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sabato 26 settembre 2009

La morte della scuola pubblica: Funerale a Venezia.

Venezia, corteo in abito nero con bara e finto sacerdote. L'iniziativa contro la riforma del ministro Gelmini

Un funerale in piena regola con corteo in abito nero, bara con croce bianca e finto sacerdote: è la protesta inscenata stasera a Venezia dai precari della scuola, lungo la trafficata Lista di Spagna. Una iniziativa indetta contro la riforma della scuola firmata dal ministro Gelmini. A sfilare sono state una settantina di persone portando crisantemi e fermandosi ogni tanto per leggere brani di celebri autori che magnificavano il valore e l’importanza pedagogico- formativa della scuola. Poi sono stati letti stralci della riforma mentre con delle forbici venivano tagliati a pezzi i testi dei «maestri». Poi sono partiti gli slogan come «taglia..taglia...e la società deraglia» e i versi, stilati per l’occasione, che recitavano «scuola italiana ferita a morte dai gelminiani tagli a terra cadde esangue e al suolo giacque».
(corrieredelveneto.corriere.it)



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Per chi ancora mettesse in dubbio la "serietà" di chi ci governa: Dal dl infrazioni Ue saltano indennità, supplenze

Dal decreto legge sulle infrazioni Ue è saltata la norma cosiddetta "salva precari" della scuola e che conteneva l'introduzione di una corsia preferenziale nelle supplenze per i docenti senza cattedra e una ulteriore indennità, oltre alla cassa integrazione, da calcolarsi sulla base delle supplenze effettuate.

Il decreto è stato esaminato dal consiglio dei ministri nelle sedute del 9 e del 18 settembre ed è da ieri alla firma del capo dello Stato e dovrebbe andare in Gazzetta ufficiale domani.

Il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini aveva annunciato l'introduzione della norma nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il consiglio dei ministri del 9 settembre scorso.

Da allora però il testo ha avuto numerose traversie e revisioni: è tornato al consiglio dei ministri del 18 settembre, benché il comunicato di Chigi del 9 parlasse di "esame completato", ed ha avuto in seguito ulteriori aggiustamenti fino a che le norme sulla scuola, contenute nell'articolo 17, sono state espunte prima di sottoporre il testo alla firma di Giorgio Napolitano.
(notizia Reuters)

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giovedì 24 settembre 2009

Scuola. A Palermo i precari occupano l'ufficio scolastico provinciale: scacciati dalla Polizia!

"Respingiamo l'elemosina offerta dal governo, e accettata dai sindacati confederali, dei contratti di disponibilità"
Decine di precari della scuola (docenti, collaboratori scolastici, assistenti tecnici e assistenti amministrativi) hanno occupato il piano terra dell'ufficio scolastico provinciale di Palermo, riprendendo la lotta contro i tagli previsti dalla riforma della pubblica istruzione.

"Nonostante gli appuntamenti concessi dalle istituzioni - dice in una nota il coordinamento dei Cobas - non si sono ottenute risposte soddisfacenti alle nostre istanze. Respingiamo l'elemosina offerta dal governo, e accettata dai sindacati confederali, dei contratti di disponibilità che prevede l'indennità di disoccupazione al 60% dello stipendio. La Regione può sbloccare i fondi Fas o i fondi non utilizzati per i termovalorizzatori e trovare una soluzione".
(palermo.repubblica.it)

Un aggiornamento da parte di un lettore di palermo.repubblica.it :

I Precari cacciati dalla Polizia
inviato da surfingthewind

Un aggiornamento per chi legge questo articolo.
La Polizia in ASSETTO ANTISOMMOSSA ha evacuato con la forza i precari che occuopavano il Provveditorato e minacciato le denuncie. Erano più i poliziotti intervenuti che i precari occupanti. Ancora una volta si usa la forza per sopraffare i diritti dei lavoratori sotto il silenzio più assoluto di media e delle istituzioni.

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Precari Scuola: la Regione Campania stanzia venti milioni di Euro

“Il Consiglio regionale della Campania approva un Ordine del Giorno che permetterà di tamponare i guasti causati dalla riforma Gelmini”. Lo ha annunciato Nicola Caputo vice capogruppo Pd in Consiglio Regionale.

“La Regione Campania mette in campo tutte le sue energie – spiega Caputo - per garantire una fascia più ampia di precari, personale docente e non docente della scuola che rischia di rimanere escluso dal mondo del lavoro”

“Il tempestivo intervento dell’ente regionale – continua il Consigliere Regionale - ha permesso attraverso un accordo firmato con il Ministero dell’Istruzione, di stanziare venti milioni di euro per arricchire l’offerta formativa e integrare il reddito del personale docente e non docente che altrimenti rimarrebbe fuori dalla scuola”

“Il provvedimento del ministro Gelmini di fatto, attua tagli indiscriminati e ingiustificati, mascherandoli con una riforma che non esiste. Senza l’intervento della Regione, – dichiara ancora Caputo - avremmo permesso il licenziamento di migliaia di lavoratori. Non possiamo consentire che in un momento di forte crisi economica, si riduca un servizio pubblico essenziale come l’istruzione, a danno di tutte le famiglie”.

“La scuola non ha bisogno di tagli e ridimensionamenti – conclude il vice capogruppo Pd -ma di più risorse per incrementare l’offerta formativa e utilizzare al meglio il patrimonio culturale e sociale che è anche il personale precario della scuola”.

G. D'Angelo
(ecodicaserta.it)

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17 cattedre di sostegno assegnate alla nostra provincia?

