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giovedì 27 maggio 2010

Nocera (Fish): "Se confermato, blocco del sostegno incostituzionale e quindi gravissimo"

La finanziaria cerca di aggirare la pronuncia della Corte Costituzionale che ha stabilito l'incostituzionalità del "tetto" di ore per il sostegno agli alunni diversamenteabili.
Il commento di Salvatore Nocera.


ROMA. "Se fosse confermato, il blocco del sostegno sarebbe incostituzionale e quindi gravissimo". Così Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) ha commentato la manovra economica che ieri sera ha ricevuto il primo via libera del Consiglio dei ministri. Nel pacchetto anti-crisi, infatti, è spuntata una disposizione che prevede che l'organico degli insegnanti di sostegno per l'anno scolastico 2010/2011 deve restare invariato rispetto all'anno precedente, vanificando di fatto la sentenza della Corte costituzionale n. 80 di quest'anno che aveva dichiarato illegittimo qualsiasi tetto ai posti di sostegno.

"Il ministro Gelmini aveva dichiarato alla stampa che la scuola non sarebbe stata toccata. Non si capisce cosa succede. Cercheremo di verificare qual è la situazione effettiva ma, se ci sarà, il congelamento degli insegnanti di sostegno è una palese violazione di una norma costituzionale" da parte del governo, "e questo è un fatto gravissimo", ha detto Nocera. Anche perché "l'unica strada possibile" per fermare la manovra di Tremonti "è un nuovo ricorso alla Consulta". Ma ciò significherebbe "far passare ancora un altro anno", ha concluso il vicepresidente della Fish.
Dati alla mano, se tutto restasse come oggi, la circolare n. 37 del 13 aprile 2010 emessa dal ministero dell'Istruzione (e quindi precedente al pacchetto anti-crisi) prevede "una riduzione del personale docente di 25.600 posti per l'anno 2010/2011 (22 mila in organico di diritto e 3.600 in organico di fatto e di cui oltre 3.000 in Campania e Sicilia) e 90.469 posti di sostegno totali, di cui 63.348 in organico di diritto e 27.121 in organico di fatto", si legge nel documento. Ma gli insegnanti di sostegno annunciati per il prossimo anno scolastico sono all'incirca la stessa cifra del 2009/2010: aumenta sì l'organico di diritto (4.885 insegnanti in più) ma poi cala l'organico di fatto.
(da pressin.comune.venezia.it)

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lunedì 10 maggio 2010

Sciopero scrutini, Cobas: dalla CGIL inno al crumiraggio

(notizia Apcom)
Secca replica del portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi, alla lettera che il segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, ha inviato alle strutture locali della sua organizzazione per prendere le distanze dallo sciopero degli scrutini di giugno contro i tagli attuati dal governo nel comparto scuola: "nella lettera - spiega Bernocchi - si attacca frontalmente, quasi un 'inno al crumiraggio', una forma di lotta che, con notevole impegno e fatica, stiamo organizzando, in stretta collaborazione con il movimento dei precari che quest'anno è stato l'avanguardia della lotta in difesa della scuola pubblica".

Il portavoce dei Cobas sostiene che la posizione del leader di lavoratori della conoscenza Cgil non è condivisa da tutto il suo sindacato: "durante il congresso nazionale Flc - sottolinea Bernocchi - malgrado molti delegati invocassero la partecipazione allo sciopero degli scrutini, la montagna ha partorito il 'topolino' degli 'Stati generali della scuola' per il prossimo autunno che, oltre a non poter essere spacciati per una seria forma di lotta, giungerebbero 'a babbo morto', dopo la cancellazione di altri 41 mila posti di lavoro e l'espulsione dei precari".

A proposito dell'affermazione di Pantaleo, secondo il quale che lo sciopero avrebbe scarsa efficacia perché porterebbe al massimo ad 'un mero spostamento di date', Bernocchi sostiene che "cinque giorni di spostamento creano un ingorgo burocratico non da poco, visto che, se impediremo ai capi di istituto di convocare scrutini illegali prima della fine delle lezioni, ad esempio il tempo a disposizione nelle superiori prima degli esami di maturità sarà ben ristretto, dando allo sciopero ancora maggiore visibilità".



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martedì 20 aprile 2010

La Gelmini maschera con la "continuità didattica" l'accoglimento dei diktat leghisti.

La Gelmini, e con lei il governo, si apprestano a pagare il successo leghista alle elezioni regionali con l'accoglimento delle richieste del partito di Bossi.
Una di queste, la predisposizione di graduatorie regionali, viene spiegata, con notevole faccia di bronzo, come atto volto a ricercare una "fantomatica" continuità didattica, mai ricercata nei decenni passati e anzi ostacolata dalla mancata assunzione delle migliaia di precari costretti ogni anno a cambiare scuola e a volte anche città.

(da LaStampa.it)
Il governo sta pensando a un disegno di legge che sarà varato nel 2011 per il miglioramento della qualità dell’insegnamento in cui saranno inserite le graduatorie regionali degli insegnanti. A dirlo è il ministro della Pubblica istruzione, Maristella Gelmini, parlando a margine della riunione del “Tavolo della Lombardia” che si è svolto al Pirellone di Milano.

«Stiamo ragionando su come garantire al continuità didattica e il miglioramento della qualità dell’insegnamento - ha detto la Gelmini alla sua prima uscita ufficiale a pochi giorni dal parto - e questi temi saranno inseriti in ddl che riguarderà il reclutamento e la valutazione degli insegnanti».

