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venerdì 19 marzo 2010

Resta di stucco: è un Barbatrucco!

Da orizzontescuola.it un breve articolo ci informa di come i cervelloni (sic!) ministeriali stiano studiando il modo per continuare a mettercelo in quel posto (scusate la volgarità).


Sarà inserito nella prossima legge utile e riguarderà il punteggio dei "locali" del Friuli. L'autore sarà il leghista Pittoni, membro della VII commissione e dell'entourage del ministro Gelmini. La riforma del reclutamento regionale è alle porte e vincolata dal voto di fiducia.
L'idea dell'emendamento sarebbe sorta per salvaguardare il posto in graduatoria ai "locali" dopo la palese incostituzionalità dichiarata dai tribunali dell'inserimento in coda di quanti chiedono il trasferimento presso altra provincia.
L'On Pittoni motiva tale scelta, in un articolo apparso sul Messaggero Veneto Ed. Gorizia del 15/03/2010 a pagina 7, anche ponendo un sospetto sui punteggi di coloro che non sono "locali", punteggi che, citiamo dall'articolo, "non sono stati ottenuti nella maggior parte dei casi in maniera cristallina", a differenza, ovviamente, dei docenti Friulani che non ricorrono ad "espedienti". Sulla natura di tali espedienti il consigliere del ministro non si sbilancia.
Non è un segreto che il Leghista Pittoni sia uno dei maggiori sostenitori di un reclutamento regionale, che premi il certificato di residenza, forse considerato come l'unico titolo posseduto senza possibilità di "espedienti". Una riforma che viene data, almeno leggendo l'articolo citato, come per certa e vincolata dal voto di fiducia.


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venerdì 12 marzo 2010

LA PROTESTA DELLE SCUOLE CONTRO I TAGLI DEL GOVERNO

Due settimane di mobilitazioni in tutta Italia a partire da oggi. A organizzare è il coordinamento nazionale dei comitati di genitori. Oggi tutti muniti di carta igienica da inviare al ministero dell’istruzione. Mentre Retescuole avvia una campagna di monitoraggio degli istituti italiani.

La scuola va a rotoli. Più eloquente di così. E per tentare di arrestare questa corsa verso il baratro i genitori di tutta Italia hanno indetto due settimane di mobilitazioni. Non solo manifestazioni ’classiche’. L’invito è a essere creativi. A inventarsi iniziative colorate, chiassose, visibili, artistiche. A partire da oggi, dove moltissimi genitori e bambini saranno in piazza con la Cgil in occasione dello sciopero generale. La cosiddetta riforma Gelmini sta già cominciando a fare le prime vittime. E quindi è bene tenere non solo alta l’attenzione ma anche riprendere la mobilitazione. L’iniziativa è promossa da genitori e scuola, il coordinamento nazionale comitati e genitori della scuola. E parte da una semplice e amara constatazione che tutti i genitori hanno sotto gli occhi ogni giorno quando accompagnano i figli a scuola.

I continui tagli ai fondi delle scuole, cui si assiste impotenti da anni e anni, costringono i genitori a sostenere sempre maggiori costi in cambio di una scuola sempre meno efficiente. Ai ragazzi viene progressivamente sottratto il diritto ad una scuola non solo di qualità, ma persino che garantisca la sicurezza. E l’elenco dei danni provocati dagli ultimi tagli è lunga. Solo per fare qualche esempio. Sempre più spesso si assiste a giornate di lezione perse per mancanza di personale interno a disposizione e per mancanza di fondi per nominare supplenti. Ci sono classi troppo numerose a dispetto della qualità della didattica e in violazione delle norme sulla sicurezza. Si registra la scomparsa delle compresenze con conseguente impossibilità
di gestire recuperi e approfondimenti. Gli insegnanti di sostegno vengono spesso negati. Ci sono molte difficoltà a gestire tempo mensa e gite scolastiche. È ormai costante vedere cancellati i progetti. Per non parlare delle esigenze minime, tipo gessi, libri, carta, detersivi e carta igienica che ormai sono o centellinati o mancanti. E poi l’ultima, le ore di pulizia tagliate.

Per tutto questo emolto altro Genitori e Scuola ha deciso di dare il via alla «campagna nazionale di sensibilizzazione e protesta, civica e apartitica, che coinvolga i genitori in quanto tali, senza vincoli di appartenenza se non quella di essere cittadini italiani», come recita l’appello che si può trovare su www.comitatigenitori.it, insieme ad altre pagine utili. Lanciata l’iniziativa, la richiesta ai coordinamenti, gruppi, comitati e genitori è quella di attivarsi e passare parola. A partire da oggi, dunque, via libera all’immaginazione.

La scuola va a rotoli e quindi non potevano mandare nel logo dell’iniziativa e naturalmente nelle iniziative stesse i rotoli da carta igienica da utilizzare con ironia e fantasia. Per chi abita a Roma e dintorni l’appuntamento è già oggi: approfittando dello sciopero i genitori si troveranno per depositare i rotoli davanti al Miur in viale Trastevere. Tra le attività già messe in moto, la raccolta di rotoli di carta igienica, con annessa raccolta firme. Il pacco di rotoli andrà poi spedito al ministero dell’istruzione. Naturalmente anche chi è da solo può inviare il suo rotolo. L’invito a tutti è di documentare le iniziative con foto e video. I comitati dei genitori hanno aperto una pagina su Facebook nella quale raccogliere tutte le foto e gli altri materiali. A latere di queste iniziative da Retescuole e Comitato di zona 3 di Milano parte una campagna di monitoraggio che si vorrebbe estendere a tutte le scuole italiane.

La riforma Gelmini, scrivono i promotori, viene presentata come «un intervento eccellente, che tagli i costi e introduce la scuola del merito». Vero o falso? La risposta dal libro bianco che si vorrebbe cominciare a compilare da subito. Un mesetto fa il capo della elementare Sant’Ambrogio ha inviato una circolare ai genitori a dir poco singolare, anche se decisamente esemplare dello stato dell’arte. «Abbiamo bisogno - si legge nella circolare - di collaborazione per lavori di segreteria e pulizia, lavori elettrici e idraulici, piccoli facchinaggi,
spostamentomobili, lavori amministrativi, tinteggiatura pareti e pronto interventi». Un genitore ha risposto: «Mi candido a sobbarcarmi l’unico servizio davvero carente, cioè la direzione scolastica».

Del libro bianco c’è assoluto bisogno e per questo si chiede la collaborazione di insegnanti, genitori, personale Ata. L’obiettivo è quello di arrivare almeno a 1000 scuole italiane, per avere dati statistici rilevanti. Quelle che la ministra Gelmini definisce riforme si traducono esclusivamente in tagli pesantissimi senza alcuna logica di cambiamento organizzativo, didattico e di programmi. Nella primaria, dopo avere demolito l’esperienza del modulo innovativo dei tre insegnanti sulle due classi, il prossimo anno ci sarà meno tempo pieno e, soprattutto, l’impossibilità di garantire il modulo delle 30 ore.

Un vero e proprio disastro che determinerà nel prossimo anno 25.600 docenti (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15 mila alunni in più) e15.000 Ata in meno (tagliando nel contempo del 25%
gli appalti esterni la pulizia delle scuole) mentre la ministra intende dare soldi alle scuole private. Inoltre per il prossimo anno sarà eliminato il 40% (circa 4.500) dei posti di lingua inglese nella scuola primaria. Continuerà a calare progressivamente l’offerta di tempo scuola nella primaria (nel 2010 meno ore per le classi prime e seconde). E sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l’altro, una riduzione corposa del tempo scuola. Da settembre 2010 negli istituti tecnici, non solo nelle prime ci sarà una contrazione di orario, ma anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l’orario settimanale da 36 a 32 ore. Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla «valorizzazione del metodo laboratoriale», con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.