Riporto una notizia pubblicata ieri sul portale della Snals siracusana.

PRECARIATO: LA SEGRETERIA REGIONALE SNALS CI COMUNICA CHE LA NOSTRA PROVINCIA HA AVUTO ASSEGNATI N° 17 (DICIASSETTE) POSTI DI SOSTEGNO

Bisogna vigilare sulla loro suddivisione nei vari ordini di scuola.

(Quest'ultima, testuale, nota è da condividere in toto!)

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mercoledì 23 settembre 2009

Scuola: ancora irrisolti i principali nodi che bloccano il sistema

L’anno scolastico è iniziato. C’è chi l’ha definito annus horribilis, chi l’anno del ritorno al rigore e alla qualità. Questione di punti di vista su un argomento che ormai vede l’Italia divisa in due fra gelminiani e anti-gelminiani. Lei, Mariastella Gelmini, il ministro della discordia, darà oggi alle 14,30 ai senatori della commissione Istruzione la sua versione sui tanti fronti aperti: dai precari al tempo pieno fino all’integrazione degli immigrati nelle classi.

La sua versione, perché la Gelmini ha anche un’altra fama, quella di avere la marcia indietro facile, di lasciarsi andare ad annunci che poi vengono ritrattati, e di citare cifre del tutto diverse dalla realtà. E’ l’unico ministro, infatti, ad aver avuto l’onore di un sito tutto suo, battezzato «Gelminometer», creato alcuni mesi fa per avere un archivio delle sue promesse non mantenute e dei cambiamenti d’opinione.

Nel frattempo le statistiche sono spietate. L’ultima pubblicata in ordine di tempo è una rilevazione Eurostat che pone l’Italia al 18mo posto nelle spese per istruzione. Una situazione che può soltanto peggiorare con i tagli in arrivo.

Ieri un ragazzo dell’istituto alberghiero di Benevento si è sentito male. La mamma è andata a prenderlo. Entrando in aula si è trovata davanti a una scena che non si aspettava: i ragazzi erano in 39, costretti a dividersi in 3 un banco. Quello di Benevento non è un caso isolato: le classi con più di trenta alunni sono in tante scuole d’Italia visto che la Gelmini quest’anno ha aumentato ancora il limite massimo portandolo anche a 30 studenti nelle scuole superiori.

Il problema è che cifre simili sono illegali dal punto di vista delle norme antincendio che prevedono massimo 25 alunni e di quelle igienico-sanitarie che stabiliscono una quadratura di 1,96 metri quadri a studente. Della questione si occuperanno i tribunali: il Codacons ha denunciato il ministro dell'Istruzione e i direttori degli uffici scolastici regionali a 104 procure per «interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza»

Lo chiamano «il mistero dell'insegnante scomparso». A dieci giorni dall’inizio dell’anno scolastico le associazioni di genitori di alunni disabili hanno perso le speranze di veder apparire gli insegnanti di sostegno che fino allo scorso anno si occupavano dei loro figli. I tagli hanno colpito anche loro, e così capita di tutto. Sette ragazzi con disabilità si sono trovati concentrati in una classe sola, seguiti da tre insegnanti di sostegno all’Istituto Professionale Francis Lombardi di Vercelli. Eppure i dati dicono che è stato rispettato il rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due studenti, come vuole la legge, ma è aumentato il numero di alunni nelle classi e poi esistono delle differenze tra Regione e Regione: il Lazio, ad esempio, ha il peggior rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni disabili (uno ogni 2,4).

Cinquantamila bambini in più resteranno nelle classi anche di pomeriggio, ha annunciato, trionfante, il ministro quattro giorni prima dell’inizio della scuola. Le classi a tempo pieno passano da 34.317 a 36.508, con un aumento dell'8 per cento. I genitori, però, sono andati a scuola con i loro figli e da un po’ di giorni raccontano una realtà molto diversa. A Bologna il tempo pieno si fa, è vero, ma lo pagano i genitori, dai 150 ai 300 euro l’anno. Sempre a Bologna, all’istituto Albertazzi, per garantire le lezioni fino al pomeriggio gli alunni hanno sei insegnanti diversi nell’arco della giornata. A Vado Ligure, nell’Istituto Comrpensivo, invece, hanno preferito far proprio finta di nulla: i genitori hanno presentato le richieste in segreteria ma di tempo pieno non c’è traccia.

Le versioni sono diverse. Anche sulle cifre non c’è accordo. Il ministro Gelmini sostiene che i tagli ai docenti previsti in Finanziaria sono 43mila, in 30 mila sono andati in pensione e quindi alla fine a rimanere senza lavoro quest’anno sono 12-13 mila prof. I sindacati dicono che a rimanere fuori saranno almeno 18 mila, e che comunque si tratta del «più grande licenziamento di massa avvenuto in Italia». Alcuni di loro potranno usufruire della norma salva-precari decisa dal ministro Gelmini. Il ministero sta preparando la versione finale del provvedimento finora solo annunciato e si sa che ne saranno esclusi quelli che hanno lavorato nel 2008/09 solo con supplenze brevi, anche chi ha sostituito un docente in maternità o un collega malato.