«Noi abbiamo proceduto a realizzare i risparmi previsti dalla Finanziaria - ha spiegato - e tutto questo porta una cifra piuttosto considerevole che dovrà essere riversata in incentivi per gli insegnanti nel 2011. Non dobbiamo quindi perdere tempo ma questo lasso intermedio di mesi deve essere utilizzato per mettere a punto un ddl che ottenga due obiettivi. Da un lato un avanzamento degli insegnanti legato alla carriera e non all’età di servizio, come oggi purtroppo è, dall’altro un sistema di valutazione avanzato che ci consenta di ridistribuire i risparmi in termini meritocratici».

La Gelmini ha quindi spiegato che la vicinanza fra la residenza degli insegnanti e il luogo di lavoro va verso la direzione di garantire la continuità didattica e quindi la qualità dell’insegnamento e che l’introduzione di graduatorie regionali degli insegnanti saranno inserite nel 2011.

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Sciopero degli scrutini, l'ultima carta di Cobas e precari scuola Contro taglio 40.000 posti. (ma legge tollera solo due giorni).

(apcom)
A meno di un mese dal termine dell'anno scolastico, i sindacati di base ed i coordinamenti dei precari rimangono fermi nell'intenzione di praticare lo sciopero degli scrutini per protestare contro i tagli di oltre 40mila posti (25.558 docenti e 15mila Ata): la conferma di adottare la forma protesta estrema, non prevista dalla legge se non per i primi due giorni di scrutini, è giunta dall'assemblea nazionale dai Cobas. Secondo il portavoce nazionale, Piero Bernocchi, "la lotta deve culminare in una fine di anno scolastico fortemente 'movimentata'". Per i Cobas, ma anche per le associazioni che tutelano il personale non di ruolo, ad iniziare dai Comitati precari scuola, il blocco degli scrutini rappresenta l'ultima vera possibilità per attrarre l'attenzione dell'opinione pubblica sul licenziamento di decine di migliaia di supplenti. Bernocchi definisce la seconda tornata di tagli, dopo quella dello scorso anno scolastico, una vera "mattanza di posti di lavoro" che starebbe passando quasi inosservata: "nel settore industriale, ad esempio il licenziamento da settembre di 41 mila operai per una ipotetica chiusura di tutti gli stabilimenti Fiat in Italia e di tutti i petrolchimici, scatenerebbe, e giustamente, il finimondo". "Persino i sindacati passivi e la sedicente 'opposizione' di centrosinistra - continua - sarebbero costretti a reagire: mentre l'annunciata eliminazione di 41 mila docenti ed Ata lascia tutti costoro, figuranti solo nel teatrino del più vacuo antiberlusconismo, silenziosi e complici". L'azione di disturbo del sindacato dovrà tuttavia fare i conti con la legge antisciopero n. 146 del 1990, la quale blocca sul nascere qualsiasi tentativo di sciopero permanente o a oltranza: nel testo è, infatti, esplicitamente vietato per i docenti della scuola attuare più di due giornate consecutive di sciopero.

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venerdì 16 aprile 2010

Federalismo scolastico sulla pelle dei precari

Cinzia Gubbini - Il Manifesto

Prove di federalismo scolastico, e sulla pelle dei più deboli: i precari. San Benedetto del Tronto, dove sono riuniti per il congresso della Flc Cgil 570 delegati da tutta Italia, è il luogo ideale in cui fotografare come, in questi mesi, le regioni hanno risposto al decreto salva-precari del ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini.

Problema gravissimo e misconosciuto quello del precariato della scuola, fiaccato dalla sua lunga storia, quasi che fosse un problema endemico e sempre uguale a se stesso. Il segretario nazionale Mimmo Pantaleo ne ha fatto un punto centrale della sua relazione, i precari al congresso chiedono forme di lotta incisive, qualcuno ventila lo sciopero degli scrutini. Perché tutto sta cambiando, e velocemente. La destra non lesina le sue ricette, e in questo caso – di fronte ai tagli pesantissimi imposti dal ministero dell’Economia, e alle prese con un settore che non prevede alcun ammortizzatore sociale – la risposta avanzata è stata la sperimentazione di un «welfare regionale ». 


Con risultati disastrosi, e siamo solo all’inizio. Tutto cominciò con il decreto Gelmini: la risposta-beffa del governo ai tagli delle cattedre. Il ministro, con due provvedimenti, assicurò a tutti gli insegnanti che nell’anno 2008-2009 avevano avuto un incarico annuale, e poi a quelli che hanno maturato almeno 180 giorni di servizio in una scuola, la possibilità di mantenere il punteggio e di costituire una lista prioritaria per l’acceso alle supplenze brevi. Soldi: neanche un euro. Questi insegnanti – migliaia di persone che inmolti casi lavoro
da più di dieci anni – sono rimasti a casa con l’unica consolazione dell’indennità di disoccupazione: circa 800 euro che vanno a scalare col passare deimesi.

Meglio di niente, si dirà. Ma il diavolo ci ha  messo la coda: il decreto, infatti, ha aperto al strada al "generoso" intervento delle regioni. E così oggi dal Veneto alla Sicilia le situazioni sono diversissime. «Ricordiamoci che l’origine di tutti i mali viene proprio dalla Sicilia», puntualizza il segretario regionale siciliano della Flc Lillo Fasciana. Si sa che il paradosso è l’arte italiana e anche in questo caso non si fa eccezione. Fu infatti il leghista meridionalista Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, a suggerire la soluzione a Gelmini che non sapeva come rispondere ai tagli di Tremonti. «Lombardo disse che avrebbe utilizzato i fondi europei per
dare un supporto alla scuola – ricorda Fasciana – e da lì è partito tutto». Ma i fondi europei in Sicilia sono ancora bloccati, e per i 4 mila precari non è arrivata alcuna risposta. «E anche se fosse arrivata – dice Fasciana –  sarebbe stata pessima: contratti di prestazione d’opera per progetti integrativi da realizzare fuori dalla scuola.

