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sabato 9 maggio 2009

Soldi? Non ci sono solo per la scuola pubblica! Baciapile in parlamento.

La Camera dei deputati ha approvato 3 mozioni, di maggioranza e opposizioni, perchè quando si tratta di ingraziarsi le gerarchie ecclesiastiche non c'è opposizione che tenga.

La prima mozione (PDL-Lega) chiede al governo di "realizzare interventi volti a facilitare e promuovere le condizioni per l'effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie fra scuole statali e paritarie" e di "recuperare le risorse mancanti affinché la situazione dei finanziamenti alla scuola paritaria per il 2009 ammonti sostanzialmente a quelli assegnati nell'esercizio finanziario 2008".
Traduzione: i tagli fateli al pubblico ma non toccate le scuole cattoliche

La seconda mozione (UDC, ovviamente) impegna il governo "a garantire la certezza dei finanziamenti e dei tempi di erogazione delle risorse per le scuole paritarie e l'equivalenza con le altre istituzioni formative, anche europee" e "ad adottare iniziative per prevedere in tempi rapidi il ripristino integrale delle risorse sottratte alle scuole paritarie dalla manovra economica"
Traduzione: vedi sopra

La terza mozione (IDV, Di Pietro non vuole essere da meno) molto più modestamente stimola il governo "a sostenere lo sviluppo dell'iniziativa privata nel settore formativo".
Traduzione: ancora di più?

naturalmente bocciate 2 mozioni presentate da PD e Radicali che chiedevano di "ripristinare le somme destinate alla scuola pubblica decurtate con la finanziaria" (PD) e di "escludere oneri per lo Stato per finanziare gli istituti privati e di intensificare i controlli sulle scuole non statali che chiedono la parità" (Radicali).
Che dire: una gara a chi è più "baciapile", a perdere è la scuola pubblica e la laicità dello Stato.

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Il nostro blog su Liquida

Ho ricevuto dallo staff di Liquida la seguente mail:


Ciao,

ti disturbo solo pochi istanti per segnalarti - e mi auguro che la cosa ti faccia piacere - che il tuo blog è stato scelto per la qualità dei suoi contenuti dalla nostra Redazione e inserito in Liquida (http://www.liquida.it).

Liquida è il nuovo " portale di informazione user generated " della blogsfera italiana che ha l'ambizione di dare visibilità a tutti i bloggers che producono valore e lo condividono con gli altri.

I lanci dei post del tuo blog saranno quindi presenti sul portale nelle prossime ore e il tuo blog comparirà nella nostra directory di blog italiani (http://directory-blog.liquida.it/).

Abbiamo inoltre realizzato una serie di FAQ per cercare di spiegare al meglio presente e futuro di questo progetto in cui crediamo molto (http://blog.liquida.it/category/liquida-faq/).

Contattarci liberamente per sciogliere eventuali altri dubbi o per darci un tuo preziosissimo feedback (http://www.liquida.it/contattaci.liquida).

Se poi, come speriamo, ti piacerà la nostra iniziativa, allora non ci resta che chiederti un aiuto per far scoprire Liquida a un numero sempre più grande di amici online (http://www.liquida.it/segnala_amico.liquida).

C'è infine una piccola sorpresa: tutti i blog selezionati da Liquida possono fregiarsi di uno dei nostri gadget da inserire sul proprio sito (http://www.liquida.it/strumenti-liquida.liquida)!

Grazie del tuo tempo


Andrea
Resp. Liquida.it
assistenza@liquida.it

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martedì 5 maggio 2009

Nelle scuole parte la protesta "Siamo educatori, non poliziotti"

di CATERINA PASOLINI
ROMA - E una mattina all'improvviso le cattedre diventano barricate in difesa del diritto allo studio. Di tutti, italiani e stranieri, regolari e non. Contro il provvedimento del governo, dopo la protesta dei medici contrari all'obbligo di denuncia dei clandestini e che ieri hanno scritto a Fini perché lo cancelli, si allarga la protesta. Arriva la rivolta dei professori ben decisi a non diventare "presidi spia, perché noi siamo educatori non poliziotti", a caccia di bambini senza documenti regolari.

"Qui non si denuncia, si insegna", ripetono. Non hanno dubbi loro che conoscono la fatica di imparare per chi arriva da lontano, lo spaesamento di chi appare qualche giorno in classe e poi si perde nelle strade della città. Chi non ha genitori accanto che conoscano la lingua e lo aiutino a fare i compiti, chi viene sfruttato, chi ha in classe l'occasione per cambiarsi la vita. "Questo provvedimento, che prevede l'obbligo di denuncia se lo studente non ha il permesso di soggiorno, è inumano, repressivo, foriero di gravi disagi per la convivenza civile. Danneggia il minore, toglie un diritto", sbotta Armando Catalano, che rappresenta più di duemila presidi della Cgil che sul sito wwww. flcgil. it hanno cominciato a raccogliere firme all'insegna di "io educo non denuncio". Perché, ripete, le leggi sanciscono il diritto all'istruzione, stabiliscono che l'unico obbligo dei docenti è sottoporre i ragazzini ad una visita per le malattie infettive. "Mentre così non solo si danneggia il minorenne che non ha colpe, ma tutta la società: non verranno a scuola, non andranno in ospedale. Col rischio di una moltiplicazione dei contagi".