Dal prossimo anno le superiori non avranno più né sperimentali né discipline un po’ strane: la Gelmini ha cancellato centinaia di indirizzi e ricompattato il tutto in sei licei e 11 istituti tecnici. Dovrebbe andare in vigore dal prossimo anno ma ancora se ne sa molto poco perché i regolamenti sono ancora lontani dall’essere stati approvati. Si attende il via libera della Conferenza Stato-Regioni che però ha deciso di non riunirsi in segno di protesta contro le norme-salva precari. E, quindi, tutti i genitori italiani che hanno un figlio in terza media e vorrebbero partecipare ai colloqui di orientamento per le iscrizioni non sanno che pesci pigliare. Il ministero , in modo informale, ha già fatto sapere che la scadenza per le iscrizioni slitterà almeno di un mese.

Le proiezioni della Caritas dicono che quest’anno nelle scuole italiane ci saranno 700 mila alunni stranieri, il ritmo di aumento negli ultimi anni si aggira intorno al 20-25%. Il problema esiste, insomma, soprattutto di fronte alle protesta della Lega, e quindi il ministero dell'Istruzione sta studiando gli aspetti tecnici per introdurre un limite del 30% di presenza di alunni stranieri in classe, ha confermato il ministro Gelmini. Nel frattempo si creano scuole per soli stranieri come la elementare Pisacane, nel quartiere multietnico di Tor Pignattara di Roma. Quest’anno sarà frequentata quasi esclusivamente da alunni stranieri, circa il 97% degli iscritti: su 180 bambini solo 6 sono italiani. Lo stesso a Milano dove alla scuola elementare Radice su 96 alunni 93 sono immigrati.
di Flavia Amabile
(Lastampa.it)

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La Tragedia del Precariato: LAUREATO PERDE POSTO DA MURATORE E SI UCCIDE

(Notizia AGI)

Laureato in matematica e fisica ma da anni precario e con un'occupazione da muratore, si e' tolto la vita perche' la ditta edile nella quale lavorava si e' vista costretta a ridurre il personale. Si e' sparato un colpo al petto un quarantanovenne residente a Sora. A trovare l'uomo, questa mattina, e' stata la moglie insospettita dal mancato rientro del marito a casa e dal fatto che dal balcone vedeva la sua auto parcheggiata in cortile, un'abitazione di Via Facchini.

La donna e' scesa ed ha notato il corpo dell'uomo sul sedile. In un primo momento ha creduto stesse male e poi quando si e' resa conto della tragedia ha immediatamente dato l'allarme. Inutile ogni soccorso. L'uomo, che fino al 2000 ha lavorato come vigilantes in un istituto di sicurezza, da otto anni si arrangiava con lavori saltuari, contratti a tempo determinato presso il Comune e presso alcune ditte in attesa della chiamata per l'insegnamento.

Ieri l'epilogo di una situazione economico-finanziaria e psicologica ormai devastante: la ditta, dove era impiegato come muratore da un paio d'anni, ha comunicato al quanrantanovenne che da lunedi' non avrebbe piu' lavorato. Sull'episodio indagano gli agenti del Commissariato di Sora. La Procura della Repubblica di Cassino ha disposto il sequestro della salma che quasi certamente verra' sottoposta ad esame autptico. L'uomo ha lasciato due bambini di sei e tre anni.

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domenica 20 settembre 2009

Precari scuola: rischiamo l'oscuramento mediatico!

Le proteste anti-tagli e contro le riforme proseguono anche ad anno scolastico iniziato: sit-in e assemblee in diverse città d’Italia. Ma l’impressione è che l’interesse generale verso il destino del personale non di ruolo della scuola stia scemando: tanto che la Fnsi ha spostato la manifestazione per la libertà di informazione nello stesso giorno e luogo già scelto da loro.


Loro sono sempre là: davanti al Miur, agli Uffici scolastici provinciali e regioni, pronti ad organizzare, incontri, convegni e a scendere in piazza. I precari della scuola non mollano di un millimetro le loro richieste, con in testa le “dimissioni immediate del ministro Gelmini e il ritiro dei tagli alla scuola pubblica previsti dalla legge 133 e di tutti i provvedimenti con cui sono stati attuati” (ma la lista è lunga poiché ci sono anche
il ritiro della legge sul maestro unico,
l'immissione in ruolo dei precari su tutti i posti vacanti
,
l'abolizione del tetto massimo di un insegnante ogni due alunni diversamente abili
,
il ritiro del ddl
Aprea, l'attivazione di corsi abilitanti per i docenti in servizio non abilitati
”).
In questi primi giorni di ritorno sui banchi giungono notizie di mobilitazioni, assemblee e di incontri, alla presenza anche delle autorità e dei responsabili dell’Istruzione a livello locale, da diverse parti d’Italia:

a Catania proprio in corrispondenza della riapertura degli istituti si è svolto un dibattito pubblico, presso il liceo scientifico ‘Galileo’, alla presenza del direttore dell’Ufficio scolastico regionale Guido Di Stefano.


A Reggio Calabria il sindaco, Giusepe Scopelliti, ha ricevuto una delegazione di lavoratori del personale scolastico non docente.

A Cagliari (dove prosegue il presidio dei precari davanti all’Ufficio scolastico provinciale) il partito d’azione sardo si trova in disaccordo con la mozione salva-precari avallata dal ministro Gelmini e su cui la Giunta si esprimerà martedì prossimo: sembra che però le possibilità ch vada respinta siano poche perché il Pd avrebbe dato il proprio assenso.


Notizie di presidi e sit-in giungono anche da Benevento, Palermo, Bologna, Milano, Torino e Genova.

A Roma nel pomeriggio del 20 settembre il Coordinamento precari scuola, che ha allestito da due settimane consecutive (notte compresa) una protesta permanente davanti al Miur, composta da alcuni volontari che si alternano sotto dei gazebo e due camper, ha organizzato unatavola rotonda dal titolo "la scuola che vogliamo".