Una svalutazione del personale dal punto di vista professionale e contrattuale». Tutt’altra situazione in  Lombardia. Qui il piano territoriale c’è ed è partito ben oliato dai fondi della regione: 15 milioni di euro. I requisiti di accesso al progetto regionale sono stati addirittura allargati rispetto al decreto salva precari arrivando ad interessare circa 800 persone. Ma le condizioni sono pessime: insegnanti e amministrativi lavorano con lettere di incarico, senza alcuna garanzia contrattuale, per 36 ore al mese in progetti che riguardano il settore dell’handicap, dell’integrazione degli stranieri, del recupero scolastico e così via.

La Flc non ha firmato: «Pretendiamo una contrattualizzazione perché l’obiettivo deve essere creare occupazione – dice Luciano Grimaldi della Flc Lombardia – e comunque volevamo una intesa tra Stato e regioni su questi piani territoriali che non c’è stata».

Forse anche a causa di questa deregulation selvaggia, la degenerazione sta prendendo piede: al sindacato arrivano segnalazioni di dirigenti scolastici che usano docenti, e soprattutto amministrativi, inseriti nei progetti regionali per coprire i buchi di organico, anche se il patto territoriale lo vieta. Così ci si ritrova con supplenti sostanzialmente pagati dalla regione. Altro giro, altra partita in Veneto. In questo caso il sostegno al reddito dei precari della scuola è stato attivato attraverso un progetto di formazione, al quale alla fine hanno avuto accesso anche i docenti di ruolo, ma dal quale sono stati esclusi gli amministrativi. Paga il fondo sociale europeo (2,5 milioni di euro). Il progetto riguarda circa 300 persone che con 480 ore di formazione possono arrivare a guadagnare circa 4.800 euro all’anno. Mica come in Campania, dove è stato bloccato un progetto molto simile a quello veneto: avrebbe riguardato circa 6mila precari con un sostegno di 2.500 euro per un anno di formazione. «Ma per i soliti ritardi – dice il segretario regionale Giuseppe Vassallo - non è partito nulla». Tutti a casa, o in attesa di emigrare al nord.



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mercoledì 7 aprile 2010

Il sindaco leghista: «Mensa non pagata, bambini fuori dalla scuola»

Stamattina nel comune di Adro (BS) quaranta alunni, italiani e stranieri, resteranno senza pasto.

Cinzia Gubbini - Il Manifesto

Neanche a pane e acqua, bensì fuori da scuola per due ore. Dove non si sa, non è questione che interessa
l’amministrazione leghista di Adro. Siamo in Franciacorta, provincia di Brescia, e la guerra contro i bambini figli di famiglie che non pagano lamensa scolastica vede di nuovo protagonista un sindaco del Carroccio:
Oscar Lancini. Le polemiche contro un’analoga iniziativa adottata il mese scorso a Montecchio Maggiore, nel Vicentino, dove gli alunni morosi furono sfamati con panini imbottiti e una bottiglia di acqua, non hanno  intaccato i primi  cittadini in camicia verde. Così da stamattina 40 bambini dell’Istituto comprensivo di primo e secondo grado di via del Lazzaretto a Adro non saranno ammessi alla mensa scolastica.

La circolare che è stata recapitata ai genitori - tramite bambini, che si sono visti consegnare in classe una busta chiusa di cui tutti i compagni conoscevano già il contenuto, si può immaginare la vergogna - parla chiaro: «L’organizzazione  scolastica non ha nessuna possibilità e risorsa strutturale ed economica per garantire agli alunni l’assistenza e soprattutto un pasto alternativo rispetto a quello fornito dall’amministrazione comunale con il servizio della mensa scolastica». Insomma, scrive il dirigente scolastico Gianluca Cadei, la scuola non sa né come assistere, né cosa dare da mangiare ai bambini se non ci pensa chi ne ha la responsabilità, cioè il Comune.

Quindi l'unica soluzione è che i figli dei morosi durante le ore dei pasti escano da scuola. Ma siccome si tratta di minorenni la circolare specifica che «dovranno essere ritirati dalla scuola alle 12,10 e riaccompagnati dai genitori alle 14,10 per le lezioni del pomeriggio».Ma come faranno i genitori che lavorano? E la mensa non è forse orario scolastico obbligatorio? Il sindaco Lancini non si fa, evidentemente, tante domande. Contro la decisione dell’amministrazione comunale di Adro si sono mossi la Caritas e lo Spi Cgil, che per stamattina annunciano un’iniziativa di protesta: volontari porteranno nella scuola di via Lazzaretto cibo, frutta e acqua per i bambini esclusi dalla mensa. Ma da quanto è trapelato, il sindaco non ha intenzione di permettere l’ingresso nelle aule scolastiche dell’associazione cattolica e del sindacato dei pensionati. Lancini è famoso per le sue iniziative contro gli immigrati extracomunitari: anni fa mise una taglia sui clandestini, ad Adro gli extracomunitari sono sistematicamente esclusi dai bonus per le famiglie bisognose.