Orsola Casagrande - Il Manifesto

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mercoledì 10 marzo 2010

«La scuola va a rotoli» Allo sciopero con la carta igienica

In questi ultimi anni una campagna senza precedenti ha cercato di giustificare i pesanti tagli ai fondi e al personale della scuola pubblica primaria e secondaria raccontando agli italiani che solo diminuendo l’investimento economico si possa migliorare la qualità della scuola. Dopo la vana protesta dell’Onda lo
scorso anno, anche quest’anno, dopo l’ennesimo taglio travestito da riforma della scuola secondaria,
la protesta.

Quello che sta accadendo è ora chiaro a molti più italiani: siamo di fronte allo smantellamento della scuola pubblica. Tanto è vero che c’è chi propone di scioperare con in mano un rotolo di carta igienica: perché la
scuola sta andando decisamente “a rotoli”. Questa è la settimana decisiva. Sciopero a staffetta ogni giorno, che si concluderà il 12 marzo con lo sciopero generale organizzato da associazioni, movimenti, partiti, sindacati, studenti e genitori per chiedere «cambiamenti in extremis alla riforma delle superiori» prima che
questa venga pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Sabato 13 il Coordinamento scuole secondarie di Roma organizzerà un presidio davanti al ministero dell’Istruzione dove i rappresentanti degli istituti superiori distribuiranno volantini anti-riforma.

Domenica 14 ultimo giorno di mobilitazione organizzato dal  Coordinamento precari scuola, che chiede il ritiro di tutti i tagli disposti con la legge 133/2008 e il blocco della riforma della scuola superiore non pubblicata
in Gazzetta ufficiale; la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato; il ripristino del modulo e delle compresenze nella scuola primaria; il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato la legge che limitava il numero dei docenti di sostegno; l’abrogazione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico alle scuole private, come previsto dalla Costituzione; il ritiro dell’art. 31 del dl 1167-B che vanifica l’art.18 dello Statuto dei lavoratori; il ritiro del decreto Brunetta e il mantenimento delle graduatorie ad esaurimento; la possibilità per tutti i docenti precari della scuola di frequentare i corsi di aggiornamento/formazione previsti ad oggi solamente per il personale di ruolo; la possibilità per i docenti
di scuola primaria ed infanzia che abbiano maturato 360 giorni di servizio sul sostegno di conseguirne il titolo con una sessione abilitante riservata; ovvero, a tutti gli abilitati della scuola primaria e dell’infanzia, tramite concorso ordinario, di accedere a un corso di sostegno; l’accesso diretto ai corsi abilitanti per tutti coloro che hanno almeno 360 giorni di insegnamento.

Insomma, di ritirare tutte le sconcezze sulla scuola tirate fuori in questimesi dal governo. Anche l’organo di rappresentanza di docenti e Ata non di ruolo annuncia che «assedierà il ministero dal 12 al 14 marzo». Alla protesta aderisce anche il Pd, che scende in piazza giovedì 11 in una giornata di mobilitazione nazionale
durante la quale verrà chiesto al governo di operare «per una scuola pubblica di qualità». Venerdì 12 sarà invece la volta dei sindacati: in piazza Cgil, Flc-Cgil, Cobas, Unicobas e Anief. I lavoratori Cgil si uniranno ai manifestanti degli altri comparti, i Cobas si incontreranno in piazza della Repubblica a Roma alle 10 e confluiranno verso il ministero dell’Istruzione. L’Unicobas si ritroverà, invece, a partire dalle 10 in largo Chigi. Sempre venerdì 12 torneranno in piazza gli studenti dell’Uds e del Link-Coordinamento universitario,  all’insegna dello slogan «Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli!» Aderiscono inoltre alcune associazioni di genitori: la Rete di resistenza in difesa della scuola pubblica e il Comitatogenitori.it, che hanno chiesto alle famiglie di «non mandare i figli a scuola» e di portare davanti al ministero dell’Istruzione un emblematico simbolo della protesta: «Un rotolo di carta igienica».

Giuseppe Caliceti - Il Manifesto 09.03.2010

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sabato 27 febbraio 2010

Guzzanti-TreMorti.....Esilarante!

http://www.youtube.com/watch?v=eTYNQmC5rgY
esilarante Guzzanti -Tremorti  da guardare!

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La Corte Costituzionale ha ritenuto incostituzionale la norma che metteva limiti al numero degli insegnati di sostegno: a rischio i tagli di Tremonti

(nella foto il ministro-illusionista Giulio TreMorti)

di Salvo Intravaia da repubblica.it
LA CONSULTA rischia di fare saltare i tagli di Tremonti sulla scuola: per gli alunni disabili gravi non si possono mettere limiti al numero di insegnanti di sostegno. E' il parere della Corte costituzionale che considera non in linea con i principi della Carta due commi (il 413 e il 414) dell'articolo 2 della Finanziaria per il 2008. In poche parole, i tagli intervenuti l'anno scorso e due anni fa sull'organico di sostegno sono incostituzionali. Per le associazioni di alunni disabili, in piazza anche tre giorni fa, si tratta di una vittoria.

"La politica condanna i disabili", dicono quelli di Tutti a scuola. Secondo l'associazione che riunisce i genitori di portatori di handicap, la politica condanna i diversamente abili a "non avere insegnanti di sostegno, alla mancanza di continuità didattica, ad avere dirigenti scolastici e insegnanti incompetenti e non aggiornati, alle barriere architettoniche che impediscono di frequentare la scuola, a non avere l'assistenza igienica necessaria, all'assenza di strutture in cui crescere e vivere e ad essere dimenticato". Una denuncia forte che ora può contare dell'importantissima sentenza dello scorso 22 febbraio.

Il pronunciamento, a questo punto, potrebbe riaprire le porte delle aule scolastiche ad un numero considerevole di docenti di sostegno, variabile fra le 10 e le 20 mila unità. Ipotesi che farebbe saltare completamente i conti di Tremonti, deciso a tagliare 87 mila cattedre, e 8 miliardi di euro, in tre anni. La vicenda inizia due anni fa. Il governo Prodi, visto il continuo ricambio di docenti di sostegno per effetto della precarietà degli stessi, decide di stabilizzarne l'organico. Dalle 45 mila, in tre anni, l'organico di diritto salirà a 60 mila unità. Ma, contemporaneamente, stabilisce che gli uffici scolastici regionali non potranno più assegnare posti in deroga ai soggetti gravi: la norma, prevista dalla legge sulla tutela dei disabili, che obbliga ad assegnare un docente di sostegno ad ogni disabile con gravi patologie ma che, non essendo controllabile, fa saltare tutti i conti sul personale. 


Dopo pochi mesi, il governo Prodi cadde e il suo successore, nonostante cominciasse a mostrare i suoi limiti, si guardò bene dal modificare la norma. E quest'anno, a fronte di una aumento di oltre 5 mila alunni disabili, l'organico è calato di oltre 400 posti: passando da 90.882 a 90.469 posti. Risultato: parecchi alunni disabili, anche in grave situazione, hanno visto calare le ore dedicate loro dall'insegnante di sostegno. A sollevare la questione di legittimità costituzionale è stato il, Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, al quale si erano rivolti i genitori di una bambina di scuola materna affetta da "ritardo psicomotorio e crisi convulsive da encefalopatia grave" alla quale le ore di sostegno furono addirittura dimezzate.

