo che “l’utenza”, non vedendo differenze, sia indotta a cambiare direzione.
Le scuole verranno trasformate in fondazioni (proposta già contenuta nel decreto Bersani del 2007): un altro risvolto della privatizzazione sarà quindi la loro consegna ai privati (industriali, cordate di genitori, etc.), i quali entreranno nei consigli d’amministrazione (che sostituiranno gli attuali consigli d’istituto) e, versando un obolo, diverranno i veri padroni della scuola. Il ddl prevede inoltre all’art.11 il passaggio completo alle regioni della gestione delle scuole di ogni ordine e grado, in linea con quanto previsto dalla “devolution” votata nel 2000.
Al capo terzo viene riproposto il decreto sul reclutamento varato dalla Moratti e abolito da Fioroni: concorsi con cadenza triennale banditi dalle scuole stesse (niente più concorsi nazionali e graduatorie).
La carriera dei docenti verrebbe articolata in 5 livelli (“inserimento formativo, iniziale, ordinario, esperto e vicedirigente”); l’aumento stipendiale sarebbe determinato da selezioni interne operate dal dirigente, e quindi dall’appartenenza al singolo livello.
Per i docenti verrebbe istituito un organismo tecnico e fittizio di rappresentanza con il solo compito di stilare il codice deontologico ed istituire commissioni disciplinari. Sparirebbero le RSU d’istituto, verrebbe istituita una rappresentanza sindacale unitaria regionale per i docenti e l’area contrattuale della docenza (ma sempre interna all’impiegatizio DL.vo 29/93, con il blocco all’inflazione programmata per i rinnovi contrattuali, l’eliminazione del ruolo e degli scatti d’anzianità). Resta escluso da qualsiasi rappresentanza sindacale il personale ATA! Onde foraggiare i vari carrozzoni “formativi”, alle associazioni professionali verrebbero affidate funzioni oggi peculiari dei sindacati. Verrebbero eliminate le norme contenute nel T.U. del 1994 e quelle relative alla contrattazione sui luoghi di lavoro previsti dal D.lgs 165/01, con molto più potere economico e disciplinare ai dirigenti. Questi diverrebbero effettivamente “datori di lavoro”, presiederebbero la commissione che abilita e poi assume il docente, con tutte le degenerazioni clientelari del caso.
La ministra Gelmini ha atteso la fine delle lezioni per uscire allo scoperto con un grande programma di tagli. A decorrere dall’anno scolastico 2009/2010, ed entro tre anni, saranno cancellati 70.000 cattedre e 40.000 ruoli ATA. Un taglio che va ad aggiungersi a quello realizzato dal governo Prodi nelle finanziarie precedenti (47.000 posti in meno, comprese le riduzioni già attuate per il prossimo anno scolastico). Con queste misure si produrranno risparmi di spesa per 7,832 miliardi di euro. Solo il 30% di questi risparmi, sarà utilizzato a fini contrattuali per presunte “iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola” (quelle stabilite dal ddl Aprea!).
In percentuale a cosa equivalgono questi tagli? La riduzione sarà del 10% per i docenti e del 18% per il personale ATA. Una media del 12%.
Come verranno realizzati questi tagli? Tramite regolamenti ministeriali! Verranno modificati orario di lavoro, durata delle lezioni e struttura dei programmi. Si spingerà per tornare al maestro unico alle elementari e per eliminare il tempo prolungato alle medie. Verranno rivisti gli ordinamenti della secondaria, onde ridurre drasticamente materie e ore di insegnamento. Forse si porteranno le ore a 50 minuti con l’obbligo di recupero dei 10 rimanenti. Una vera controriforma della scuola in linea con la legge Moratti. Per fare il tutto, la Gelmini avrà 12 mesi di tempo.