Minorenni puniti anche se incolpevoli, condannati a perdere l'occasione di costruirsi un futuro migliore, "L'istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione, ma a parte questo educando i giovani li si toglie dalla strada, gli si dà una possibilità. Senza contare che gli insegnanti vedono se i bambini sono sfruttati, malmenati", dice Giuseppe Losio preside della scuola media milanese Quintino Di Vona. Lo sa bene Anna Sandi che più di una volta ha scoperto la "doppia vita" di alcuni suoi piccoli alunni alla scuola elementare al Lorenteggio. Dormivano nelle fabbriche dismesse lungo in Naviglio e nei giorni in cui sparivano dalla classe chiedevano l'elemosina alla stazione, lavavano i vetri per strada. "Se questo provvedimento è per proteggerli da chi li sfrutta bene, ma prima voglio leggerlo, e di una cosa sono sicura: io i minori stranieri li accetto, li iscrivo a scuola e non li denuncio solo perché clandestini".

Non vogliono denunciare ma come pubblici ufficiali, se passa il reato di immigrazione clandestina, rischiano di vedersi obbligati a farlo. Altrimenti scatta la denuncia penale. Come per i medici. "È da irresponsabili non cambiare la legge, già ora c'è stato un calo del 15 per cento di immigrati ai pronto soccorso. Qui si scherza col fuoco, con la salute di tutti. Un esempio? Abbiamo 4000 casi di tbc, il 30 % sono immigrati, se clandestini non verranno a curarsi e si espanderà il contagio, con problemi per tutti, italiani compresi", dice Massimo Cozza, segretario medici Cgil pronto a rivolgersi alla Corte costituzionale, a quella europea per tutelare il diritto alla salute.
(da Repubblica.it)

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giovedì 30 aprile 2009

BEATA IGNORANZA

“PERCHE’ UNA BUONA SCUOLA E’ IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI E IL FUTURO DEL PAESE”.
L’ANALISI DI SIMONETTA SALACONE, DIRIGENTE SCOLASTICA DELLA IQBAL MASIH DI ROMA E CANDIDATA ALLE EUROPEE NELLE LISTE DI SINISTRA E LIBERTA', SU COSA ‘NON’ FA UNA SCUOLA BUONA

La forza dimostrata dai coordinamenti genitori-docenti in questi mesi di resistenza e reazione ai provvedimenti dei Ministri Gelmini e Tremonti è derivata dalla consapevolezza di essere nel giusto: chi si occupa di educazione e di istruzione sa di cosa si parla, quando si parla di una buona scuola, ma soprattutto sa di cosa non si parla.
Una buona scuola educa al pensiero critico e alla complessità; non può essere povera di contenuti di mezzi, di risorse. Non può essere affidata a docenti unici, trasmettitori di pensiero unico.
Una buona scuola accoglie tutti, fa emergere le potenzialità e le doti di ciascuno, promuove abilità e aiuta a costruire competenze: non esclude, non seleziona, non divide sulla base di capacità, appartenenze sociali e culturali, provenienze etniche.
In una scuola di qualità si sollecitano la ricerca, la capacità collaborativa, il sapere condiviso; si socializzano le conoscenze e le emozioni; si condividono percorsi e scoperte. Non si apprende da soli o in competizione con i compagni. A scuola si trasmettono le conoscenze di una società, organizzate in apparati disciplinari in continua evoluzione. La buona scuola non si arrocca sul passato, non considera le discipline e i loro contenuti fini a se stessi, non trasmette certezze né verità assolute. In una buona scuola la storia, le conoscenze, la cultura accumulate devono servire ai giovani per capire il presente e per proiettarsi nel futuro, con immaginazione, con curiosità, con atteggiamento critico e senza timori di fronte al nuovo.
Al centro di una buona scuola ci sono i soggetti che apprendono. I bravi docenti non si preoccupano solo di ciò che insegnano, ma di ciò che i loro alunni apprendono: sanno utilizzare la pedagogia dell’ascolto, sono attenti ai bisogni e alle relazioni, sanno costruire percorsi di apprendimento, anche operativo, su misura per tutti, soprattutto per i più fragili.
Una scuola che ascolta ha bisogno di tempo, di adulti competenti, di spazi per il fare intelligente, di investimenti .Non è la scuola a cui Gelmini e Tremonti tagliano tempi, professionalità, risorse.
Una scuola così, quella disegnata dalla nostra Costituzione, è il primo presidio contro esclusioni, xenofobia, individualismo.
Una scuola così educa soggetti che non saranno succubi di poteri autoritari e di media invasivi.
Che sapranno mettersi in gioco sui terreni di nuove forme di solidarietà e di nuove modalità di utilizzo delle risorse della Terra.
Che sapranno ricercare nuove vie di pace, di sviluppo equo, di produzione non dissipatrice delle risorse di tutti.
Il futuro complesso che siamo chiamati a costruire, anche rideclinando i valori e il pensiero “di sinistra” è affidato a questi cittadini che oggi stiamo aiutando a crescere.
Non tutta la scuola, oggi, è consapevole dei propri compiti e capace di farsene carico.
Il mandato che la Repubblica affida alla propria scuola va attualizzato: nuovi cittadini entrano nelle nostre aule, nuovi saperi si affiancano a quelli tradizionali, le tecnologie e i nuovi linguaggi cambiano le modalità di apprendimento e di comunicazione.
Non tutta la società si rende conto del compito cruciale di rinnovamento educativo che la scuola deve affrontare e che non può realizzare senza il supporto, l’incoraggiamento e la collaborazione della società civile.
Mettere al centro la scuola, l’istruzione, l’educazione, la ricerca non può essere solo una bella affermazione di principio, deve essere il cuore dell’impegno politico e del percorso di una nuova sinistra.