Ma dalla guerra agli immigrati, la politica dell’amministrazione leghista sta virando velocemente verso la guerra contro tutti coloro che si trovano in difficoltà economiche e sociali. L’esempio della mensa scolastica è lampante. La maggior parte di bambini esclusi è di origine straniera,ma non sono stati risparmiati i bambini italiani. Spesso alle spalle hanno già il dramma della crisi economica e della perdita del lavoro dei genitori. Oppure solo una vita complicata, come nel caso di Ilaria Poli, la cui figlia che frequenta la quinta elementare è tra gli esclusi: «Cresco da sola tre figli - spiega - Ho sempre pagato, ma spesso in ritardo. Va anche detto però che a Adro la mensa si paga in anticipo: ti risarciscono se il bambino non frequenta». Pur avendo un reddito basso, Poli paga il massimo della retta (100 euro al mese) perché non è residente a Adro, ma in un paese vicino. In pratica sconta la volontà della giunta leghista di negare ogni supporto ai non residenti, pur essendo italianissima. Ad Adro la signora lavora, ci vive sua madre, e per questo ha iscritto sua figlia in quel Comune, pur essendo «straniera». Stamattina accompagnerà sua figlia a scuola: «Le ho parlato, ha sofferto per questa situazione. Ma a scuola andrà comunque. Non ci possono sbattere fuori».


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venerdì 19 marzo 2010

Resta di stucco: è un Barbatrucco!

Da orizzontescuola.it un breve articolo ci informa di come i cervelloni (sic!) ministeriali stiano studiando il modo per continuare a mettercelo in quel posto (scusate la volgarità).


Sarà inserito nella prossima legge utile e riguarderà il punteggio dei "locali" del Friuli. L'autore sarà il leghista Pittoni, membro della VII commissione e dell'entourage del ministro Gelmini. La riforma del reclutamento regionale è alle porte e vincolata dal voto di fiducia.
L'idea dell'emendamento sarebbe sorta per salvaguardare il posto in graduatoria ai "locali" dopo la palese incostituzionalità dichiarata dai tribunali dell'inserimento in coda di quanti chiedono il trasferimento presso altra provincia.
L'On Pittoni motiva tale scelta, in un articolo apparso sul Messaggero Veneto Ed. Gorizia del 15/03/2010 a pagina 7, anche ponendo un sospetto sui punteggi di coloro che non sono "locali", punteggi che, citiamo dall'articolo, "non sono stati ottenuti nella maggior parte dei casi in maniera cristallina", a differenza, ovviamente, dei docenti Friulani che non ricorrono ad "espedienti". Sulla natura di tali espedienti il consigliere del ministro non si sbilancia.
Non è un segreto che il Leghista Pittoni sia uno dei maggiori sostenitori di un reclutamento regionale, che premi il certificato di residenza, forse considerato come l'unico titolo posseduto senza possibilità di "espedienti". Una riforma che viene data, almeno leggendo l'articolo citato, come per certa e vincolata dal voto di fiducia.


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venerdì 12 marzo 2010

LA PROTESTA DELLE SCUOLE CONTRO I TAGLI DEL GOVERNO

Due settimane di mobilitazioni in tutta Italia a partire da oggi. A organizzare è il coordinamento nazionale dei comitati di genitori. Oggi tutti muniti di carta igienica da inviare al ministero dell’istruzione. Mentre Retescuole avvia una campagna di monitoraggio degli istituti italiani.

La scuola va a rotoli. Più eloquente di così. E per tentare di arrestare questa corsa verso il baratro i genitori di tutta Italia hanno indetto due settimane di mobilitazioni. Non solo manifestazioni ’classiche’. L’invito è a essere creativi. A inventarsi iniziative colorate, chiassose, visibili, artistiche. A partire da oggi, dove moltissimi genitori e bambini saranno in piazza con la Cgil in occasione dello sciopero generale. La cosiddetta riforma Gelmini sta già cominciando a fare le prime vittime. E quindi è bene tenere non solo alta l’attenzione ma anche riprendere la mobilitazione. L’iniziativa è promossa da genitori e scuola, il coordinamento nazionale comitati e genitori della scuola. E parte da una semplice e amara constatazione che tutti i genitori hanno sotto gli occhi ogni giorno quando accompagnano i figli a scuola.

I continui tagli ai fondi delle scuole, cui si assiste impotenti da anni e anni, costringono i genitori a sostenere sempre maggiori costi in cambio di una scuola sempre meno efficiente. Ai ragazzi viene progressivamente sottratto il diritto ad una scuola non solo di qualità, ma persino che garantisca la sicurezza. E l’elenco dei danni provocati dagli ultimi tagli è lunga. Solo per fare qualche esempio. Sempre più spesso si assiste a giornate di lezione perse per mancanza di personale interno a disposizione e per mancanza di fondi per nominare supplenti. Ci sono classi troppo numerose a dispetto della qualità della didattica e in violazione delle norme sulla sicurezza. Si registra la scomparsa delle compresenze con conseguente impossibilità
di gestire recuperi e approfondimenti. Gli insegnanti di sostegno vengono spesso negati. Ci sono molte difficoltà a gestire tempo mensa e gite scolastiche. È ormai costante vedere cancellati i progetti. Per non parlare delle esigenze minime, tipo gessi, libri, carta, detersivi e carta igienica che ormai sono o centellinati o mancanti. E poi l’ultima, le ore di pulizia tagliate.

Per tutto questo emolto altro Genitori e Scuola ha deciso di dare il via alla «campagna nazionale di sensibilizzazione e protesta, civica e apartitica, che coinvolga i genitori in quanto tali, senza vincoli di appartenenza se non quella di essere cittadini italiani», come recita l’appello che si può trovare su www.comitatigenitori.it, insieme ad altre pagine utili. Lanciata l’iniziativa, la richiesta ai coordinamenti, gruppi, comitati e genitori è quella di attivarsi e passare parola. A partire da oggi, dunque, via libera all’immaginazione.