Ovviamente questi tagli penalizzano le nuove assunzioni. Anche per il rinnovo contrattuale(biennio economico 2008-9) il responso è negativo, visto che persino Prodi per l’anno in corso non ha stanziato un euro. Se ne riparlerà nel 2010. La finanziaria prevede inoltre l’innalzamento drastico di un punto percentuale, dall’anno scolastico 2009/2010, del rapporto docente-alunni, con conseguente “ingrossamento” e diminuzione delle classi. Non male per un paese che in Europa è agli ultimi posti: 69% di diplomati tra i giovani contro il 73% della Germania, il 77% della Gran Bretagna, l’80% della Francia, l’81% del Belgio e della Grecia, l’84% dell’Irlanda, l’86% della Finlandia e la metà dei laureati della media UE.
Per realizzare questi tagli la finanziaria assegna alla Gelmini un forte potere sanzionatorio nei confronti dei dirigenti ministeriali e scolastici “non collaborativi”: l’’arti. 70 prevede per loro la riduzione dello stipendio, il cambio di sede e addirittura il licenziamento.
Poi c’è Brunetta, che non ha certo perso tempo. Dietro i sermoni antifannullone si nasconde un progetto devastante: la fine della Pubblica Amministrazione e la sua sostituzione con soggetti di natura privatistica. Sorta di “centri commerciali” dove i servizi verranno venduti ai cittadini-clienti. Questo perfettamente in linea con l’aberrante logica neoliberista della privatizzare totale.
Per ottenere il risultato Brunetta deve mettere alle corde i lavoratori ed i sindacati che li rappresentano, ecco quindi che la contrattazione si riduce a consultazione delle confederazioni sindacali (non dei sindacati di settore), dopodiché il ministro decide per via legislativa dandosi deleghe per emanare decreti successivi. Brunetta ha raccolto il tutto in un disegno di legge (“delega al governo per ottimizzare la produttività del lavoro pubblico”) di cui pubblichiamo alcuni stralci estremamente significativi:
Art. 3 (Valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche): “f) prevedere l’obbligo, per le pubbliche amministrazioni statali, di individuare le unità di personale le cui prestazioni risultano di utilità minima o nulla per l’amministrazione stessa a causa di grave e colpevole inefficienza o incompetenza professionale, nonché l’obbligo di collocamento a disposizione e riassegnazione del suddetto personale anche ad altra pubblica amministrazione entro il medesimo ambito territoriale, con mantenimento della sola parte fìssa della retribuzione ed esclusione delle indennità a qualunque titolo corrisposte e con risoluzione del rapporto in caso di rifiuto; richiamare Cassa Integrazione per pubblico impiego e prevedere il divieto di opzione nel caso di trasferimento del personale...”
Art.6 (Contrattazione collettiva e integrativa e funzionalità delle amministrazioni): “prevedere la piena autonomia e responsabilità del datore di lavoro pubblico nella gestione delle risorse umane attraverso la competenza esclusiva in materia di valutazione del personale, progressione economica, riconoscimento della produttività e mobilità; inserzione automatiche delle clausole in caso di nullità delle disposizioni contrattuali per violazione di legge e dei limiti fissati dalla contrattazione collettiva nazionale”.
Brunetta ha iniziato con l’esclusione dei lavoratori pubblici dai benefici fiscali sugli straordinari, riservati ai soli lavoratori privati ed ha proseguito con l’Art. 71 del DL 112 del 25 giugno 2008 e la Circolare n. 7 del 17 luglio 2008 che attuano una vera e propria discriminazione inasprendo le norme sulle assenze per malattia solo per i pubblici dipendenti:
Nei primi dieci giorni di assenza per malattia è corrisposto solo il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità e di qualsiasi altro trattamento accessorio. Si calcola, quindi, che un dipendente che si ammali per 10 giorni possa rimetterci dai 15 ai 30 euro al giorno. Un vero e proprio ticket/salasso sulla salute.
“Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore sono dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.” Recarsi dal medico di famiglia, in farmacia, o andare a fare accertamenti, potrebbe diventare un’impresa! I veri malati verrebbero così penalizzati più di quei fantomatici fannulloni che si vorrebbero perseguire!