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mercoledì 29 aprile 2009

UNA SCUOLA MENO MENO

“MENO RISORSE E MENO QUALITA’ PER LA SCUOLA: GLI ITALIANI DICONO NO”. IL PUNTO DI CHIARA ACCIARINI SULL’ATTACCO DEL GOVERNO BERLUSCONI ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE*

Tra non molto sarà un anno da quando il governo Berlusconi, appena giunto al potere, varò l’operazione a cui forse teneva di più: l’attacco decisivo alla grande nemica, l’istruzione pubblica. Il decreto-legge 112 cercò un quarto della complessiva manovra finanziaria triennale nel bilancio dell’istruzione, a cui sottrasse circa otto miliardi, cancellò l’elevamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, introdotto dal governo Prodi, e preparò il terreno a tutti i nefasti provvedimenti con cui la diligente allieva Gelmini ha messo in atto gli ordini del professor Tremonti.
L’effetto dei provvedimenti si fa sentire pesantemente su tutta la scuola, anche se il peggio per la scuola superiore arriverà con l’anno scolastico 2010-2011. Nelle scuole dell’infanzia e della prima adolescenza si sta già cercando di fare scomparire tutto ciò che ne qualifica l’attività: il modello didattico del tempo pieno, le compresenze, le contitolarità, i rientri pomeridiani e l’elenco potrebbe continuare. Tutto questo avviene in palese contrasto con la volontà delle famiglie italiane, che al momento delle iscrizioni hanno sonoramente bocciato il ritorno al passato, al maestro unico, all’orario di sole 24 ore per la scuola elementare.
Più del 90% delle famiglie ha scelto, infatti, un tempo lungo di scuola e moltissimi genitori hanno presentato moduli di domanda aggiuntivi rispetto a quelli ufficiali proprio per far comprendere la loro preferenza per una scuola di qualità.
Un modo civile e responsabile per chiedere che la scuola italiana sia riformata e non stravolta; che sia messa in grado di garantire i diritti di cittadinanza, le pari opportunità, la giustizia sociale e non si trasformi in una scuola punitiva e povera di risorse.

Chiara Acciarini
insegnante, già sottosegretario alle Politiche per la famiglia

*(dal sito di Sinistra e Libertà)

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mercoledì 25 marzo 2009

la Repubblica: Salteranno 37 mila cattedre, più della metà nel Meridione

di SALVO INTRAVAIA
Dopo un tam tam durato settimane, il ministero dell'Istruzione rende ufficiali i tagli agli organici del personale docente. Ed è il Sud che, soprattutto nella scuola primaria, viene penalizzato due volte: per la mancanza di servizi e per i posti che perde. Il tutto a prescindere dal calo degli alunni, che pure c'è.

Ma andiamo con ordine. Più di metà degli oltre 37 mila posti che svaniranno dal prossimo settembre verranno tagliati nelle regioni meridionali. Il dato diventa imbarazzante nella scuola elementare, dove due cattedre su tre salteranno proprio al Sud. Da mesi i sindacati parlavano di accanimento verso la scuola nel Sud.

Il taglio all'organico nella scuola primaria, che incide per quasi un terzo del taglio complessivo, colpirà soprattutto il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene risparmiato. A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono una specie di miraggio. Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il 36 per cento. Stornare dai tagli le classi a tempo normale sarebbe equivalso a penalizzare le regioni del Sud. Ed è proprio quello che è avvenuto.

I numeri, del resto, dicono tutto. Su 9.967 cattedre di scuola primaria che salteranno 6.141 (pari al 62 per cento) si perderanno nelle otto regioni meridionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L'effetto si attenua se si considera il taglio complessivo (su scuola primaria, media e superiore): su 36.854 cattedre tagliate 20.311 salteranno al Sud. Un effetto che la Flc Cgil considera "disastroso".

Il taglio più consistente si abbatterà sulla scuola secondaria di primo grado (l'ex scuola media) che, soprattutto per effetto del calo delle ore di lezione, vedrà svanire di botto 15.541 cattedre: una su dieci. Saranno i docenti di Italiano e Tecnologia i più tartassati. Segue la scuola secondaria di secondo grado che, attraverso la formazione di classi più affollate, perderà 11.346 cattedre.

E per comprendere che, riguardo alla primaria, il calo della popolazione scolastica non c'entra nulla basta citare un paio di numeri. Secondo le previsioni di viale Trastevere sul cosiddetto organico di diritto, il prossimo anno le regioni meridionali perderanno 6.718 alunni (pari allo 0,66 per cento) e i posti tagliati saranno quasi altrettanti. In sostanza, le regioni del Sud perderanno un posto per ogni alunno in meno. Complessivamente, la regione che dovrà subire il taglio maggiore sarà la Campania: 5.628 cattedre in meno. La Lombardia, che per numero di alunni supera tutte le altre regioni, perderà poco meno di 4.000 cattedre (3.998 in tutto).

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giovedì 19 marzo 2009

De Andrè commenta le parole di Brunetta sull'Onda.

Spesso sentendo le canzoni del grande Fabrizio mi viene da pensare se fosse ancora vivo, oltre a regalarci canzoni di immensa bellezza, cosa direbbe, come commenterebbe lui, spirito libero, anarchico e dissacratore, gli avvenimenti della vita politica e culturale dell'Italietta odierna?
Lo stesso pensiero mi ha sfiorato quando ho letto le dichiarazioni di Brunetta sugli studenti dell'Onda, ho pensato alle sue canzoni sul maggio francese...Poi mi è venuto in mente un verso di una sua canzone:"Un Giudice"
diceva così:
"....la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore troppo,
troppo vicino al buco del culo."

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venerdì 27 febbraio 2009

Lettera aperta al Presidente Napolitano.

Pubblichiamo la lettera al Presidente del Forum dei Precari.

Gentile Presidente Napolitano
Con vero piacere abbiamo accolto ieri le sue tardive parole, circa i tagli indiscriminati che vengono effettuati per l'Università e la ricerca.

Il piacere maggiore consiste nel fatto che già più volte ci eravamo appellati a Lei, nel nostro immaginario, figura massimamente rappresentativa dell'idea di Stato. Lo Stato Italiano, fino ad oggi liberale e altamente democratico, che a nostro parere aveva in Lei un ottimo rappresentante: una persona morigerata, ma non ignava, che finora aveva sempre combattuto per i valori sani e per la giustizia.