La scuola va a rotoli e quindi non potevano mandare nel logo dell’iniziativa e naturalmente nelle iniziative stesse i rotoli da carta igienica da utilizzare con ironia e fantasia. Per chi abita a Roma e dintorni l’appuntamento è già oggi: approfittando dello sciopero i genitori si troveranno per depositare i rotoli davanti al Miur in viale Trastevere. Tra le attività già messe in moto, la raccolta di rotoli di carta igienica, con annessa raccolta firme. Il pacco di rotoli andrà poi spedito al ministero dell’istruzione. Naturalmente anche chi è da solo può inviare il suo rotolo. L’invito a tutti è di documentare le iniziative con foto e video. I comitati dei genitori hanno aperto una pagina su Facebook nella quale raccogliere tutte le foto e gli altri materiali. A latere di queste iniziative da Retescuole e Comitato di zona 3 di Milano parte una campagna di monitoraggio che si vorrebbe estendere a tutte le scuole italiane.

La riforma Gelmini, scrivono i promotori, viene presentata come «un intervento eccellente, che tagli i costi e introduce la scuola del merito». Vero o falso? La risposta dal libro bianco che si vorrebbe cominciare a compilare da subito. Un mesetto fa il capo della elementare Sant’Ambrogio ha inviato una circolare ai genitori a dir poco singolare, anche se decisamente esemplare dello stato dell’arte. «Abbiamo bisogno - si legge nella circolare - di collaborazione per lavori di segreteria e pulizia, lavori elettrici e idraulici, piccoli facchinaggi,
spostamentomobili, lavori amministrativi, tinteggiatura pareti e pronto interventi». Un genitore ha risposto: «Mi candido a sobbarcarmi l’unico servizio davvero carente, cioè la direzione scolastica».

Del libro bianco c’è assoluto bisogno e per questo si chiede la collaborazione di insegnanti, genitori, personale Ata. L’obiettivo è quello di arrivare almeno a 1000 scuole italiane, per avere dati statistici rilevanti. Quelle che la ministra Gelmini definisce riforme si traducono esclusivamente in tagli pesantissimi senza alcuna logica di cambiamento organizzativo, didattico e di programmi. Nella primaria, dopo avere demolito l’esperienza del modulo innovativo dei tre insegnanti sulle due classi, il prossimo anno ci sarà meno tempo pieno e, soprattutto, l’impossibilità di garantire il modulo delle 30 ore.

Un vero e proprio disastro che determinerà nel prossimo anno 25.600 docenti (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15 mila alunni in più) e15.000 Ata in meno (tagliando nel contempo del 25%
gli appalti esterni la pulizia delle scuole) mentre la ministra intende dare soldi alle scuole private. Inoltre per il prossimo anno sarà eliminato il 40% (circa 4.500) dei posti di lingua inglese nella scuola primaria. Continuerà a calare progressivamente l’offerta di tempo scuola nella primaria (nel 2010 meno ore per le classi prime e seconde). E sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l’altro, una riduzione corposa del tempo scuola. Da settembre 2010 negli istituti tecnici, non solo nelle prime ci sarà una contrazione di orario, ma anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l’orario settimanale da 36 a 32 ore. Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla «valorizzazione del metodo laboratoriale», con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.


Orsola Casagrande - Il Manifesto

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mercoledì 10 marzo 2010

«La scuola va a rotoli» Allo sciopero con la carta igienica

In questi ultimi anni una campagna senza precedenti ha cercato di giustificare i pesanti tagli ai fondi e al personale della scuola pubblica primaria e secondaria raccontando agli italiani che solo diminuendo l’investimento economico si possa migliorare la qualità della scuola. Dopo la vana protesta dell’Onda lo
scorso anno, anche quest’anno, dopo l’ennesimo taglio travestito da riforma della scuola secondaria,
la protesta.

Quello che sta accadendo è ora chiaro a molti più italiani: siamo di fronte allo smantellamento della scuola pubblica. Tanto è vero che c’è chi propone di scioperare con in mano un rotolo di carta igienica: perché la
scuola sta andando decisamente “a rotoli”. Questa è la settimana decisiva. Sciopero a staffetta ogni giorno, che si concluderà il 12 marzo con lo sciopero generale organizzato da associazioni, movimenti, partiti, sindacati, studenti e genitori per chiedere «cambiamenti in extremis alla riforma delle superiori» prima che
questa venga pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Sabato 13 il Coordinamento scuole secondarie di Roma organizzerà un presidio davanti al ministero dell’Istruzione dove i rappresentanti degli istituti superiori distribuiranno volantini anti-riforma.

Domenica 14 ultimo giorno di mobilitazione organizzato dal  Coordinamento precari scuola, che chiede il ritiro di tutti i tagli disposti con la legge 133/2008 e il blocco della riforma della scuola superiore non pubblicata
in Gazzetta ufficiale; la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato; il ripristino del modulo e delle compresenze nella scuola primaria; il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato la legge che limitava il numero dei docenti di sostegno; l’abrogazione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico alle scuole private, come previsto dalla Costituzione; il ritiro dell’art. 31 del dl 1167-B che vanifica l’art.18 dello Statuto dei lavoratori; il ritiro del decreto Brunetta e il mantenimento delle graduatorie ad esaurimento; la possibilità per tutti i docenti precari della scuola di frequentare i corsi di aggiornamento/formazione previsti ad oggi solamente per il personale di ruolo; la possibilità per i docenti
di scuola primaria ed infanzia che abbiano maturato 360 giorni di servizio sul sostegno di conseguirne il titolo con una sessione abilitante riservata; ovvero, a tutti gli abilitati della scuola primaria e dell’infanzia, tramite concorso ordinario, di accedere a un corso di sostegno; l’accesso diretto ai corsi abilitanti per tutti coloro che hanno almeno 360 giorni di insegnamento.