Nel ddl viene inoltre prevista la triennalizzazione dei contratti. CGIL, CISL e UIL si sono dette disponibili alla trattativa ed alla caccia al fannullone. Forse non hanno capito che proprio il loro “mercato” verrebbe così notevolmente ridimensionato. Tremonti riassume il tutto nella finanziaria.
L’impetuosa arroganza con la quale si sono messi al lavoro lascia intendere che hanno sottovalutato la possibile resistenza dei lavoratori.
La Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione contro il maestro unico
Ordine del Giorno della Conferenza dei Presidi sul maestro unico nella scuola primaria
15 settembre 2008
La Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione esprime il più netto dissenso verso la scelta di tornare al docente unico nei primi anni della scuola primaria, e nell’interesse dei bambini, delle famiglie e del futuro del nostro Paese, chiede al Governo di riconsiderare la questione.
In un’economia globale basata sulla conoscenza, lo stato di salute del sistema socio-economico nazionale è legato al tenore delle competenze disciplinari e relazionali acquisiste dalle persone nei percorsi di formazione. Il nostro Paese è di fronte ad una vera e propria sfida dell’istruzione. Per affrontarla con successo occorre assicurare a tutti la padronanza delle conoscenze fondamentali dei saperi linguistici, storici e matematico-scientifici.
Tale padronanza può essere garantita solo da un’alfabetizzazione forte fin dall’inizio della scuola primaria.
La possibilità di realizzare un’alfabetizzazione forte ha come condizione un processo di parziale specializzazione disciplinare dei docenti. Non è pensabile che un singolo insegnante possa avere un’adeguata padronanza di tutti e tre questi ambiti e delle loro forme d’insegnamento.
Occorre un modello combinato di formazione iniziale e in servizio dei docenti che, oltre a garantire la necessaria preparazione pedagogica e didattica, e una cultura di tipo interdisciplinare volta a preservare l’unità del sapere, assicuri l’approfondimento di un ambito disciplinare tra il linguistico, lo storico, e il matematico-scientifico.
Il modulo organizzativo della scuola primaria, sancito dalla legge n.148/1990, prevedendo tre docenti su due classi, ha consentito ai docenti stessi un progressivo approfondimento dell’ambito disciplinare insegnato, ed è stata dunque una misura che è andata nella direzione di un irrobustimento dell’alfabetizzazione di base, oltre a garantire una pluralità di punti di vista preziosa per sviluppare l’intelligenza nella molteplicità delle sue forme.
Gli ottimi risultati ottenuti in questi anni dalla scuola primaria nelle comparazioni internazionali del profitto mostrano che il modulo di tre docenti sta producendo effetti positivi sulle competenze dei nostri bambini.
La direzione tracciata dalla 148/90 appare perciò quella giusta, può essere migliorata dando compiutezza al Corso di Laurea di Scienze della formazione primaria, ma non si può tornare indietro; sarebbe una scelta anacronistica ed infelice.
Un solo maestro può limitare l’esperienza socio-affettiva degli alunni, che risulta invece arricchita dall’attuale pluralità di figure.
Ritornare al maestro unico significherebbe, inoltre, indebolire la preparazione specifica dei docenti sui fondamenti dei diversi saperi, e quindi rendere più fragile ed incerta l’alfabetizzazione dei nostri allievi. Il tenore complessivo delle competenze realizzate dagli alunni nel corso della formazione scolastica verrebbe inevitabilmente a soffrirne. In prospettiva, il capitale intellettuale prodotto dal nostro sistema scolastico tenderebbe a diminuire, e con esso la competitività socio-economica del nostro Paese.
La Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione chiede, perciò, al Governo un serio e accurato ripensamento in merito alla questione della pluralità dei docenti nella scuola primaria. Si dichiara, inoltre, fin da ora disponibile a portare il proprio contributo a qualsiasi progetto di miglioramento della struttura della scuola primaria che muova dalla conferma di tale pluralità e che avvenga attraverso forme diverse dalla decretazione d’urgenza.