Le nove pagine di provvedimento fanno il lungo elenco dei principi costituzionali violati dalla norma, che costringeranno per il prossimo anno la coppia Gelmini-Tremonti a rivedere la circolare sugli organici di prossima emanazione. Sono ben 8 gli articoli  disattesi dalla norma che pone un tetto ai prof di sostegno. Da tali violazioni deriverebbero "l'impossibilità per il disabile grave di conseguire il livello di istruzione obbligatoria prevista, quello superiore e l'avviamento professionale propedeutico per l'inserimento nel mondo del lavoro", sono "in contrasto con i valori di solidarietà collettiva nei confronti dei disabili gravi", ne impediscono "il pieno sviluppo, la loro effettiva partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese" e introducono "un regime discriminatorio illogico e irrazionale che non tiene conto del diverso grado di disabilità di tali persone, incidendo così sul nucleo minimo dei loro diritti".


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martedì 23 febbraio 2010

UNICOBAS : Precari massacrati e presi in giro! 12 Marzo Sciopero Generale della Scuola

I tagli della “Berluscuola”
La manovra legata ai provvedimenti Gelmini produrrà dal 2009/2010 al 2011/2012 la bellezza di 150.000 tagli: 45.000 posti ATA (una percentuale maggiore di quella relativa ai docenti) ed 85.000 cattedre. Già dall’anno scolastico in corso sono state eliminate 43.000 cattedre (delle quali 9.000 della scuola Superiore, nonostante la controriforma vada a regime dal 2010/2011). Sono state costituite cattedre superiori alle 18 ore (persino di 23): così la riduzione di cattedre della Scuola Superiore raggiungerà quota 50.000.
Vengono massacrati i precari, presi in giro da un ridicolo decreto ad hoc che certo non li salva (come invece pretenderebbe il “titolo” col quale è stato accortamente pubblicizzato). Ma anche una parte del personale di ruolo andrà in esubero: il mero blocco del turn-over non basta. A decine di migliaia verranno spediti d’autorità in altri settori del calderone del pubblico impiego. Siamo di fronte alla manovra più pesante nella storia dello stato unitario, ma la cosa viene praticamente ignorata: CISL, UIL, SNALS e Gilda acconsentono, i media tacciono, l’imbonitore nazional-popolare Vespa “doverosamente” ignora e stessa prassi ha adottato anche “Ballarò”. Così il ministro-commercialista può continuare a dare numeri al Lotto e parlare indisturbato di un 8% di tagli, facendosi lo sconto ed addomesticando la matematica, come sempre quando si parla di scuola: una categoria di un milione di persone!

Il minimalismo culturale

Da questo Governo alcuni attendevano una riforma in linea con la tradizione della destra storica. Però almeno il liceo classico di Gentile era una scuola seria, ed i programmi erano dovunque estesi e compiuti. Bene, cosa direbbe oggi Gentile di una “riforma”che marginalizza il latino nel Liceo Scientifico? E della riduzione generalizzata delle ore per materia, che investe ogni ordine e grado di scuola? Prendiamo ad esempio la Primaria: dai tempi della Moratti (ed i suoi “ritocchi” sono rimasti intonsi con Fioroni ed il cosiddetto Centro-Sinistra), in quella che fu la miglior Scuola Elementare del mondo (dati OCSE 1990), il programma di storia della classe quinta non arriva più al giorno d’oggi, bensì alla fine dell’impero romano. In compenso si resta due/tre anni sull’età delle caverne! Vagli poi a parlare della “giornata della memoria” (come doverosamente previsto ancora dalle circolari ministeriali)! Di contro, il governo delle “tre i”, ha quasi eliminato le ore di bilinguismo e di informatica (taglio di educazione tecnica) nella Scuola Media. E che dire della riduzione da 11 a 9 delle ore di lettere?
Non s’è mai vista una “riforma” che non innalzi l’obbligo: l’Italia invece lo abbassa, collocandosi all’ultimo posto in Europa in compagni dall’Irlanda. Negli altri Paesi l’offerta formativa è di 11/12 anni: noi invece torniamo ad 8 anni!


L’Unicobas Scuola lancia un appello a docenti, amministrativi e collaboratori della scuola italiana: non si collabori con il ministro! Non ci si impegni nelle attività facoltative e volontarie: gite, progetti, sostituzione degli assenti. Si rifiuti la pratica vergognosa della divisione delle classi (illegale vulnus al diritto allo studio), invalsa perché hanno saturato le cattedre e non c’è più nessuno a disposizione. Tremonti venga obbligato ad assumere il personale precario.
Apriamo lo stato di agitazione permanente, per arrivare al blocco generale della scuola il 12 Marzo, con manifestazione - h. 10.00, Largo Chigi - sotto il palazzo del governo. Stefano d’Errico (Segretario nazionale)

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sabato 13 febbraio 2010

Un giovane si impicca Aveva perso il lavoro

da Il Manifesto di oggi
Lo hanno trovato ieri mattina alle 8,45 nel magazzino della sua azienda, una piccola cooperativa nella provincia torinese, a Vinovo: Emanuele Vatta aveva 28 anni, si era tolto la vita impiccandosi probabilmente poco tempo prima, forse all’alba. Così hanno interpretato i primi operatori di soccorso intervenuti dopo l’allarme di uno dei soci, che all’apertura ha trovato il corpo del giovane senza vita.

L’essersi tolto la vita all’interno del suo posto di lavoro, può dire molto sulle motivazioni, anche se ovviamente in casi come questi non si possono dare risposte definitive. La cooperativa per cui lavorava Emanuele si chiama Tecnodrink, e si occupa di vendita e assistenza di erogatori e spillatori di birra, acqua, caffè e altre bevande. Il ragazzo ci lavorava da quattro anni ma proprio mercoledì scorso erano partite le procedure di mobilità per tutti i nove dipendenti Tecnodrink: la cooperativa, infatti, aveva perso all’inizio di quest’anno l’unico suo committente, il gruppo danese Carlsberg, che aveva deciso di interrompere il rapporto di lavoro con tutte le piccole ditte che in Italia installano i suoi spillatori, passando a un unico appalto con la multinazionale Coca Cola. Emanuele viveva da solo con suo fratello: il padre era morto di tumore qualche anno fa, la madre era andata a vivere con un nuovo compagno. A sentire i colleghi, pare che il ragazzo avesse in qualche modo trovato una seconda «famiglia» proprio nel suo lavoro, a cui per questo motivo era ancora più attaccato.

Secondo gli amici la sola cosa che lo tormentava ultimamente era il problema del lavoro. Con i
colleghi era solito trovarsi al bar, vicino almagazzino in cui è stato trovato impiccato. Proprio la possibilità che finisse quella vita che faceva da 4 anni, potrebbe aver innescato il processo di depressione che lo ha portato a togliersi la vita. Pochi giorni fa il ragazzo era stato ripreso dai colleghi per essersi ubriacato «per dimenticare», ma nessuno, secondo quanto raccontato ai carabinieri intervenuti sul posto, poteva immaginare un epilogo tanto tragico.