Non le nascondiamo la delusione provata quando ha deciso di non accogliere l'invito di buona parte degli operatori e degli utenti della scuola a non sottoscrivere gli intenti disfattisti dell'attuale governo; abbiamo pensato che lo Stato si fosse prostrato acriticamente agli interessi particolari. Poi la sua dichiarata vicinanza a chi, come noi, sta perdendo il lavoro, esposta nel discorso di capodanno che, lo confessiamo, avevamo percepito come una posizione di circostanza.

La nostra impressione era che a nessuno nei fatti interessasse nulla dei precari della scuola, usati per anni (a volte anche 20/30), illusi e poi gettati perchè vecchi, inutili, ignoranti, fannulloni, e come se non bastasse spesso "meridionali" e di sinistra. In pratica una parte d'Italia (si parla di 150000 persone), da dimenticare, abbattere, ignorare, far finta che non è mai esistita.

A distanza di pochi mesi la sua posizione sul caso Eluana e ancora di più le sue ultime affermazioni ci hanno aperto uno spiraglio di speranza: lo Stato c'è, è vigile e cosciente. Non siamo soli, non siamo in balia di una non opposizione martoriata dai suoi problemi interni, non siamo in balia di un governo impegnato - ma solo a parole - a SALVARE l'Italia e a superare la CRISI FINANZIARIA, ma che si è completamente scordato degli italiani, dei loro problemi e dei loro portafogli. Che a dispetto delle politiche mondiali, soprattutto anticrisi, taglia sul lavoro, taglia sulla scuola, che in pratica ci toglie il futuro.

Grazie ancora Presidente, perchè le sue parole sono stato un unguento sulle ferite inferte alla nostra speranza dai "tagli indiscriminati", come lei li ha giustamente definiti. Un solo appunto, Presidente, non lasci che le sue parole siano solo un monito già debitamente schivato dalla tempestiva replica del Ministro Gelmini, cerchi di fare tutto ciò che è in suo potere per ribellarsi al futuro di miseria che incombe sugli italiani già economicamente più deboli. Con particolare riferimento al Sud Italia, che nessuno come lei sa essere sempre il fanalino di coda nell'interesse del Governo.

Ma soprattutto si ricordi che i precari della scuola non sono figli di un Dio minore e che l'istruzione va salvata TUTTA, dagli asili all'università, perchè noi siamo la speranza, perchè noi siamo il futuro. Certi di un suo interessamento le porgiamo le nostre cordialità!

FORUM PRECARISCUOLA ( http://precariscuola.135.it )

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la Tecnica della scuola: Precari, si fa dura: anche gli annuali penalizzati

(estratto di un articolo pubblicato su La Tecnica della Scuola)

Riflettori sempre più puntati sui precari della scuola: a pochi giorni dalla riapertura delle graduatorie ad esaurimento, si acuiscono le polemiche sul destino di decine di migliaia di docenti e Ata destinati a rimanere fuori dal “giro” delle supplenze annuali. Il Miur ha infatti confermato in toto l’intenzione di portare avanti i tagli previsti in Finanziaria: decisione che solo nel 2009 annullerà più di 41.000 cattedre ed circa 15.000.
Il futuro, del resto, si fa complicato anche per gli oltre 140.000 aspiranti a supplenze per l’intero anno scolastico (in pratica un docente italiano ogni sei). Tutto nasce dal disegno di legge 207 approvato a fine anno con il quale, all’art. 36, sono state di fatto prorogate al 31 agosto 2009 le procedure per le eventuali immissioni in ruolo (sembra circa 20.000, Ata compresi). Uno slittamento conseguente alla partenza ritardata di tutta la macchina degli organici, derivante in primis dalla proroga delle iscrizioni a fine febbraio.

Ci rimetteranno così i precari, ad iniziare da quelli che puntano alle nomine annuali. Nomine che da alcuni anni vengono gestite, almeno nei principali centri, dalle scuole Polo. Risultato: molti supplenti, anche quelli da nominare su posti vacanti, rischieranno fortemente di arrivare in classe ad anno scolastico iniziato. Ben oltre, quindi, la programmazione annuale attuata da Collegi dei docenti, dai Consigli di classe e Dipartimenti entro la prima decade di settembre. Arriveranno, in pratica, a giochi fatti: peccato che molti di loro, soprattutto in realtà scolastiche periferiche e poco appetibili, ricoprano ormai stabilmente incarichi centrali nell’ambito dei progetti funzionali al Pof, dei corsi di recupero e anche delle funzioni strumentali.

Il 24 febbraio a questione è stata sollevata alla Camera dall’on. Tonino Russo (Pd), ma l’ordine del giorno che la conteneva, il n. 57, è stato bocciato. Il messaggio del Governo è chiaro: la norma, almeno per il 2009, non si tocca. “Ora però qualcuno dovrà rispondere alle famiglie, quando troveranno le classi senza insegnanti o forse, ormai, anche la scuola è considerata un parcheggio – commenta amaramente Marcello Pacifico, leader dell’Anief -. Il Parlamento poteva correggere gli intenti del Governo ma ha bocciato l’OdG n. 57, ora tocca al Ministro spiegare cosa intende fare per garantire il corretto avvio dell’anno scolastico. Dopo tanti anni la scuola precipita in un buco nero e gli Usp piombano nel caos”. Il sospetto, sempre per il Presidente Anief, è che allo Stato in fondo faccia comodo rimandare di un mese le nomine annuale: “il vero obiettivo – dice – è di risparmiare 140.000 stipendi per un mese per un totale di 300 milioni di euro”.