Malgrado però il grande attivismo, con il passare dei giorni, delle settimane, con l’anno scolastico praticamente cominciato ovunque, manca solo l’Abruzzo che per le conseguenze del sisma riprenderà comunque a partire dal 21 settembre, il timore di precari è che l’attenzione nei loro confronti si riduca. Per poi annullarsi del tutto quando, entro breve, verranno definitivamente approvati in Parlamento e pubblicati in Gazzetta Ufficiale i contratti di ‘disponibilità’. La conferma della poca considerazione verso le ragioni dei precari della scuola è giunta in settimana quando, a seguito dell’attentato avvenuto a Kabul che è costata la vita a sei militari italiani, la Fnsi ha rinviato al 3 ottobre la manifestazione per la libertà di informazione: “proprio in coincidenza – commenta amaramente il portavoce Cobas Piero Bernocchi - (stesso giorno, stessa ora, stessa città) con l'unica rilevante mobilitazione sociale a carattere nazionale in questo periodo, quella dei precari della scuola che così rischiano l'oscuramento politico e mediatico, è gravissima. Se davvero questi signori avessero a cuore la verità e la libertà di stampa avrebbero dovuto potenziare e non rinviare la manifestazione". In ogni caso "evitando – conclude - di andare in piazza il 3 e scegliendo una data più ravvicinata". In ogni caso, anche se la Federazione della stampa dovesse confermare lo slittamento al 3 ottobre, i precari hanno deciso: la manifestazione si farà.


Difficile però, vista anche la “concorrenza” che abbia un grande seguito. Probabilmente anche per questo motivo, sempre il Coordinamento dei precari ha deciso di scrivere ai responsabili della trasmissione Rai ‘Porta a Porta’. "Chiediamo - si legge nella lettera inviata alla redazione diretta da Bruno Vespa - che uno o più precari, individuati dal Coordinamento precari scuola, siano invitati ad una vostra prossima trasmissione accettando qualsiasi tipo di contradditorio sul tema del precariato scolastico e della qualità della scuola. Certi della vostra indipendenza dalle pressioni politiche (????!!!! n.d.r.), della vostra correttezza (?????!!!!! n.d.r.) della necessità giornalistica di dare voce e visibilità alla parte più debole della società, restiamo in attesa di un vostro invito".

Un segnale evidente che, alla luce degli ultimi eventi, indica il bisogno estremo dei precari di far sentire la loro voce. Di portarla all’interno delle case degli italiani. Il tempo però stringe. Il rischio è che se non vi saranno sviluppi positivi la protesta rischia il destino di tutte quelle svolte negli ultimi decenni ad inizio d’anno scolastico: di essere spazzate via, tranne qualche eccezione, con il sopraggiungere dell’inverno e senza aver prodotto risultati tangibili.

articolo di A. Giuliani per La Tecnica della Scuola

(tecnicadellascuola.it)
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sabato 19 settembre 2009

Sempre più visite sul nostro Blog


Buon successo del nostro blog.
Quasi 3000 visitatori a Settembre, picco giovedì scorso con 899 ospiti.
Ci seguono anche dalla Romania (vedi commento al post di ieri).
Continuiamo con impegno a far sentire la voce dei precari e confidiamo nella collaborazione dei lettori.
Grazie a tutti.

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La rivolta dei genitori per i tagli al sostegno


(da Il Tirreno)
Diminuiti in tutte le scuole gli insegnanti che seguono i bimbi disabili. 
«A rimetterci sono sempre i più deboli» Famiglie decise a costiture un comitato e sono già pronti i ricorsi al Ministero 

LIVORNO. I nodi - nella scuola - vengono al pettine. «E a rimetterci purtroppo sono i più deboli». A neanche una settimana dalla prima campanella genitori (ma anche docenti e dirigenti scolastici) alzano la voce. Perché quando in ballo ci sono i diritti (negati) dei bambini disabili non si può più star zitti. In città in molte scuole mancano i prof di sostegno: l’abolizione delle compresenze voluta dalla Gelmini complica ancor di più il quadro. Sulle scrivanie dell’Ufficio scolastico provinciale fioccano i ricorsi firmati dagli avvocati dei genitori: da lì arriveranno sul tavolo del Ministero.
IL COMITATO. «È l’unico modo per ottenere risultati. Non abbiamo più la garanzia che i nostri bimbi siano seguiti adeguatamente. Che facciamo? Li lasciamo a casa?». Sandra è una mamma in prima linea: il suo bellissimo bimbo, 7 anni, è autistico. Se non cambia qualcosa suo figlio quest’anno dovrà saltare un giorno di scuola la settimana. «Ma il problema riguarda tutti i genitori - avverte - è la qualità di tutta la didattica che viene colpita. Molti genitori non sanno come muoversi: noi proviamo a organizzarci». Lunedì mattina alle 9.30 si sono dati appuntamento al teatro delle scuole Benci: vogliono metter su un comitato. Il 25 settembre poi l’appuntamento è direttamente nell’ufficio del dirigente scolastico provinciale Elisa Nicosia Amato.
“ARRANGIATEVI”. Ogni scuola ha il suo triste bollettino. Al circolo Carducci di Ardenza i bambini disabili sono 13. «Tra questi - spiega la dirigente scolastica Camilla Pasqualini - 3 sono gravi e 3 gravissimi. Questi 6 bambini avrebbero bisogno di un insegnante di sostegno disponibile per l’intero orario (22 ore), gli altri per 12 ore. Facendo tutti i conti avevamo bisogno di 9 insegnanti e mezzo, ma il ministero ce ne ha concessi solo 6 e mezzo». E quindi? Il ritornello è: arrangiatevi. Stessa musica al circolo Benci: a dirlo è la dirigente Gianna Valente. «Noi abbiamo 44 bambini disabili con 20 insegnanti e mezzo. Me ne servirebbero 4 in più, ma spero me ne diano almeno uno per uscire dall’emergenza».
ACROBAZIE. La Gelmini ha abolito le compresenze: così vengono a mancare anche le preziose ore di presenza contemporanea dei docenti in classe. Lo sa bene la maestra Alessandra Cirri delle Corridi, docente di sostegno da 30 anni. «Erano le ore che, assommandosi al sostegno, venivano dedicate soprattutto ai bambini disabili».
FIORONI & GELMINI. Carla Roncaglia, assessore comunale all’istruzione, è preoccupata. «Le regole sono cambiate - spiega - sono stati aumentati i numeri in organico di diritto, ma di fatto poi gli insegnanti a disposizione sul sostegno sono di meno». La palla avvelenata la gettò in campo già Fioroni, la Gelmini ha peggiorato il quadro imponendo un grosso vincolo alle deroghe. Risultato? Più alunni disabili per ogni prof, e quindi meno ore di sostegno. Non solo ora manca anche il paracadute del servizio civile. Chi prestava servizio presso l’istituzione per i servizi alla persona del Comune, spiega l’assessore, spesso veniva infatti utilizzato come prezioso supporto nelle scuole a servizio dei bambini disabili. «Ora non più. C’è di che essere preoccupati».