Il sociologo Marco Revelli, profondo conoscitore del mondo del lavoro, e in particolare del torinese, ci dice che questo gesto gliene ricorda uno analogo accaduto circa due anni fa: allora a togliersi la vita, nel comune di Trofarello, era stato un operaio, più anziano rispetto a Emanuele, e con una famiglia a carico. «Qui in questo momento c’è una moria continua di aziende, si stanno perdendo moltissimi posti di lavoro – spiega Revelli – Abbiamo i dati più alti d’Italia». Del difficile momento che attraversano le cooperative, i soci e i dipendenti, parlano i dati della Legacoop. Tecnodrink non era associata a questa centrale, ma i numeri sono pesantissimi in tutto il settore: sono almeno trecento, ad esempio, i lavoratori delle pulizie scolastiche – quasi tutte donne – che in questi mesi perdono il posto, nella sola provincia di Torino, a causa dei tagli imposti dalla circolare Gelmini (-25% per i servizi di pulizia e ausiliari). Tantissimi altri sono in cassa, messi a zero ore, e infine anche licenziati, in tutti gli altri settori.

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Alabama - Docente precaria spara: 3 morti

Non voglio incitare ad "imbracciare il fucile" nè presagire disgrazie lontane dalla nostra cultura, vi chiedo però di riflettere sullo stato di impotenza, frustrazione e disperazione che attanaglia migliaia di persone espulse dal mondo della scuola e quindi da quello del lavoro, alle situazioni economiche di quelle famiglie sulle spalle delle quali si è voluta esercitare la protervia e l'arroganza di un governo che diceva di non voler mettere le mani nelle tasche degli italiani ed è stato di parola: i soldi nelle tasche di migliaia di italiani non arrivano più!
da corriere.it



BIRMINGHAM (ALABAMA) - Una laurea di prestigio ad Harvard, un inizio di carriera brillante come insegnante all’Università di Huntsville, in Alabama. Ma quando ha saputo di non essere stata confermata alla cattedra di biologia, ad Amy Bishop sono saltati i nervi. Ha impugnato un fucile, ha sparato contro i colleghi. È nata così l’ennesima strage in un campus Usa: tre persone sono morte, altre tre sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave. La donna, 40 anni, è stata arrestata e adesso rischia di finire la sua vita su una sedia elettrica.
TEMEVA IL LICENZIAMENTO - Insegnante precaria e ricercatrice, Amy Bishop era molto conosciuta alla facoltà di biologia di Huntsville. Assieme al marito Jim Anderson, nel 2006, aveva perfezionato un incubatore per la coltivazione di cellule staminali, che le aveva fruttato un premio di 25 mila dollari. Secondo alcuni testimoni, la donna avrebbe sparato mentre era in corso un seminario di biologia in uno dei dipartimenti dell’università. A scatenare la furia della docente sarebbe stata la notizia che non avrebbe ottenuto la cattedra per il prossimo anno accademico, rischiando dunque il licenziamento. Il portavoce dell’ateneo, al quale sono iscritti circa 7.500 studenti, ha spiegato che assieme alla donna è stato fermato anche un uomo, come «persona informata dei fatti». Ma nessuna accusa è stata formulata a suo carico, mentre la docente è stata accusata di omicidio. Le vittime erano tutti colleghi di Amy Bishop, come i due feriti più gravi. La sesta persona coinvolta è invece un dipendente dell’università. Nessuno studente è rimasto ferito. La polizia ha isolato il palazzo della strage, avvenuta attorno alle 4 del pomeriggio (le 23 in Italia), e ispezionato le classi del dipartimento di scienze a matematica. Un dottorando, Erin Johnson, racconta di aver sentito spari e urla mentre studiava nella facoltà di biologia. La polizia è intervenuta rapidamente mettendo in sicurezza il dipartimento. Tutti gli studenti sono stati evacuati.
PORTO D'ARMI - Questa sparatoria è l’ultima di una lunga serie nei campus degli Stati Uniti, Paese in cui il dibattito sul porto d’armi continua a dividere la politica e la società civile. La sparatoria più sanguinosa ha avuto luogo in un’università della Virginia, il 16 aprile 2007, quando uno studente ha ucciso 32 persone prima di suicidarsi. (Fonte Agenzia Ap-Apcom)


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venerdì 5 febbraio 2010

Somari per sempre. Il governo dà il via libera alla «riforma» delle scuole superiori voluta dai ministri Gelmini e Tremonti: forti riduzioni degli orari e taglio di 17 mila cattedre, a partire dal prossimo anno. Gli studenti dovranno scegliere il loro futuro a 13 anni. Istituti tecnici declassati a scuole di serie B. L’opposizione e i sindacati: sarà «caos epocale»

Così da ieri la scuola secondaria superiore italiana è stata «riformata ». A scorrere il calendario non accadeva dal 1923, anno della cosiddetta riforma Gentile. E a raggiungere un traguardo così ambizioso è il ministro
dell’Istruzione Maristella Gelmini, che ieri ha incassato dal Consiglio dei ministri l’ok ai regolamenti con cui riorganizza i licei, i tecnici e i professionali. In effetti, però, la cosiddetta «riforma Gelmini» allo stato non è altro che una riorganizzazione delle scuole superiori: si sfoltiscono gli indirizzi e si riaggiustano gli orari (perdipiù tagliando le ore di lezione a scuola) e inoltre si riequilibra il peso di alcune discipline rispetto ad altre.

I detrattori definiscono l’intera operazione un taglio epocale, una misura mirata esclusivamente a risparmiare risorse.Ma dietro c’è molto di più: sulla scorta di una vulgata efficientista il governo ha di fatto separato in due il sistema scolastico. Da una parte ci sono i licei, dall’altra i tecnici e i professionali. Per entrambi sono tempi di magra, ma sono senza dubbio i secondi a farne la spesamaggiore, tant’è che se nei licei la riforma parte solo per i primi anni, nei tecnici e nei professionali sin da subito si andrà a una drastica riduzione dell’orario.

Il ministro, spalleggiata dal presidente del consiglio in persona, invece è su tutti altri toni: «E’ una riforma epocale e senza alcuna impronta ideologica. Certamente non studiata per fare cassa», ha detto. Aldilà degli aggettivi in parte è vero: Gelmini si è limitata a cucire insieme un po’ di cose predisposte dall’allora ministro Letizia Moratti e altre partorite dal ministero guidato da Beppe Fioroni nel governo di centrosinistra.

Scelta che secondo il ministro sarebbe garanzia di equidistanza, e che invece finisce per essere solo un pastrocchio con pochissimi respiro. Tutt’altro, insomma, dallo spessore che vorrebbe attribuire Berlusconi alla «riforma»: «Dal prossimo anno scolastico avremo delle scuole che possono essere comparate a quelle degli altri paesi europei - ha detto - perché, secondo quanto ci dichiarano tutte le imprese e le associazioni, la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro».
Non sono mancate, ovviamente, le battute sulla ministra neo sposa «ha lavorato alla riforma invece di andare in viaggio di nozze». Tra gli aspetti positivi della riforma, per quanto riguarda i licei, ci sono l’istituzione di due nuovi licei (musicale e delle scienze umane), il potenziamento dell’area scientifica e matematica nel liceo classico con l’introduzione della lingua sin dal primo anno e per il linguistico l’introduzione sin dal primo anno l'insegnamento di tre lingue straniere, dal terzo anno una materia sarà impartita in lingua straniera, mentre dal quarto anno le discipline insegnate in lingua straniera diventeranno due.

Per i tecnici e i professionali, invece, buone notizie non sembrano essercene: la vera cifra della riforma è un taglio drastico dell’orario, 32 ore di 60 minuti al posto delle 36 ore di 50minuti attuali per i tecnici e ben 32 ore al posto delle 36 di oggi per i professionali. Con la promessa che si starà meno sui libri e più nei  laboratori. Il tutto condito da promesse di «laboratori» più numerosi (e anche di risorse) e una grandissima flessibilità del curricolo negli ultimi anni che prelude a un prossimo ritorno a una grande varietà di indirizzi.