Intanto anche sul fronte della riapertura delle graduatorie giungono indiscrezioni poco rassicuranti per i docenti non di ruolo desiderosi di spostarsi per assicurarsi il lavoro: per chi cambia provincia si va infatti verso la conferma, malgrado il Tar del Lazio si sia espresso diversamente, del dirottamento in coda. In compenso però sembra anche che i sindacati abbiano ottenuto la possibilità di far inserire coloro che cambiano provincia anche in più di una località (si parla di tre opzioni massime).
Una possibilità che potrebbe peraltro costare “cara” a chi entrerà in ruolo lontano da casa: nel DdL Brunetta appena approvato al Senato si prevede infatti l'obbligo per i neoimmessi in ruolo di permanenza per ben cinque anni nella sede di prima nomina. Per i precari della scuola, è il caso di dire, si fa sempre più dura.

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la Repubblica: Scuola povera, l'Istat conferma "Italia cenerentola d'Europa"

(la Repubblica del 25 feb)
di SALVO INTRAVAIA

Italia agli ultimi posti in Europa per spesa relativa all'Istruzione. Il dato è stato pubblicato due giorni fa dell'Istat nell'annuale resoconto sulle "Spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche italiane per funzione". Solo in Germania e Grecia la spesa per l'istruzione è percentualmente più bassa rispetto all'Italia, tutti gli altri paesi dell'Ue a 15 stati spendono di più. Il dato è del 2007 e non tiene conto della manovra del governo Berlusconi che taglia impietosamente su scuola e università. Ma è sufficiente a spiegare che dal 2000 ad oggi la spesa per la scuola pubblica è in calo.

E in Europa? Le cose vanno diversamente. I 15 paesi dell'Ue dirottano sull'Istruzione in media il 10,5 per cento della spesa complessiva: una cifra di gran lunga più vicina a quella sostenuta per Sanità (13,3) e per Servizi generali (14,9). E questi dati, per l'Italia, sembrano destinati a peggiorare. La manovra finanziaria dell'esecutivo taglierà nel prossimo triennio quasi 8 miliardi alla scuola (quasi tutti sul personale) e oltre uno e mezzo sull'università.

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Il Manifesto: Addio graduatorie, docenti scelti dalle fondazioni private

In arrivo il ddl Gelmini su reclutamento e formazione.
(Dal Manifesto del 24 scorso)
di Giacomo Russo Spena

Graduatorie messe in soffitta, così come i concorsi pubblici e la Ssis. Il ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini sta sferrando, con un ddl sul regolamento per la formazione e il reclutamento dei docenti, il colpo finale al sistema formativo: la logica aziendalistica dell'equilibrio di mercato tra domanda e offerta degli insegnanti deve sostituire, secondo lei, il vecchio modello. Per porre fine al precariato e snellire la burocrazia.

Il disegno di legge, ora sotto l'osservazione del Cun (Consiglio universitario nazionale), è ancora una bozza ma già si intravedono le linee guida caratterizzanti. Chiusa per sempre la Ssis (il prossimo 30 aprile usciranno quelli dell'ultimo ciclo, i quali andranno a rinvigorire il già ricco numero di precari) per diventare docenti si dovrà seguire un articolato percorso, differenziato in tre corsi, a seconda dell'insegnamento.

Le possibili scelte sono tre: scuola d'infanzia e primaria, quella secondaria di primo e secondo grado e, infine, per le discipline artistiche musicali e coreutiche della scuola secondaria. Se per accedere alla Ssis era indispensabile una laurea tradizionale (5 anni), adesso è sufficiente quella triennale di primo livello con questi nuovi corsi, sostitutivi della specialistica, che sono a numero programmato con prova di accesso svolta contestualmente a livello nazionale. E si concludono con esame finale abilitante. Ma la vera novità è rappresentata dal tirocinio, di durata di un anno, differenziato relativamente al grado scolastico di riferimento.

«Sembra che il governo continui a smantellare l'istruzione pubblica», dichiara Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil che comunque prima di dare giudizi definitivi sul nuovo ddl aspetta di vedere la proposta finale: «In questa fase transitoria meglio esser cauti». Di certo, il nuovo provvedimento di Gelmini continua con la privatizzazione del sistema scolastico. Con la scomparsa delle graduatorie gli aspiranti docenti, finiti i corsi biennali e superato l'esame di abilitazione, si iscriveranno in un registro regionale in cui le fondazioni private "attingeranno" per completare il personale dell'istituto. Quindi non sarà più lo Stato a garantire la chiamata, ma saranno le nuove scuole-azienda (con tanto di consigli d'amministrazione) a scegliere il candidato da assumere. In questo modo si privilegiano i meritevoli, spiega Gelmini. Ma quali? Forse coloro che concordano, come previsto nel ddl Aprea, il 30% del proprio programma scolastico direttamente col ministero dell'Istruzione.
Intanto i precari della scuola aumentano. L'anno prossimo ci saranno 56mila unità in meno: 15 mila dipendenti Ata e 41mila insegnanti. Unico vantaggio per i neo-docenti è dato dal fenomeno dei pensionamenti. Al momento già 30mila. Professori e maestri che scappano dagli istituti, preoccupati dai tagli di Gelmini e dallo spauracchio venga elevata (come chiesto dal ministro Brunetta) l'età pensionabile delle donne.

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martedì 17 febbraio 2009

ItaliaOggi: Ecatombe di posti nel Mezzogiorno Pagheranno pure i docenti di ruolo

di Antimo Di Geronimo

È un'ecatombe senza precedenti quella che sta per abbattersi sugli organici della scuola statale. Il prossimo anno scolastico inizierà, infatti, con 42.100 cattedre in meno. Per l'anno successivo è previsto un altro sacrificio di 25.600 posti di insegnamento e, infine, un ulteriore salasso di 19.700 cattedre sarà effettuato per il 2011. In tutto: un taglio di 87.400 cattedre. A farne le spese saranno soprattutto i precari. Specialmente al Sud, dove peraltro rischiano il posto anche i docenti di ruolo, sui quali pende l'incognita della dichiarazione di esubero e della successiva messa in disponibilità per 24 mesi, con tanto di licenziamento allo scadere del periodo.