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venerdì 18 settembre 2009

MariaStella story: biografia di una miracolata.

Tratto da L'Espresso un sunto del reportage sulla nostra (sic!) Ministra dell'Istruzione

di Roberto Di Caro e Denise Pardo
Un curriculum scolastico anonimo. Una laurea in legge senza lode. Una trasferta a Reggio Calabria per il praticantato legale. Poi la folgorante carriera politica. La vita da mediocre della ministra che voleva fare la ballerina e che ora infiamma la scuola.

Finora le fabbriche sono state silenziose. Perfino i magistrati sono spaccati. Lei, Mariastella Gelmini, ha portato in piazza tutti: professori, genitori, precari, studenti. La sua riforma è la vera sconfitta del terzo governo Berlusconi.


Tremonti vuole tagli a scuola e università e il via alla privatizzazione strisciante: lei esegue, e lancia l'idea di trasformare istituti e atenei in Fondazioni in concorrenza fra loro. Il Vaticano vuole l'ora di religione cattolica come materia piena di insegnamento: per lei è subito una "posizione condivisibile". La tattica è elementare, se vuoi far carriera, non ti puoi fare troppi nemici.

Gelmini, ovvero la temibile leggerezza dello stare nel mezzo (secondo le anime buone) o della mediocrità (secondo quelle malvage). Non male per una che ogni due per tre sillaba, enuncia, predica la meritocrazia. Tattica o carattere?

Che poi qualche comprensione per la voglia di molti studenti a fine corso di chiudere i conti con la scuola e passare ad altro la dovrebbe avere, Mariastella Gelmini. Perché capitò anche a lei. Non alla maturità, ma nella tesi di laurea, Università di Brescia, facoltà di Giurisprudenza, appello del 12 luglio 1999. "Era venuta da me spiegandomi che, fuori corso di tre anni, voleva concludere in fretta gli studi, accennando di sfuggita a qualche suo impegno politico a Desenzano", racconta Antonio D'Andrea, ordinario di Diritto costituzionale: che dell'impacciatissima laureanda fu relatore. "Concordammo dunque una tesi non impegnativa: sull'iniziativa referendaria delle Regioni, tema allora d'attualità perché alcune amministrazioni di centrodestra, Lombardia in testa, si apprestavano a usare tale strumento per contrastare il governo Prodi". Si incontrano cinque o sei volte, l'ultima lui le chiede di rafforzare un po' l'apparato teorico e di completare il compitino almeno con un piccolo apparato di note e una bibliografia accettabile: ma capisce subito "che non è il caso di insistere. Certo non ci si innamora di uno studente come lei, media, diligente, non particolarmente motivata; ma in fondo il suo lavoro era passabile, c'era il minimo indispensabile. Il punto di caduta, inaspettato, fu la discussione della tesi". D'Andrea le rivoge una domanda di ordine generale: lei "rimane sconcertata, imbarazzata, è in difficoltà, mostra di non avere padronanza dell'argomento. In situazioni del genere non si infierisce: le chiedo qualcosa sull'argomento della tesi e in meno di dieci minuti, con un po' di disappunto, la licenziamo con 100/110". Significa che, arrivata con un punteggio d'esami di 99,28 pari a una buona media del 27, la tesi le fu valutata meno di un punto sugli 11 possibili. Dei cinque laureati quel giorno con D'Andrea, due con lode, lei fu la più scarsa. Che ha pensato il professore a vederla oggi ministro alfiere del rigore e del merito? "Non ricordo se mi è venuto da sorridere o se ho alzato gli occhi al cielo."

Gelmini voleva fare la ballerina. Le è andata male: è diventata ministro.