Insomma, di ritirare tutte le sconcezze sulla scuola tirate fuori in questimesi dal governo. Anche l’organo di rappresentanza di docenti e Ata non di ruolo annuncia che «assedierà il ministero dal 12 al 14 marzo». Alla protesta aderisce anche il Pd, che scende in piazza giovedì 11 in una giornata di mobilitazione nazionale
durante la quale verrà chiesto al governo di operare «per una scuola pubblica di qualità». Venerdì 12 sarà invece la volta dei sindacati: in piazza Cgil, Flc-Cgil, Cobas, Unicobas e Anief. I lavoratori Cgil si uniranno ai manifestanti degli altri comparti, i Cobas si incontreranno in piazza della Repubblica a Roma alle 10 e confluiranno verso il ministero dell’Istruzione. L’Unicobas si ritroverà, invece, a partire dalle 10 in largo Chigi. Sempre venerdì 12 torneranno in piazza gli studenti dell’Uds e del Link-Coordinamento universitario,  all’insegna dello slogan «Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli!» Aderiscono inoltre alcune associazioni di genitori: la Rete di resistenza in difesa della scuola pubblica e il Comitatogenitori.it, che hanno chiesto alle famiglie di «non mandare i figli a scuola» e di portare davanti al ministero dell’Istruzione un emblematico simbolo della protesta: «Un rotolo di carta igienica».

Giuseppe Caliceti - Il Manifesto 09.03.2010

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sabato 27 febbraio 2010

Guzzanti-TreMorti.....Esilarante!

http://www.youtube.com/watch?v=eTYNQmC5rgY
esilarante Guzzanti -Tremorti  da guardare!

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La Corte Costituzionale ha ritenuto incostituzionale la norma che metteva limiti al numero degli insegnati di sostegno: a rischio i tagli di Tremonti

(nella foto il ministro-illusionista Giulio TreMorti)

di Salvo Intravaia da repubblica.it
LA CONSULTA rischia di fare saltare i tagli di Tremonti sulla scuola: per gli alunni disabili gravi non si possono mettere limiti al numero di insegnanti di sostegno. E' il parere della Corte costituzionale che considera non in linea con i principi della Carta due commi (il 413 e il 414) dell'articolo 2 della Finanziaria per il 2008. In poche parole, i tagli intervenuti l'anno scorso e due anni fa sull'organico di sostegno sono incostituzionali. Per le associazioni di alunni disabili, in piazza anche tre giorni fa, si tratta di una vittoria.

"La politica condanna i disabili", dicono quelli di Tutti a scuola. Secondo l'associazione che riunisce i genitori di portatori di handicap, la politica condanna i diversamente abili a "non avere insegnanti di sostegno, alla mancanza di continuità didattica, ad avere dirigenti scolastici e insegnanti incompetenti e non aggiornati, alle barriere architettoniche che impediscono di frequentare la scuola, a non avere l'assistenza igienica necessaria, all'assenza di strutture in cui crescere e vivere e ad essere dimenticato". Una denuncia forte che ora può contare dell'importantissima sentenza dello scorso 22 febbraio.

Il pronunciamento, a questo punto, potrebbe riaprire le porte delle aule scolastiche ad un numero considerevole di docenti di sostegno, variabile fra le 10 e le 20 mila unità. Ipotesi che farebbe saltare completamente i conti di Tremonti, deciso a tagliare 87 mila cattedre, e 8 miliardi di euro, in tre anni. La vicenda inizia due anni fa. Il governo Prodi, visto il continuo ricambio di docenti di sostegno per effetto della precarietà degli stessi, decide di stabilizzarne l'organico. Dalle 45 mila, in tre anni, l'organico di diritto salirà a 60 mila unità. Ma, contemporaneamente, stabilisce che gli uffici scolastici regionali non potranno più assegnare posti in deroga ai soggetti gravi: la norma, prevista dalla legge sulla tutela dei disabili, che obbliga ad assegnare un docente di sostegno ad ogni disabile con gravi patologie ma che, non essendo controllabile, fa saltare tutti i conti sul personale. 


Dopo pochi mesi, il governo Prodi cadde e il suo successore, nonostante cominciasse a mostrare i suoi limiti, si guardò bene dal modificare la norma. E quest'anno, a fronte di una aumento di oltre 5 mila alunni disabili, l'organico è calato di oltre 400 posti: passando da 90.882 a 90.469 posti. Risultato: parecchi alunni disabili, anche in grave situazione, hanno visto calare le ore dedicate loro dall'insegnante di sostegno. A sollevare la questione di legittimità costituzionale è stato il, Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, al quale si erano rivolti i genitori di una bambina di scuola materna affetta da "ritardo psicomotorio e crisi convulsive da encefalopatia grave" alla quale le ore di sostegno furono addirittura dimezzate.