Il taglio delle cattedre è conseguente: se ne calcolano 17 mila. «Il riordino della scuola superiore del governo non è una riforma, è un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall'Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro paese», il commento del segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ricorda un grosso limite della riforma: la completa assenze di possibilità di «passaggio» tra un sistema e l’altro: «La scelta compiuta a 13 anni diventa nei fatti irreversibile per la  grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica», dice Bersani.Durissima la Cgil, con il segretario della Flc Mimmo Pantaleo: «Ciò che il governo ha approvato non è una riforma ma solo una rigorosa applicazione dei tagli decisi dal Ministro Tremonti.

Il confronto con le organizzazioni sindacali è stato ancora una volta ininfluente rispetto alle scelte finali  nonostante le proposte avanzate nei tavoli tecnici e sistematicamente ignorate».

Il Manifesto 05.02.1010


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Torino PAPALINA: INSEGNANTI DI RELIGIONE FAVORITI DAL COMUNE. 300 insegnanti ed educatori negli asili nido e nelle materne si sono visti scavalcare dai docenti indicati dalla Curia.

C’è chi di anni di lavoro precario ne ha 10, altri ne portano sulle spalle 7 o 5.
Comunque tanti. Insegnanti o educatori negli asili nido e nelle materne del comune di Torino, trecento o forse più, si sono visti scavalcare da chi in graduatoria non aveva fatto nemmeno un giorno. Dagli insegnanti di religione, indicati dalla Curia e stabilizzati
dal Comune con un bando ad hoc.

Proprio nella Torino laica e multiculturale. Assunti con il profilo di istruttore pedagogico,
nello specifico insegnante di attività integrative; una parte delmonte ore dedicata alla
religione, l’altra all’assistenza all’handicap, pur magari non avendone i titoli. «È stata
una corsa contro il tempo, la selezione doveva chiudersi tassativamente entro il 31 dicembre,
perché erano i limiti imposti dalla finanziaria e la richiesta dei 1080 giorni restringeva
i requisiti agli insegnanti di religione che, seppur definiti precari, hanno contratti
annuali che vanno dal 1 settembre al 30 agosto» spiega Rosaria Albergo,membro del Coordinamento
nidi e materne ed educatrice con 6 anni di supplenze. Anche lei «beffata» dal bando.

Quella che raccontiamo non vuole essere una «guerra di religione», come qualcuno ha voluto far credere. «È una questione di laicità delle istituzioni - commenta Monica Cerutti, capogruppo in consiglio comunale di Sinistra e libertà, che in Sala Rossa sull’argomento ha presentato insieme a Maria Teresa Silvestrini del Prc diverse interpellanze – nonché di privilegi di alcuni lavoratori rispetto ad altri. Lo garantisco, non si tratta di accanimento politico. C’è un problema: è stato creato un precedente». Torino è, infatti, il primo comune che ha stabilizzato gli insegnanti di religione all’interno dei propri organici.

Nonostante il Tar del Piemonte, un anno prima, avesse respinto il ricorso proprio contro Palazzo Civico da parte di quattro insegnanti di religione che, nel 2007, si erano viste fuori dall’assunzione a tempo indeterminato per la copertura di 114 posti di istruttore pedagogico.
Il Tribunale aveva motivato la sentenza spiegando che la stabilizzazione doveva essere subordinata a procedure selettive di natura concorsuale o a graduatoria pubblica.

In un anno le cose sono cambiate. E una selezione, tra le polemiche, c’è stata, il 21 dicembre,
con una prova scritta a risposte multiple: 28 assunzioni e tre in attesa di verifica
dell’anzianità accumulata. Già il 20 novembre, il giorno dell’accordo per il bando, il primato
torinese era stato rimarcato dal segretario della Fp-Cisl, Aldo Blandino. Una decisione che ha visto la giunta di Chiamparino non sempre all’unisono. Da una parte l’assessore
al personale, il cattolico Domenico Mangone, favorevole addirittura all’introduzione di uno specifico profilo professionale di insegnante di religione, e dall’altra l’assessore
all’istruzione, il laico Beppe Borgogno, più cauto. Ma, alla fine, hanno firmato entrambi,
insieme a tutti i sindacati. Pure la Cgil, inizialmente critica, che ha motivato con un volantino la sua scelta «il nostro obiettivo è garantire la stabilizzazione di più
precari possibili», garantendo in un altro documento «un concorso a giugno rivolto al
personale precario».Monica Macario ha alle spalle 6 anni di precariato, come Rosaria Albergo,
negli asili nido: «Dopo essere state beffate, tocca ora a noi dettare le condizioni.

Chiediamo un concorso vero, basato sull’esperienza, il servizio, i titoli. Noi abbiamo una laurea in psicologia o pedagogia. E ci domandiamo in che modo Torino possa proporsi come fiore all’occhiello dei servizi educativi per l’infanzia con un convegno nazionale il prossimo marzo e poi assumere in ruoli chiave persone senza esperienza». Così, centinaia di lavoratori sono rimasti in bilico. Ma il concorso a giugno si farà, lo ha confermato l’assessore Borgogno: «Sarà rivolto ad insegnanti di scuola materna e educatori di asili nido, per un numero di posti
ancora da definire, attorno alle 70 unità. Potrà permettere di stabilizzare i precari di lungo
corso, senza disperdere le loro competenze ». Non rinnega i dubbi prima dell’accordo:
«Ero perplesso nell’introdurre un profilo professionale specifico, perché nel caso in cui
un insegnante divorziasse perderebbe l’abilitazione della Curia. Così non è stato. E, comunque,
di fronte a un accordo sindacale unitario non potevo sottrarmi. Anche perché al Comune di Torino abbiamo fatto negli ultimi anni il numero più alto di stabilizzazioni in Italia, 900. È, quindi, in linea con la nostra politica».

Facciamo un passo indietro, alle origini della vicenda. Racconta Rosaria Albergo: «Il 9 marzo del 2009 il consigliere comunale Gavino Olmeo (Pd) presenta una mozione per la stabilizzazioni di figure specifiche, gli insegnanti di religione, di cui, tra l’altro, solo una parte ha i titoli necessari. Noi come Coordinamento protestiamo da subito, perché non è trascurabile la differenza tra insegnare religione e svolgere attività educativa con la fascia 0-3 anni. E, poi, non è possibile tollerare che personale mai inserito in graduatoria, ma selezionato dalla Curia, maturi un servizio considerato equivalente a quello svolto nei nidi». Con l’accordo fra Stato e
Chiesa del 1985 e la legge del 2003, che definisce lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica nelle scuolematerne, l’insegnamento può essere affidato alle maestre in classe, purché riconosciute idonee dall’autorità ecclesiastica oppure affidato a docenti esterni abilitati.

La seconda opzione è stata quella privilegiata dal Comune di Torino negli ultimi anni. In questo modo 31 docenti hanno maturato un’anzianità di oltre 36 mesi che, ai tempi dell’accordo di novembre, «veniva fatta valere dalla Cisl e dalla componente Teodem del Pd come un diritto
all’inserimento in ruolo» avevano denunciato i consiglieri di Rifondazione Maria Teresa
Silvestrini e Luca Cassano e la responsabile scuola del partito Giulia Bertelli. A maggio,
l’assessore all’istruzione Luigi Saragnese (Prc), che si era sempre opposto all’operazione,
perde le deleghe, ritirate dal sindaco Sergio Chiamparino.