Al liceo classico le cose si fanno più complicate. Ne cambia tre: il Manin di Cremona dove frequenta i due anni di ginnasio, poi lo statale Bagatta di Desenzano dove comincia la prima liceo per lasciarlo a dicembre e spostarsi a Brescia, liceo privato diocesano Cesare Arici, lo stesso dove aveva studiato Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI: "Sì, abbiamo fama di severità, ma senza particolari asprezze", racconta Gian Enrico Manzoni, che della liceale Mariastella fu l'insegnante di greco e latino. Quanto al carattere, Manzoni la descrive "riservata, né un'isolata né una leader, nessuna bega con i compagni, non che io ricordi almeno": già allora tendeva ad andare d'accordo con tutti. "Non ero la prima della classe, ma non ho mai avuto problemi", ha sintetizzato quel periodo l'interessata. È vero. In pagella prese 5 in latino scritto al primo quadrimestre, "ma era un'alunna diligente, anche se non mi viene in mente nessun particolare amore per questo o quell'autore, e a fine anno conquistò il 7", ricorda Manzoni. In greco, italiano, matematica oscilla sempre fra il 6 e il 7. Scienze 7, arte e storia 8. Alla maturità, siamo nel luglio 1992, uscì con 50/60.

Nel 2002, passato a Reggio Calabria l'esame di Stato per diventare avvocato c'è un rimpasto in giunta alla Provincia di Brescia: "Gelmini divenne assessore al Territorio", racconta Nicoli Cristiani. Dopo le provinciali del 2004 la Lega esige il Territorio, Gelmini prende l'Agricoltura. Ma ha un feeling più intenso con i cacciatori, che nel bresciano sono una lobby potentissima per tradizione e per business: la voteranno in massa quando, nell'aprile 2005, diventa consigliere regionale, prima eletta di Forza Italia, a Brescia con 17.500 preferenze. Li ricambierà, racconta Nicoli, battendosi in consiglio regionale per l'approvazione della caccia in deroga, cioè perché possano liberamente sparare a peppole, stornelli e fringuelli.

Nell'anno esatto in cui resta consigliere regionale. Berlusconi la vuole subito a Roma, nella segreteria di Palazzo Grazioli. Un mese dopo la nomina coordinatrice regionale di Forza Italia. Nel 2006 è eletta deputato. Poi, domenica 18 novembre 2007, in un'ora e mezzo organizza una folla in piazza San Babila per l'annuncio che Silvio ha deciso di fare, bruciando i tempi: la nascita del Popolo delle libertà. Da quel predellino il capo lancia anche lei, Mariastella, nel firmamento delle star del centrodestra.


Roma le ha cambiato il taglio di capelli, dal parrucchiere delle dive Roberto D'Antonio accanto a Montecitorio, ma non l'approccio circospetto, il talento di evitare rogne. Se Renato Brunetta si tuffa appena intravede una polemica, Gelmini fugge borbottando che "non si fa così"
Non si nega invece, il ministro Gelmini, dove sa che il parterre è tutto per lei.

(l'articolo completo si può leggere qui: 
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-caduta-una-mariastella/2109717&ref=hpsp)


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Catania: niente lezioni per protesta!

(AGI) - Catania, 18 set. - Lezioni rimandate per sciopero dei docenti precari, e studenti che per solidarieta' non sono entrati in classe. L'anno scolastico a Catania e' iniziato cosi'. Gli insegnanti si sono riuniti in assemblea nel liceo scientifico "Galileo", dove polizia e carabinieri hanno schierato un dispositivo di sicurezza. A Catania era giunto stamani il direttore regionale della Pubblica Istruzione, Guido Di Stefano, che invece di presenziare al primo giorno di scuola e' invece intervenire all'assemblea dei precari nell'aula magna dell'istituto, tra gli striscioni e il malcontento dei docenti.
Le rassicurazioni fornite da Di Stefano non hanno soddisfatto i precari che ritengono i contratti di disponibilita' inutili e mortificanti. La protesta non e' conclusa e cointinua con l'occupazione permanente del Csa e assemblee convocate ogni giorno alle 18.
(agi.it)

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mercoledì 16 settembre 2009

Successo della manifestazione di Palermo: quattromila in corteo!

Dalla cronaca di Palermo de La Repubblica
Circa quattromila tra insegnanti, ausiliari e precari della scuola provenienti da tutta la Sicilia si sono riversati nelle vie della città per chiedere la modifica della legge che taglia quest'anno nell'isola oltre 7 mila posti di lavoro. In corteo anche la statua lignea del santo patrono dei precari

Il corteo è partito da piazza Marina a Palermo per raggiungere Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana. Ad aprire la manifestazione le bandiere di Cisl, Uil e Cgil. Dietro, una statua in legno come quella delle processioni. "E' San Precario - affermano - che si scaglia contro i quattro dell'Apocalisse: Gelmini, Tremonti, Brunetta e Berlusconi". La statua è seguita dai precari che non aderiscono ai sindacati "perché non accettiamo - dicono - i contratti di disponibilità". Su altri striscioni c'è scritto "Salviamo la scuola pubblica".

I precari chiedono alla Regione di elaborare "un piano quadriennale per attribuire alla scuola parte dei fondi Fas".

Il coordinamento dei precari ha anche indetto una manifestazione di protesta nazionale per il 3 ottobre a Roma. E il 23 del mese prossimo vi sarà un'altra protesta, sempre nella capitale, indetta dai sindacati.

"Al presidente della regione - dice Giusto Scozzaro, segretario generale della Flc Cgil siciliana - chiediamo di intervenire con decisione sul governo nazionale per la modifica della legge sui tagli, che rischia di portare allo sfascio la scuola pubblica".