La situazione è talmente drammatica dall'avere spinto il ministero dell'istruzione, alle prese in questi giorni con il decreto sugli organici per il prossimo anno (in attuazione della manovra estiva), a considerare la possibilità di consentire ai precari di inserirsi nelle graduatorie di più province contemporaneamente. L'ipotesi allo studio prevede, infatti, la permanenza nella graduatoria a esaurimento di attuale collocazione e la possibilità di chiedere l'inserimento in altre 2 o addirittura 3 province. Nelle nuove province, però, l'inserimento avverrebbe in coda. La situazione, oltre che drammatica è anche paradossale. A fronte di una carenza cronica di cattedre al Sud, che vede assottigliarsi sempre di più il numero delle cattedre e il numero degli alunni, al Nord, invece, per trovare i supplenti non di rado le scuole devono ricorrere alle messe a disposizione.

In sostanza, dunque, le scuole del Nord, per assumere i docenti, dopo avere scorso senza esito le graduatorie di istituto, assumono i supplenti interpellando i precari che si rendono disponibili con delle semplici dichiarazioni presentate in segreteria. E nella maggior parte dei casi si tratta di docenti inclusi nelle graduatorie del Sud che sono rimasti senza lavoro e che si vedono costretti ad emigrare. Si tenga presente, peraltro, che le retribuzioni che vengono erogate a coloro che accettano le supplenze dai presidi sono ancora più basse di quelle dei supplenti che vengono assunti con incarichi conferiti dagli uffici scolastici o dalle scuole polo. Mentre ai primi viene attributi lo stipendio intero, sebbene al minimo contrattuale, ai precari assunti dai presidi viene applicata una decurtazione che corrisponde all'importo dell'ex compenso accessorio. E se si assentano per malattia hanno diritto alla metà della retribuzione solo per un mese. Dopo di che, nulla. Tra l'altro sulla questione della mancata attribuzione degli scatti di anzianità ai precari c'è anche una sentenza della Corte di giustizia europea che dovrebbe essere applicata anche in Italia. Ma finora non è successo nulla (si veda ItaliaOggi del 6 novembre 2007). Insomma, assumere precari fa risparmiare alle casse dello stato un bel po' di soldi. L'amministrazione però sarebbe intenzionata a chiedere l'autorizzazione ad immettere in ruolo almeno 20mila precari: 15mila docenti e 5mila Ata. Insomma una boccata di ossigeno che riaccende la speranza per i 130mila precari che lavorano attualmente nelle scuole di tutto il paese con contratti a termine. Le immissioni, se ci saranno, verranno concentrate al Nord. Anche perché nel Mezzogiorno a rischiare il posto non ci sono solo i precari, ma anche i docenti di ruolo. Per questi ultimi si fa avanti lo spettro della riconversione coatta oppure della mobilità intercompartimentale. Ipotesi questa che non dispiacererebbe ai più. Ma il problema è che i posti nelle altre amministrazioni sono pochissimi. Anzi sono talmente pochi che l'amministrazione scolastica non è riuscita a ricollocare nemmeno i docenti inidonei, che sono appena 5mila, per i quali è stato costituito un ruolo a esaurimento. E dunque, se non sarà possibile ricollocare i docenti in esubero in altri insegnamenti o altre amministrazioni bisognerà applicare gli articoli 33 e 34 del decreto legislativo 165/2001. Una disciplina che risale al 1993, che fu introdotta dall'allora governo Amato. Ciò vuol dire che gli in collocabili saranno messi nelle liste di disponibilità a stipendio ridotto e poi licenziati.

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venerdì 6 febbraio 2009

...e le scuole italiane cadono a pezzi

Che dire del crollo avvenuto al Matteo Raeli di Noto?

Che siamo stati fortunati perchè la zona interessata non aveva aule con alunni dentro?

Che è assurdo che i nostri figli rischino la vita andando a formarsi come uomini, donne, cittadini?

Che non è servita a niente la tragedia di quel ragazzo piemontese schiacciato dal soffitto della propria scuola?

Che i tagli alla scuola sono una barbarie e un crimine contro il nostro futuro?

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Cari vescovi italiani visto che sulla scuola...

Tratto dal Manifesto del 4 febbraio scorso, l'appello di un insegnante delle primarie.
di Giuseppe Caliceti
Cari vescovi italiani, vi prego: rappresentateci! Oltre a difendere gli interessi della scuola privata cattolica, i lavoratori che vi operano al loro interno, difendete anche gli interessi e i lavoratori della scuola pubblica italiana! Questo è un appello. Lo so, può apparire un po' paradossale che io, come docente della scuola pubblica italiana, mi rivolga proprio a voi. Eppure, se ve lo chiedo c'è più di un motivo.
Primo tra tutti: il modo in cui vi siete posti contro l'annunciato taglio economico che riguardava le vostre scuole e il modo in cui siete riusciti a far cambiare idea in meno di due ore al governo in carica.