Le nove pagine di provvedimento fanno il lungo elenco dei principi costituzionali violati dalla norma, che costringeranno per il prossimo anno la coppia Gelmini-Tremonti a rivedere la circolare sugli organici di prossima emanazione. Sono ben 8 gli articoli  disattesi dalla norma che pone un tetto ai prof di sostegno. Da tali violazioni deriverebbero "l'impossibilità per il disabile grave di conseguire il livello di istruzione obbligatoria prevista, quello superiore e l'avviamento professionale propedeutico per l'inserimento nel mondo del lavoro", sono "in contrasto con i valori di solidarietà collettiva nei confronti dei disabili gravi", ne impediscono "il pieno sviluppo, la loro effettiva partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese" e introducono "un regime discriminatorio illogico e irrazionale che non tiene conto del diverso grado di disabilità di tali persone, incidendo così sul nucleo minimo dei loro diritti".


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martedì 23 febbraio 2010

UNICOBAS : Precari massacrati e presi in giro! 12 Marzo Sciopero Generale della Scuola

I tagli della “Berluscuola”
La manovra legata ai provvedimenti Gelmini produrrà dal 2009/2010 al 2011/2012 la bellezza di 150.000 tagli: 45.000 posti ATA (una percentuale maggiore di quella relativa ai docenti) ed 85.000 cattedre. Già dall’anno scolastico in corso sono state eliminate 43.000 cattedre (delle quali 9.000 della scuola Superiore, nonostante la controriforma vada a regime dal 2010/2011). Sono state costituite cattedre superiori alle 18 ore (persino di 23): così la riduzione di cattedre della Scuola Superiore raggiungerà quota 50.000.
Vengono massacrati i precari, presi in giro da un ridicolo decreto ad hoc che certo non li salva (come invece pretenderebbe il “titolo” col quale è stato accortamente pubblicizzato). Ma anche una parte del personale di ruolo andrà in esubero: il mero blocco del turn-over non basta. A decine di migliaia verranno spediti d’autorità in altri settori del calderone del pubblico impiego. Siamo di fronte alla manovra più pesante nella storia dello stato unitario, ma la cosa viene praticamente ignorata: CISL, UIL, SNALS e Gilda acconsentono, i media tacciono, l’imbonitore nazional-popolare Vespa “doverosamente” ignora e stessa prassi ha adottato anche “Ballarò”. Così il ministro-commercialista può continuare a dare numeri al Lotto e parlare indisturbato di un 8% di tagli, facendosi lo sconto ed addomesticando la matematica, come sempre quando si parla di scuola: una categoria di un milione di persone!

Il minimalismo culturale

Da questo Governo alcuni attendevano una riforma in linea con la tradizione della destra storica. Però almeno il liceo classico di Gentile era una scuola seria, ed i programmi erano dovunque estesi e compiuti. Bene, cosa direbbe oggi Gentile di una “riforma”che marginalizza il latino nel Liceo Scientifico? E della riduzione generalizzata delle ore per materia, che investe ogni ordine e grado di scuola? Prendiamo ad esempio la Primaria: dai tempi della Moratti (ed i suoi “ritocchi” sono rimasti intonsi con Fioroni ed il cosiddetto Centro-Sinistra), in quella che fu la miglior Scuola Elementare del mondo (dati OCSE 1990), il programma di storia della classe quinta non arriva più al giorno d’oggi, bensì alla fine dell’impero romano. In compenso si resta due/tre anni sull’età delle caverne! Vagli poi a parlare della “giornata della memoria” (come doverosamente previsto ancora dalle circolari ministeriali)! Di contro, il governo delle “tre i”, ha quasi eliminato le ore di bilinguismo e di informatica (taglio di educazione tecnica) nella Scuola Media. E che dire della riduzione da 11 a 9 delle ore di lettere?
Non s’è mai vista una “riforma” che non innalzi l’obbligo: l’Italia invece lo abbassa, collocandosi all’ultimo posto in Europa in compagni dall’Irlanda. Negli altri Paesi l’offerta formativa è di 11/12 anni: noi invece torniamo ad 8 anni!


L’Unicobas Scuola lancia un appello a docenti, amministrativi e collaboratori della scuola italiana: non si collabori con il ministro! Non ci si impegni nelle attività facoltative e volontarie: gite, progetti, sostituzione degli assenti. Si rifiuti la pratica vergognosa della divisione delle classi (illegale vulnus al diritto allo studio), invalsa perché hanno saturato le cattedre e non c’è più nessuno a disposizione. Tremonti venga obbligato ad assumere il personale precario.
Apriamo lo stato di agitazione permanente, per arrivare al blocco generale della scuola il 12 Marzo, con manifestazione - h. 10.00, Largo Chigi - sotto il palazzo del governo. Stefano d’Errico (Segretario nazionale)

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sabato 13 febbraio 2010

Un giovane si impicca Aveva perso il lavoro

da Il Manifesto di oggi
Lo hanno trovato ieri mattina alle 8,45 nel magazzino della sua azienda, una piccola cooperativa nella provincia torinese, a Vinovo: Emanuele Vatta aveva 28 anni, si era tolto la vita impiccandosi probabilmente poco tempo prima, forse all’alba. Così hanno interpretato i primi operatori di soccorso intervenuti dopo l’allarme di uno dei soci, che all’apertura ha trovato il corpo del giovane senza vita.