"Per il rilancio del sistema pubblico di istruzione - aggiunge - è inoltre necessaria un'azione sinergica di tutti i soggetti coinvolti". I sindacati chiedono "l'istituzione di un tavolo di crisi regionale sulla scuola siciliana  e sollecitano un piano pluriennale di stabilizzazione del personale docente e Ata".

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martedì 15 settembre 2009

Le bugie hanno il naso lungo (o le gambe corte: Gelmini, non andrai lontano!)

Ecco, di seguito, il comunicato stampa del MIUR del 30 marzo 2009
Scuola: confermato il limite di venti alunni nelle classi con disabili
Nessuna classe che accoglie alunni disabili sarà costituita da più di 20 alunni e non sarà diminuito il numero degli insegnanti di sostegno.
Sono prive di qualsiasi fondamento, quindi, le notizie riportate da alcuni organi di stampa secondo cui le scuole avrebbero la possibilità di inserire più di venti alunni nelle classi che ospitano studenti con disabilità.
Il Ministero ha accolto infatti tutte le richieste di abolizione della possibilità di deroga a questo limite che è ribadito dal Regolamento di riorganizzazione della rete scolastica.
http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/300309.shtml
Ed ecco un recente articolo de L'Unità che fotografa la situazione reale: 

Studenti disabili è già emergenza
di Maristella Iervasi
Classi-pollaio alle medie come alle superiori. Il sovraffollamento nelle aule la fa da padrone nella scuola dei tagli della Gelmini. E oggi - primo giorno di lezione per gli studenti d’Italia - l’amara sorpresa delle famiglie con figli che vivono in una condizione di disagio. A Velletri ben cinque alunni con disabilità sono finiti insieme in una classe di trenta adolescenti. A Cagliari, cinque ragazzi svantaggiati siedono negli ultimi banchi “isolati” da oltre venti compagni. A Vercelli sette disabili su 23 alunni. Ma il ministro dell’Istruzione continua a tacere, in barba al progetto stesso di integrazione.

Gli insegnanti di sostengo in tutta Italia sono circa 90mila. Gli alunni con disabilità sono circa 180 mila. Dunque: il sostegno non è stato tagliato ma il numero degli alunni certificati è cresciuto. Ma la ministra unica dell’Istruzione non ha dato le risorse rispetto ai nuovi bisogni. Tutti pensano che a scuola ci sia un insegnante di sostegno ogni due alunni. In realtà, questa è una media non è un dato numerico. Nelle classi i docenti sono stati assegnati fino a tre o quattro casi. Se non di più.

Una questione delicata quella degli alunni con disabilità e il Miur ne era a conoscenza da tempo. L’Unità denunciò lo scenario nel marzo scorso. Il ministero intervenne con una secca nota, liquidando la questione in poche righe: “Scuola, confermato il limite di venti alunni nelle classi con disabili”. Glissando, anche nel comunicato stesso, sui veri contenuti. Il numero richiamato, infatti, era riferito esclusivamente al totale degli alunni della classe e non a quanti alunni disabili potevano essere iscritti in una classe composta da venti alunni.

Nel regolamento sulla riorganizzazione scolastica la Gelmini aveva tralasciato di fissare il tetto massimo degli alunni con disabilità nelle classi. Con grande disperazione dei dirigenti scolastici, lasciati soli a districare l’impietosa questione. Le associazioni che si interessano di integrazione scolastica speravano in una correzione ad hoc nelle linee guida attese per l’autunno. Invece, a sorpresa, il provvedimento è stato emanato in piena estate quando le famiglie e le scuole erano in vacanza. Anche in questo documento la questione è stata omessa, coperta da un velo di silenzio. Per gli studenti con disabilità l’amara constatazione entrando in classe: è come se la Gelmini gli avesse detto «Per voi la scuola finisce qui».

(unita.it)

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lunedì 14 settembre 2009

Gelmini: "Via dalla scuola i prof che fanno politica". I Prof.: "Via la Gelmini dalla scuola!"


Intervista (commentata) della Ministra (sic!) al Corsera. I commenti sono in corsivo (per la Ministra: le scritte con le lettere pendenti come la torre di Pisa).

«Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoran­za, che disattendono l’attuazione del­le riforme»(ma allora c'è ancora speranza per il genere umano!).
In che senso disattendo­no? «Ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente». Alcuni docenti, co­me sa, non condividono la riforma. «Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnan­te vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere (magari nel PDL, se sei carina e disponibile non è difficile!). Quella è la se­de per le sue battaglie, non la catte­dra ». Comincia l’anno scolastico, il mi­nistro della Pubblica istruzione (sic!)Maria­stella Gelmini ha appena fatto gli au­guri («in bocca al lupo») agli 8 milio­ni di studenti che da oggi torneranno in classe (io, fossi in loro, mi gratterei!). Ma, con la protesta dei preca­ri e la manifestazione annunciata dal Pd, questo primo giorno di scuola sembra portare con sé nuove tensio­ni.

Ieri, sul Corriere, Ernesto Galli della Loggia (un altro genio!)ha paragonato il ruolo del ministro dell’Istruzione a San Se­bastiano, bersagliato da ogni parte e destinato quasi sempre a scontenta­re tutti. Lei è su quella poltrona da un anno e mezzo, si trova d’accor­do?
«È vero, è un ruolo complicato ma non mi sento un ministro particolar­mente contestato (no-ooo!). Tempo fa, ricordo, ne parlai con il mio predecessore Lui­gi Berlinguer (un altro genio!)».