Si arriva in fretta all’autunno. Le pressioni politiche si fanno insistenti, qualcuno le legge
come funzionali a possibili accordi con l’Udc, tuttora fuori dalla maggioranza in Sala Rossa. Iniziano, intanto, i presidi del Coordinamento nidi, insieme ai sindacati di base, la consulta torinese per la laicità, l’associazione radicale Aglietta e Coogen (il coordinamento genitori).

«Perde peso – spiega Albergo - l’ipotesi di introdurre un profilo specifico per le insegnanti di religione e si pensa di stabilizzarle come istruttore pedagogico (profilo di insegnante di attività integrative), attraverso un bando che richiedeva il diploma di scuola media superiore e l’abilitazione per la religione. All’assunzione l’orario sarebbe stato diviso in 18 ore di insegnamento di religione e le restanti 12 al sostegno, magari anche l’insegnamento della seconda lingua.

Peccato non avessero mai svolto il lavoro relativo alla figura professionale per cui sarebbero
state assunte. Ma sembrava, per paradosso, non ci fosse nulla di strano. Garantiva l’assessore Mangone “le assumiamo e dopo facciamo un corso di formazione”». Alla firma dell’accordo, l’ex assessore Saragneselo considerò al ribasso, scrisse: «Non per odio contro la religione o per ateismo come vergognosamente comparso nei volantini, ma perché la stragrande maggioranza delle
insegnanti di scuola dell’infanzia di cui si chiedeva la stabilizzazione non possedevano i requisiti previsti dalla legge. Cioè, per insegnante della scuola dell’infanzia il diploma di Scuola magistrale o di istituto magistrale oltre all’abilitazione mediante concorso oppure la laurea in Scienze della formazione primaria. E per il sostegno, stessi requisiti più ulteriore corso di specializzazione».

Il Coogen è stato tra i più critici sulle conseguenze nella qualità educativa, esprimendo
un giudizio negativo perché «è stata introdotta la figura di insegnante per le attività integrative di religione. Ma da quando la religione lo è? Decisione poi sconcertante in
una fase in cui a ogni richiesta di sostenere la qualità dei servizi educativi si risponde
che non vi sono risorse. Con l’accordo si sono attuati la dequalificazione dell’insegnante
di sostegno e un’offesa al rispetto del bambino portatore di handicap». Edoardo Boni, da anni impegnato per i diritti dei disabili (è membro di Informa Handicap), precisa: «Il mio diritto è anche quello di essere, prima che invalido, un uomo che difende i bisogni dei cittadini e dà voce ai diritti di chi viene dimenticato. E cosa può fare un insegnante, pur bravo, ma non competente a trattare la gravità di un bambino autistico?» Il 26 gennaio si è svolta in Commissione l’audizione del Coordinamento Genitori, con qualche novità rassicurante. «Ci è stato
precisato – conclude Monica Cerutti - che i docenti di religione saranno impiegati esclusivamente nell’insegnamento della religione.

Rimangono delle perplessità: qualora questi insegnanti perdessero l’idoneità dalla Curia, verrebbero destinati ad altre funzioni, come il sostegno ai bimbi con handicap, attività
molto delicata. E come verrebbero reintegrati altri insegnanti di religione? Con un nuovo canale preferenziale?». Domande che nuotano nell’aria.

Il Manifesto 02.02.10 - Mauro Ravarino

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lunedì 25 gennaio 2010

Docente precaria lascia la cattedra per i film hard "Mai un contratto che mi desse un po' di serenità"

oggitreviso.it - “Brava Michelle....attenta che adesso potresti diventare ministro! :-)”.
Sulla bacheca Facebook di Michelle Liò (la prosperosissima bionda che vedete in una foto tra le più caste) i complimenti si sprecano. Gli amici di Michelle le fanno i complimenti “per la sua scelta”; qualcuno si sbraga: “Ti stimo!!”, scritto con il doppio punto esclamativo.
Ma perché Michelle Liò (il nome è assolutamente d’arte) riceve tanto sostegno? Perché in questi giorni è arrivata… al giro di boa. Ha preso il toro per le corna, ha dato una sterzata alla sua vita. Insomma: luoghi comuni a parte, ha deciso di cambiare professione. E’ passata dalla cattedra (dove faceva l’insegnante) al set (a luci rosse) dove fa la pornostar. Dopo una vita passata a fare la supplente in scuole pubbliche e in instituti religiosi, Michelle ha detto stop. Stop al precariato, stop a quel posto traballante di docente. S’è spogliata delle incertezze e pure della lingerie e anziché di fronte a una scolaresca s’è messa davanti a un obiettivo. Nuda.
Quarant’anni, una figlia e un marito che le fa da manager, Michelle (alias Principessa Lio) abita a Treviso ma è molto conosciuta anche nei locali di Conegliano e Sacile dove si è esibita anche recentemente in qualche sexy show. Di sé, sulla bacheca facebook, scrive di essere molto amata da giovani e meno giovani e pure dalle donne”. Non è dato sapere se fosse amata anche dagli allievi che, d’ora in poi dovranno fare a meno delle sue lezioni ex cathedra. Tutti gli altri (estimatori del genere) potranno invece vederla in Andy Casanova, il film a luci rosse che Michelle ha girato in un casolare toscano e che uscirà il prossimo 14 febbraio, giorno di San Valentino.

Come commentare? Magari Castelli intendeva questo quando ad Anno Zero rivolgendosi alla nostra collega precaria la esortava "..Lei è ancora giovane e bella..."

Chissà potremmo farci un pensierino...
Canteremmo tutti la famosa canzone di Elio e le storie tese:
"...sì perchè il pene mi dà il pane..."

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venerdì 22 gennaio 2010

Scuola: Nuovi tagli, è rivolta nella scuola "Dovremo portare i gessetti da casa"

Una circolare del Ministero fa scattare la protesta di tutte le organizzazioni spesso divise "Per i presidi un rebus dall'acquisto della carta igienica alla nomina dei supplenti: è desolante"

E il governo decide di non restituire un miliardo alle scuole per spese già effettuate.

(Salvo Intravaia Repubblica.it)

Presidi sull'orlo del collasso. Lo scorso 14 dicembre il ministero dell'Istruzione ha comunicato alle scuole le modalità per compilare il cosiddetto Programma annuale (quello che una volta si chiamava Bilancio) e, dopo due semplici conteggi, dirigenti scolastici e Direttori dei servizi amministrativi (un tempo chiamati segretari) si sono accorti dell'ennesimo taglio alle risorse delle scuole. Nel 2010 diventerà ancora più difficile nominare i supplenti e provvedere alle spese di funzionamento per acquistare carta igienica e detersivi per le pulizie, così come materiale di cancelleria.

Una cosa è certa: l'ulteriore stretta sui già risicati budget scolastici ha ricompattato lo sfilacciato fronte sindacale della scuola. In una lettera inviata al ministero lo scorso 19 gennaio Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti hanno chiesto a Giovanni Biondi, capo dipartimento per la Programmazione di viale Trastevere, e al collega Marco Ugo Filisetti, direttore generale per la Politica finanziaria e pper il Bilancio, "un incontro urgente per discutere sui finanziamenti alle istituzioni scolastiche e sulle problematiche sollevate dalla recente nota ministeriale sul Programma Annuale 2010".