Mi rivolgo a voi perché ho già provato, invano, a rivolgermi a altri.
Mi rivolgo a voi perché ho visto che la vostra parola, oggi, in Italia, conta di più da quella di tanti altri, sindacati compresi.
Come si sente un docente della scuola pubblica in queste settimane? Male. Solo. Non rappresentato.
Non solo perché gli effetti disastrosi della Riformaccia Gelmini, con l'arrivo degli applicativi, arriva a compimento impugnando la mannaia di migliaia e migliaia di posti di lavoro.
Ma perché l'opposizione dorme. I sindacati dormono. L'informazione dorme.
L'ottobre dello scorso anno - quando migliaia di genitori e docenti e studenti scioperarono, non minacciarono solo di scioperare - appare lontanissimo.
Per esempio, qualche giorno fa Cisl e Uil hanno firmato un rinnovo contrattuale umiliante per i docenti della scuola pubblica; con la scusa che, in tempi di crisi economica, è meglio accontentarsi di ogni cosa proponga il governo. Anche se poi, magari, organizzano incontri con la base e convegni di studi in cui si dichiarano fortemente preoccupati contro la Riforma Gelmini.
Cgil Scuola non ha firmato, ma è ugualmente spaesata e non sa bene che fare. Invita i Collegi docenti, nel pieno esercizio della loro autonomia, a pronunciarsi attraverso delibere che chiariscano l'inapplicabilità di una circolare che non ha ancora concluso il suo iter procedurale (parere della Conferenza unificata stato-regioni e Consiglio di stato). Insomma, invita a prendere tempo. A perdere tempo. A mettere qualche pallido e timido stuzzicadente nel mastodontico ingranaggio pronto a smaltellare la scuola pubblica messo in piedi dalla Gelmini. Non propone blocchi degli scrutini per paura di non avere la maggioranza dei genitori di alunni e studenti dalla propria.
Altra flebile proposta targata Cgil: forti della loro autonomia, i docenti sono invitati a promuovere incontri preliminari (?) alle iscrizioni con le famiglie dei bambini interessate alle iscrizioni alla scuola primaria per illustrare il Pof (Piani dell'offerta formativa) definito all'inizio di questo anno scolastico con particolare riguardo alle motivazioni pedagogiche che ispirano l'utilizzo della compresenza, la modularità, la didattica laboratoriale.
Nel corso di questi incontri, consiglia sempre Cgil Scuola, i docenti dovrebbero invitare i genitori a sconsigliare i genitori delle classe prime a chiedere espressamente la conferma del Pof in vigore, a scegliere il modello orario più lungo possibile, a specificare che si intende scegliere un modello che garantisce compresenza, moduli, laboratori (cioè?), a esigere che tale richiesta venga registrata e protocollata.
Cari vescovi italiani, vorrei che qualcuno dicesse che il taglio al personale della scuola pubblica previsto nei prossimi tre anni dalla Gelmini è il più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica italiana. Lo so, nessun giornale, o televisione, dice questo: ma è la verità.
Vorrei che aiutaste noi docenti della scuola pubblica a dire alle famiglie italiane che cosa accadrà dal prossimo anno. Bambini e ragazzi saranno i più colpiti da questa crisi economica. Non è giusto.
Non è giusto che su di loro ricadano gli errori degli adulti.
Non è giusto che i primi a pagare siano proprio i più deboli, i più indifesi.
Mi chiedo perché i partiti d'opposizione o anche solo i sindacati, Cgil soprattutto, non facciano una cosa semplicissima: indicare un referendum che chieda ai docenti della scuola italiana se sono pro o contro la Riforma Gelmini. Un referendum per ogni ordine di scuola. Hanno paura forse di perdere? Non perderete, state sicuri.
I docenti italiani apparterranno a diversi sindacati, ma difficilmente ne troverete oggi uno solo, in Italia, che vi dica che con i tagli attuati dalla Gelmini scuola e università miglioreranno. Perché non ce lo chiedete?
Perché ci chiedete se siamo d'accordo di siglare o no un rinnovo contrattuale umiliante, ma non ci chiedete questo? Di che avete paura? Come docenti ci atterremo alle nuove norme e alle nuove indicazioni della Gelmini, essendo dipendenti pubblici. Ma vorremmo almeno avere la possibilità di esprimere il nostro dissenso.
Dateci uno strumento per esprimerlo. Qualsiasi, ma datecelo. Non vogliamo essere complici di quanto sta accadendo. Ci atterremo a ogni disposizione, come dipendenti pubblici. Ma voi, sindacati, che male ci state difendendo, nonostante noi ogni mese vi abbiamo dato per anni parte del nostro stipendio, non toglieteci almeno la dignità: dateci, ripeto, uno strumento per esprimere il nostro dissenso.
Fateci vedere che siete vicino a chi dite di rappresentare. Fate, almeno, ciò che fanno i vescovi italiani.
Provateci, almeno. E se non ci riuscite, se non vi viene una sola idea in testa sul da fare, chiedete aiuto anche voi, come il sottoscritto, ai cari vescovi italiani.
Per il bene non solo dei docenti della scuola pubblica italiana, ma dei loro alunni, dei loro studenti, dei figli e delle figlie di tante famiglie che frequentano la scuola pubblica, vescovi italiani, aiutate i docenti della scuola, aiutate i loro sindacati.

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mercoledì 21 gennaio 2009

Trattamento testi (A075 - A076) addio!

Su segnalazione di una collega pubblico un intervento sulla situazione nelle classi di concorso A075 - A076 da parte di Agostino Del Buono, Presidente della Assodolab.

Cosa faranno i docenti delle classi di concorso A075 e A076 che attualmente insegnano “Trattamento testi e dati” negli Istituti Superiori nella nuova Scuola disegnata e organizzata dalla Gelmini?
Al di là di quanto titolano i giornali, da quelli più blasonati a quelli meno conosciuti in vendita nelle edicole, o di alcuni interventi sporadici “al volo” di qualche Ministro o sottosegretario, quattro sono le possibilità pensabili: - riconversione; - trasferimento dei docenti in soprannumero nei vari Ministeri; - licenziamento; - prepensionamento.
E' importante quindi che il docente di queste classi di concorso, organizzi la propria vita “presente e futura” in funzione alle quattro possibili “offerte” che non tarderanno a venire dall'alto del Ministero dell'Istruzione. Si tratta solo di un rinvio di un anno rispetto al progetto originario della Gelmini, ma non di più. Procediamo con ordine e vediamo insieme di trattare le quattro possibili soluzioni con occhio e con la mente di chi sta “dentro la Scuola” quindi, da veri professionisti, e non da chi sta negli uffici ed esegue gli ordini del loro capo.