Anche lui ebbe qualche guaio.
«Con un certo senso dell’umori­smo mi disse che ero molto fortunata perché il vero inferno l’aveva vissuto lui, criticato anche dalla sua stessa maggioranza (chissà perchè?)».
Lei non ha questo problema ma oggi ci saranno manifestazioni di protesta in tante città.
«Rispetto chi contesta ma sono con­vinta che si tratti di un numero molto limitato di persone».
Limitato?(?????!!!!!!!)
«Limitato rispetto ai tanti genitori e studenti che non si vogliono più ac­contentare di una scuola mediocre (nè di un ministro ancora più mediocre!). E che non vogliono sentir parlare solo di organici e di curriculum ma di scuo­la come luogo di educazione, di un servizio che dovrebbe stare a cuore a tutti (dovrebbe...a tutti!). Come gli ospedali».

Per rimettere ordine nel campo dell’istruzione Galli della Loggia (geni-o!)si augura proprio uno sforzo congiun­to di tutte le forze politiche interes­sate al bene del Paese. Lei ci crede?
«No. Nella mia prima audizione in Parlamento avevo auspicato che tutte le riforme venissero affrontate con uno spirito bipartisan (ma perchè la sua è una riforma?). Dopo un anno, dalla sinistra non ho sentito proposte ma solo invettive contro il governo: se necessario, quindi, andremo avanti da soli. Su questo punto sono delusa dal mio predecessore, Giuseppe Fioro­ni (ancora un genio...ma quanti ce ne sono in Italia?)».
Alcune riforme del ministro Pd, ad esempio sull’istruzione tecnica e sulla formazione, lei però le ha con­fermate.
«Sì, perché sono decisioni che con­divido. Ma credo che ormai Fioroni debba scegliere se fare il responsabile istruzione del Pd, e quindi lavorare per il bene della scuola italiana, oppu­re fare politica punto e basta. Nessuna sorpresa se lui gioca una partita in vi­sta del congresso del suo partito ma non usi la scuola come strumento del­la contesa tra Franceschini e Bersani. La scuola non può essere il luogo del­la protesta della sinistra e della Cgil (ma neanche una vetrina per un'avvocatessa mediocre che straparla di meritocrazia e si abilita a Reggio Calabria)».
Intende dire che la protesta dei precari è strumentalizzata dalla sini­stra?
«La protesta esprime un disagio rea­le che va rispettato. Ma la sinistra pre­ferisce salire sui tetti per esprimere la solidarietà ai professori (che Lei invece licenzia)e cavalcare il disagio sociale senza assumersi re­sponsabilità per il passato».
Sono solo loro le responsabilità? In questi anni ha governato anche il centrodestra.
«Sono responsabilità che vengono da lontano (lontano quanto? tipo Brescia-Reggio Calabria?). Per anni, complici i sinda­cati, si è data la sensazione che ci fos­se spazio per tutti quelli che volevano fare gli insegnanti, per poi lasciarli in graduatoria anni ed anni. Sono state vendute illusioni che si sono trasfor­mate in cocenti disillusioni».
Ma chi aspetta un posto da 20 an­ni ed è ancora precario ha forse tor­to a scendere in piazza e chiedere una cattedra, uno stipendio?
«No, certo. Credo che nei prossimi cinque anni, grazie ai prepensiona­menti(eh eh eh eh!), la gran parte di questi precari verrà assorbita negli organici. Ma è fondamentale impedire che nel frat­tempo si allunghi di nuovo la coda. Per questo abbiamo chiuso le sis, le scuole di specializzazione per l’inse­gnamento, e introdotto il numero pro­grammato ».
È vero che il Quirinale ha espres­so dubbi sull’inserimento della nor­ma salva precari nel decreto Ronchi sulle violazioni comunitarie? Servirà un decreto ad hoc?
«Dal Colle non ci è arrivata nessu­na comunicazione ufficiale (solo un vaffa ufficioso). Se arrive­rà la rispetteremo anche se resto con­vinta della nostra scelta. In ogni caso sarebbe uno slittamento di pochi gior­ni ».
Ministro, gli stranieri sono sem­pre più numerosi nelle nostri classi. In alcuni casi si arriva al 97 per cen­to degli studenti: va bene così?
«No, rischiamo di creare delle clas­si ghetto. Dall’anno prossimo ci sarà un limite del 30 per cento. Volevamo introdurlo già quest’anno ma non c’erano i tempi tecnici per procede­re ».
L’inglese alla scuola media. La possibilità di aggiungere due ore al­le tre già previste si è scontrata con le ordinanze del Tar del Lazio. Ci ri­proverà l’anno prossimo?
«È vero che ci sono delle difficoltà applicative. Ma, compatibilmente con gli organici, è una strada percorribile già quest’anno. È stata chiesta dal 15 per cento delle famiglie».
E per l’università? Quando crede che arriverà in porto la riforma?
«Tra ottobre e novembre partirà l’esame in Parlamento, spero che il prossimo anno sia operativa (sic!)».
Anche quest’anno ci sono stati er­rori nei test d’ingresso. È un model­lo da modificare?
«Per medicina c’era solo un errore sul sito internet, l’abbiamo corretto e il quesito sarà conteggiato. Mentre per architettura stiamo valutando se non tener conto di una domanda che forse non era chiara. In futuro i test non saranno più gestiti dalle singole università ma nazionali, per ogni fa­coltà. Così sarà possibile indirizzare ogni ragazzo verso la facoltà più adat­ta al suo talento ed al suo merito».



Lorenzo Salvia (ed Emanuele Limpido)

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