"Le nostre scuole - scrive la Cisl scuola in una nota - sono ancora una volta costrette a fare i conti con una drammatica mancanza di risorse. La nota/circolare inviata dal Miur lo scorso 14 dicembre - continua - ha un unico pregio: quello di restituire, con evidenza quasi fotografica, l'immagine desolante delle difficoltà che ancora una volta segnano la gestione delle istituzioni scolastiche; difficoltà per le quali non è prospettata, né si intravede, alcuna soluzione".

Più netta la posizione della Flc Cgil che parla di scuola "messa a soqquadro da una circolare inapplicabile" che obbliga le scuole "ad agire nell'opacità, senza trasparenza eludendo la veridicità dei dati. Di violare i vincoli giuridici ed etici che debbono contraddistinguere le gestioni pubbliche dello stato". "Le scuole non possono stare al gioco di chi vuole mettere a soqquadro la scuola pubblica obbligando i genitori a finanziarla per intero". Per il 2010, il ministero assegnerà un budget onnicomprensivo, calcolato sulla base di alcuni indici diversi da scuola a scuola: numero degli alunni, numero delle classi e altri parametri.

Ma "una volta detratte dalla dotazione annuale le risorse relative al Fondo d'istituto, la spesa per i
contratti di pulizie (decurtati del 25 per cento) e, per gli istituti d'istruzione secondaria superiore,
l'importo per gli esami a carico delle classi terminali", scrive al ministero Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale presidi, nella disponibilità" degli istituti restano "esigue differenze che dovrebbero coprire le spese per le supplenze brevi e il fabbisogno per il funzionamento".

Ma c'è di più. Il ministero, senza confrontarsi con nessuno, ha deciso di congelare il miliardo di euro di crediti che le scuole italiane vantano nei confronti del ministero per spese spesso già sostenute e di decurtare del 25 per cento i contratti di pulizia nelle scuole a favore delle cooperative esterne Decisione che ha indotto il direttore regionale della regione Piemonte, Francesco de Sanctis, alla clamorosa decisione di prorogare al 28 febbraio il termine ultimo, stabilito dal ministero, per la trasmissione del bilancio. "Si comunica che a seguito delle difficoltà rappresentate da codeste istituzioni scolastiche in relazione all'applicazione della riduzione del 25 per cento delle spese per i contratti di fornitura dei servizi di pulizia, lo scrivente ha avanzato al Miur richiesta di modifica di quanto sopra", stabilendo di fare slittare i termini dal 15 al 28 febbraio.

Ma il ministero fa orecchio da mercante. "Il rischio concreto che si corre - spiegano i dirigenti scolastici aderenti all'Asal (l'Associazione delle scuole autonome del Lazio) - è che le scuole interrompano, più o meno bruscamente, la sostituzione dei docenti assenti con la conseguente lesione del diritto all'istruzione degli alunni, oppure che le scuole continuino a nominare i docenti supplenti" o che, nominandoli ugualmente, si incrementerà il credito nei confronti con l'amministrazione e il contenzioso con i supplenti cui non fosse corrisposta la remunerazione dovuta. Questa seconda ipotesi si è già verifica". E scarseggeranno fogli di carta e toner per le stampanti, così come i detersivi per pulire i locali.

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Obbligo scolastico? In officina

Si dice: «l’istruzione fa la differenza», perché permette di aumentare sia la produttività generale che lo stipendio individuale. Quindi, cosa fa questo governo? Permette di trascorrere l’ultimo anno di istruzione obbligatoria (il secondo anno delle superiori, in un percorso regolare) sotto forma di «contratto d’apprendistato». Gli «accordi di Lisbona», nel 2000.
avevano fissato l’anno appena iniziato come il traguardo da tagliare per una matura «economia della conoscenza ». Ben arrivata, Italia! La Commissione lavoro del Senato, ieri mattina, ha approvato un emendamento – presentato dalla maggioranza – al disegno di legge sul lavoro,
collegato alla Finanziaria. In cui è previsto che l’apprendistato possa valere a tutti gli effetti come assolvimento dell’obbligo dell’istruzione. Avete presente quel che fanno già spontaneamente molti genitori poveri, nei territori più arretrati? Non mandano più i figli a scuola, perché servono le loro braccia per portare a casa qualche euro in più. Si chiama «dispersione scolastica» e viene da decenni combattuta in molte forme.Ora non più.
Diventa legalissima, anzi, equivale «quasi» a un titolo di studio, purché avvenga «solo» tra i 15 e i 16 anni di età.

Un ministro incommentabile come Maurizio Sacconi ci ha tenuto a rilasciare il suo personale giudizio su questa misura: «Non si tratta per nulla di anticipare l'età di lavoro, ma di
consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo. Si tratta in
ogni caso di una possibilità in più e del riconoscimento comunque che il lavoro è parte del processo educativo di una persona». C’è da pensare, dunque, che si possa prima o poi essere
messi al lavoro anche prima dei 15 anni, tanto sempre «educazione» è. Non a caso, il testo risulta in conflitto con almeno due leggi esistenti da molto tempo: l’obbligo scolastico e l’età minima per poter lavorare, entrambe fissate a 16 anni.

Immediate le reazioni politiche e sindacali, con il Pd che tramite Fioroni – exministro dell’istruzione – parla di «inaccettabili salti indietro nella formazione»; l’Idv di «governo ignorante che incita all’ignoranza». La Cgil vi nota «l’abbassamento dei diritti», criticando
la becera «propaganda» sui temi del «lavoro per i i giovani e la lotta al sommerso». Critiche senza appello arrivano anche dalle assai più bendisposte (di solito) Cisl e Uil, che parlano
di «emendamento da ritirare».

Tra l’allarmato e l’ironico, invece, la reazione dei diretti interessati. Mentre la Fgci invita il presidente Napolitano a non controfirmare il testo (che dovrebbe iniziare il percorso in aula
già lunedì prossimo), la Rete degli studenti coglie il nesso tra il testo e i fatti di Rosarno: «e ora tutti a raccogliere le arance!». Complice anche l’altroministro, Brunetta, che nei giorni scorsi aveva straparlato di una «legge per mettere fuori di casa» chi aveva più di 18 anni di età.

Il decreto lavoro, frutto di mediazioni con il Pd, contiene anche un’unica cosa positiva: il ripristino della gratuità per le cause di lavoro (che era stata cancellata proprio per scoraggiare i lavoratori dal far ricorso contro licenziamenti, ecc).

Ma il punto sull'apprendistato «istruttivo» è davvero l’elemento che mette in chiaro l’idea di società che anima questa maggioranza. I giovani in difficoltà con l'assolvimento dell’obbligo scolastico sono, com’è noto, quelli con alle spalle famiglie decisamente povere. Avallare la possibilità di mandarli al lavoro appena un anno dopo la licenza media – a prescindere
oltretutto dalmerito scolastico – significa, com’è stato osservato subito, «bloccare la possibilità di mobilità sociale».

Peggio ancora, visto che proprio ieri è stato approvato dalla Camera anche il regolamento di riforma delle superiori, che prevede tra l’altro la soppressione di migliaia di cattedre. Il
combinato disposto è quindi chiarissimo: chiudere con l’istruzione «diritto universale» e «risparmiare» sul personale, riducendo la platea dei potenziali «clienti». Persino il senatore Rusconi, del Pd, è stato costretto a riesumare la definizione di «indirizzo classista» per questo schema.

I Cobas, che ieri stavano protestando davanti Montecitorio insieme alla Cgil e altri settori del mondo della scuola, hanno perciò confermato senza esitazioni lo sciopero generale della
scuola, proclamato per il prossimo 12 marzo.