1. RICONVERSIONE
Come prima soluzione al problema, possiamo ipotizzare una “riconversione”. Riconversione attraverso una Laurea triennale nelle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione. Si tratta di una adeguata soluzione al problema dei docenti delle due classi di concorso A075 e A076 ma che comunque preoccupano gli insegnanti stessi in quanto le ore nei nuovi Piani di studio degli Istituti Superiori della Gelmini, si riducono drasticamente. Considerato la natura e la validità delle discipline impartite in questi lunghi anni nella Scuola pubblica italiana e, considerato gli argomenti trattati ed approfonditi dai docenti che hanno preso parte ai corsi di formazione e aggiornamento organizzati dell'ASSODOLAB, si ipotizza una “riconversione professionale” dei docenti, anche di natura universitaria, nelle “Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione”.
La nuova disciplina dovrebbe essere inserita però, nel primo biennio degli:
- Istituti tecnici per il settore economico;
- Istituti tecnici per il settore tecnologico;
- Licei Artistici ad indirizzo Arti figurative;
- Licei Artistici ad indirizzo Architettura, design e ambiente;
- Licei Artistici ad indirizzo Audiovisivo, multimedia e scenografia.
La “riconversione dei docenti” per i laboratori degli Istituti tecnici e dei Licei Artistici disegnati dalla Gelmini, è supportata dal fatto che gli insegnanti, in questi anni scolastici hanno padroneggiato le nuove attrezzature Informatiche, della multimedialità e dell'audiovisivo in genere. Gli argomenti trattati nei corsi di formazione e di aggiornamento organizzati dall'Assodolab in questi otto anni di intensa attività formativa, rivolti ai docenti delle classi di concorso A075 e A076 sono stati tantissimi.
2. TRASFERIMENTO DEI DOCENTI IN SOPRANNUMERO NEI VARI MINISTERI.
Una seconda ipotesi è quella di utilizzo dei docenti delle Classi di concorso A075 e A076 nei vari Ministeri. In questo caso, occorre che venga stipulato un accordo scritto tra il Ministero dell'Istruzione e quello degli altri Ministeri per poter transitare, a scelta del docente, dal Ministero dell'Istruzione verso un altro dicastero. E' ovvio che deve essere data l'opportunità di scelta al docente, tenendo presente anche il criterio della facile raggiungibilità dalla propria residenza a quella della nuova sede di lavoro. In questo caso occorre che venga effettuata una apposita “conversione professionale” in vista delle nuove mansioni da svolgere.
3. LICENZIAMENTO
Parlare di “licenziamento” è una cosa atipica per un docente, specialmente se ha stipulato un contratto di lavoro a “tempo indeterminato” con il Ministero dell'Istruzione. A quanto sembra, però, considerato la relazione tecnico-finanziaria di accompagnamento al Piano programmatico, tutto ciò è possibile. Infatti, l'articolo 64 del Decreto Legge del 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133, prevede, a partire dall'anno scolastico 2009/10, alcuni drastici interventi e misure per portare a compimento del Piano.
A partire da questo anno, nell'arco del triennio successivo, si procederà al “taglio” dei docenti quantificati dal Ministero dell'Istruzione in 42.105 per l'anno 2009/10, in 25.560 per l'anno scolastico 2010/11 e 19.676 nell'anno scolastico 2011/12. Questi docenti che dovrebbero essere “licenziati” o in qualche modo “impiegati in modo diverso”, ammontano complessivamente a ben 87.341.
Quali sono le classi di concorso da eliminare? Quali sono le classi di concorso da riconvertire? Quali sono i docenti da “licenziare”? Una cosa è certa. Nell'ambito di ogni Scuola, di ogni ordine e grado, si respira un clima non degno di chi ha formato oltre 4.000 studenti in questi 26 anni di insegnamento. Il clima non è più sereno, tranquillo, pacato, disteso, ma è un clima distaccato, con un indice di indifferenza che è balzato ai vertici delle classifiche delle “Borse” internazionali, un clima dove l'insicurezza per il domani è predominante su tutte le attività scolastiche e parascolastiche. Questo è quello che si sta verificando nella Scuola italiana a partire dall'approvazione della relazione tecnico-finanziaria del Ministero dell'Istruzione fino alla visione delle bozze dei “nuovi licei” e dei nuovi “istituti tecnici” sparsi quasi clandestinamente nei meandri di Internet.
4. PREPENSIONAMENTO.
Un ultimo punto è il “prepensionamento”. I parlamentari, i politici del nostro Paese, uniti ai sindacati della Scuola potrebbero rielaborare un piano per quanto riguarda i prepensionamenti e stabilire un'età “equa” in cui al docente soprannumerario, prossimo alla pensione, vengano concessi 10 anni di abbuono.
Ci auguriamo che il Ministro dell'Istruzione, convochi nei prossimi mesi, uno per volta, tutte le Associazioni Professionali dei Docenti – tra cui l'ASSODOLAB – per discutere serenamente dei problemi che investono i docenti e la Scuola pubblica italiana con questi e altri Decreti Legge che verranno emanati. In fondo, il nostro indirizzo è a disposizione di tutti.

Agostino Del Buono Presidente Nazionale Assodolab agostino.delbuono@assodolab.it

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