(Il Manifesto 21.01.2010)

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Ritorno alla scuola del più forte

di Alba Sasso (Sinistra Ecologia e Libertà)

Annidato in un emendamento a una legge sul lavoro un colpo
mortale al sistema scolastico italiano. In pratica la soppressione
dell’obbligo scolastico ma solo per alcuni : «i meno volenterosi».

A questi ragazzi si indica sbrigativamente un’altra strada:
quella dei percorsi di apprendistato. L’apprendistato è una non
scuola e un non lavoro. Una parte dei ragazzi continuerà a studiare,
un’altra sarà dirottata a un semilavoro precario e sottopagato. Altro
che valenza formativa del lavoro! E vogliamo ancora credere che le
imprese abbiano voglia di formare la propria forza lavoro, quando i
contratti di apprendistato sono serviti in questi anni a tutt’altro: a ridurre
le retribuzioni e ad aggirare le norme per l’applicazione dello
Statuto dei lavoratori, dal momento che gli apprendisti sono esclusi
dal numero dei dipendenti?

Qualche mese fa un rapporto di Bankitalia dimostrava come sia
produttivo l’investimento in istruzione. E in questo ultimo anno
molti paesi europei e gli Stati uniti hanno affrontato la crisi finanziaria
economica e sociale investendo massicciamente nel settore della
conoscenza.

In Italia invece un pauroso salto all’indietro. Drammatico in un
Paese dove, come documenta l’Istat, ancora nel 2008 il 47% della popolazione
italiana ha come titolo di studio più elevato solo la licenza
di scuola media inferiore. Non c’è solo l’assurdità di cancellare l’obbligo
di istruzione almeno fino a sedici anni, presente in tutti i paesi
civili. C’è una brutale volontà di ritorno al passato: di cancellare
quel nesso tra istruzione e sviluppo che fu alla base della riforma della
scuola media unica del ’62 e persino di negare l’idea positivista
d’inizio secolo, secondo la quale il progresso sociale doveva misurarsi
con la necessaria alfabetizzazione di vasti strati della popolazione.
Una scelta confusa e pasticciata (a quindici anni e quindi dopo
un anno di permanenza nella scuola secondaria).Ma qualcuno pensa
a queste ragazzi e ragazzi più fragili culturalmente, più deboli socialmente
sballottolati da un percorso all’altro ai quali si nega formazione
e futuro?

In realtà dietro tutto questo c’è un’idea precisa di società - la società
del più forte - e di governo – forte con i deboli e debole con i
forti. E c’è un attacco alla democrazia perché è scelta di democrazia,
quella di un paese che riesce a garantire livelli diffusi di istruzione al
più alto numero di cittadini, combattendo l’idea che la formazione
serva solo a selezionare imigliori, piuttosto che a intercettare e valorizzare
le capacità specifiche di ognuna e ognuno. La scuola non
può essere «un ospedale che cura i sani ed espelle i malati»,ma deve
essere un luogo, che continuando a garantire a tutti l’accesso all’istruzione
, è in grado di intercettare il merito dovunque si nasca e
da qualsiasi famiglia si provenga.

Questa norma -sottratta a ogni discussione- e che bisogna cancellare
subito è un attacco alla democrazia sostanziale, è una scorciatoia
per non affrontare con riforme vere il tema drammatico della dispersione
scolastica . Una ferita per tutto quanto costruisce civiltà,
democrazia e futuro per il Paese e per le nuove generazioni.

Il Manifesto 21.01.2010

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sabato 16 gennaio 2010

Scandaloso! la politica dei tagli non è uguale per tutti: Aumenti ai prof. di religione

Nella busta paga del mese di maggio troveranno circa 220 euro in più
di SALVO INTRAVAIA da repubblica.it

SCATTI stipendiali per gli insegnanti, ma solo per quelli di religione. Lo ha stabilito il ministero dell'Economia lo scorso 28 dicembre. Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il "recupero" degli scatti (del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003) sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi.

A spiegare la portata del provvedimento, che porterà nelle tasche degli interessati un bel gruzzoletto, è lo Snadir (il sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione). "Gli aumenti biennali per gli insegnanti di religione, che in precedenza venivano calcolati nella misura del 2,5 per cento del solo stipendio base, dovranno ormai ammontare al 2,5 per cento dello stipendio base comprensivo della Indennità integrativa speciale". Una cosetta di non poco conto visto che l'Indennità integrativa speciale rappresenta circa un quarto dell'intera retribuzione dell'insegnante e che gli anni da recuperare sono tanti, quasi quattro bienni.

Quanto basta, e avanza, per riaccendere la polemica sui privilegi assegnati dallo Stato in questi ultimi anni ai docenti di religione cattolica: accesso alla cattedra su segnalazione dell'ordinario diocesano, assunzione sulla base di un successivo concorso riservato, passaggio ad altra cattedra in caso di perdita del requisito per insegnare la religione (l'attestato dell'ordinario diocesano) e scatti biennali anche per i precari). "Mentre il ministro Tremonti a dicembre ricorda alla Curia che presto saranno liquidati gli scatti biennali di anzianità al personale docente di religione con incarico annuale o di ruolo, che non ha mai richiesto tale indennità sotto forma di assegno ad personam, permane, purtroppo, il silenzio verso tutto il restante personale precario", dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione).


La questione è di particolare attualità perché una sentenza della Corte di giustizia europea del 2007 ha riconosciuto, secondo il principio di non discriminazione, il diritto agli scatti di anzianità anche a favore dei precari. E da allora sono diverse le associazioni di insegnanti italiane e sindacati che hanno intrapreso la via giudiziaria per farsi riconoscere questo diritto. Ma, ancora, non si sono visti i risultati.

E mentre migliaia di precari di lungo corso sono in attesa di un riconoscimento economico. Folgorato sulla via di Damasco, il ministero dell'Economia, scrive: "A seguito degli approfondimenti effettuati in merito all'oggetto, si comunica che questa Direzione ha programmato, sulla mensilità di maggio 2010, le necessarie implementazioni alle procedure per il calcolo degli aumenti biennali spettanti agli insegnanti di religione anche sulla voce IIS (Indennità integrativa speciale, ndr) a decorrere dal 1 gennaio 2003".

Il diritto agli scatti biennali in favore degli insegnanti di religione è stabilito da una legge del 1980, che poteva anche avere un senso: siccome i docenti di religione erano precari a vita, non era prevista cioè la loro stabilizzazione, era necessario stabilire un meccanismo per aggiornare loro lo stipendio. Ma poi nel 2005 arrivò il concorso e l'immissione in ruolo. E mentre per i precari della scuola non è previsto nessun aumento di stipendio in relazione all'anzianità di servizio, quelli di religione conservano questo trattamento: incremento del 2,5 per cento ogni due anni.

Secondo alcuni calcoli effettuati dai sindacati il caveau potrebbe valere 220 euro in più in busta paga, arretrati esclusi. Niente male per quasi 12 mila insegnanti di religione a tempo determinato attualmente in forza alle scuole italiane. Per il rinnovo del contratto degli insegnanti, invece, i sindacati hanno chiesto un aumento di 200 euro mensili da erogarsi in tre anni, ma il ministro della Pubblica amministrazione è disposto a concederne appena 20. E non solo. Vorrebbe agganciare gli aumenti di stipendio dei docenti al merito.

Che dire? Evidentemente per questo governo non è solo la Legge a non dover essere uguale per tutti!

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