L’essersi tolto la vita all’interno del suo posto di lavoro, può dire molto sulle motivazioni, anche se ovviamente in casi come questi non si possono dare risposte definitive. La cooperativa per cui lavorava Emanuele si chiama Tecnodrink, e si occupa di vendita e assistenza di erogatori e spillatori di birra, acqua, caffè e altre bevande. Il ragazzo ci lavorava da quattro anni ma proprio mercoledì scorso erano partite le procedure di mobilità per tutti i nove dipendenti Tecnodrink: la cooperativa, infatti, aveva perso all’inizio di quest’anno l’unico suo committente, il gruppo danese Carlsberg, che aveva deciso di interrompere il rapporto di lavoro con tutte le piccole ditte che in Italia installano i suoi spillatori, passando a un unico appalto con la multinazionale Coca Cola. Emanuele viveva da solo con suo fratello: il padre era morto di tumore qualche anno fa, la madre era andata a vivere con un nuovo compagno. A sentire i colleghi, pare che il ragazzo avesse in qualche modo trovato una seconda «famiglia» proprio nel suo lavoro, a cui per questo motivo era ancora più attaccato.

Secondo gli amici la sola cosa che lo tormentava ultimamente era il problema del lavoro. Con i
colleghi era solito trovarsi al bar, vicino almagazzino in cui è stato trovato impiccato. Proprio la possibilità che finisse quella vita che faceva da 4 anni, potrebbe aver innescato il processo di depressione che lo ha portato a togliersi la vita. Pochi giorni fa il ragazzo era stato ripreso dai colleghi per essersi ubriacato «per dimenticare», ma nessuno, secondo quanto raccontato ai carabinieri intervenuti sul posto, poteva immaginare un epilogo tanto tragico.

Il sociologo Marco Revelli, profondo conoscitore del mondo del lavoro, e in particolare del torinese, ci dice che questo gesto gliene ricorda uno analogo accaduto circa due anni fa: allora a togliersi la vita, nel comune di Trofarello, era stato un operaio, più anziano rispetto a Emanuele, e con una famiglia a carico. «Qui in questo momento c’è una moria continua di aziende, si stanno perdendo moltissimi posti di lavoro – spiega Revelli – Abbiamo i dati più alti d’Italia». Del difficile momento che attraversano le cooperative, i soci e i dipendenti, parlano i dati della Legacoop. Tecnodrink non era associata a questa centrale, ma i numeri sono pesantissimi in tutto il settore: sono almeno trecento, ad esempio, i lavoratori delle pulizie scolastiche – quasi tutte donne – che in questi mesi perdono il posto, nella sola provincia di Torino, a causa dei tagli imposti dalla circolare Gelmini (-25% per i servizi di pulizia e ausiliari). Tantissimi altri sono in cassa, messi a zero ore, e infine anche licenziati, in tutti gli altri settori.

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Alabama - Docente precaria spara: 3 morti

Non voglio incitare ad "imbracciare il fucile" nè presagire disgrazie lontane dalla nostra cultura, vi chiedo però di riflettere sullo stato di impotenza, frustrazione e disperazione che attanaglia migliaia di persone espulse dal mondo della scuola e quindi da quello del lavoro, alle situazioni economiche di quelle famiglie sulle spalle delle quali si è voluta esercitare la protervia e l'arroganza di un governo che diceva di non voler mettere le mani nelle tasche degli italiani ed è stato di parola: i soldi nelle tasche di migliaia di italiani non arrivano più!
da corriere.it



BIRMINGHAM (ALABAMA) - Una laurea di prestigio ad Harvard, un inizio di carriera brillante come insegnante all’Università di Huntsville, in Alabama. Ma quando ha saputo di non essere stata confermata alla cattedra di biologia, ad Amy Bishop sono saltati i nervi. Ha impugnato un fucile, ha sparato contro i colleghi. È nata così l’ennesima strage in un campus Usa: tre persone sono morte, altre tre sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave. La donna, 40 anni, è stata arrestata e adesso rischia di finire la sua vita su una sedia elettrica.
TEMEVA IL LICENZIAMENTO - Insegnante precaria e ricercatrice, Amy Bishop era molto conosciuta alla facoltà di biologia di Huntsville. Assieme al marito Jim Anderson, nel 2006, aveva perfezionato un incubatore per la coltivazione di cellule staminali, che le aveva fruttato un premio di 25 mila dollari. Secondo alcuni testimoni, la donna avrebbe sparato mentre era in corso un seminario di biologia in uno dei dipartimenti dell’università. A scatenare la furia della docente sarebbe stata la notizia che non avrebbe ottenuto la cattedra per il prossimo anno accademico, rischiando dunque il licenziamento. Il portavoce dell’ateneo, al quale sono iscritti circa 7.500 studenti, ha spiegato che assieme alla donna è stato fermato anche un uomo, come «persona informata dei fatti». Ma nessuna accusa è stata formulata a suo carico, mentre la docente è stata accusata di omicidio. Le vittime erano tutti colleghi di Amy Bishop, come i due feriti più gravi. La sesta persona coinvolta è invece un dipendente dell’università. Nessuno studente è rimasto ferito. La polizia ha isolato il palazzo della strage, avvenuta attorno alle 4 del pomeriggio (le 23 in Italia), e ispezionato le classi del dipartimento di scienze a matematica. Un dottorando, Erin Johnson, racconta di aver sentito spari e urla mentre studiava nella facoltà di biologia. La polizia è intervenuta rapidamente mettendo in sicurezza il dipartimento. Tutti gli studenti sono stati evacuati.
PORTO D'ARMI - Questa sparatoria è l’ultima di una lunga serie nei campus degli Stati Uniti, Paese in cui il dibattito sul porto d’armi continua a dividere la politica e la società civile. La sparatoria più sanguinosa ha avuto luogo in un’università della Virginia, il 16 aprile 2007, quando uno studente ha ucciso 32 persone prima di suicidarsi. (Fonte Agenzia Ap-Apcom)


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venerdì 5 febbraio 2010

Somari per sempre. Il governo dà il via libera alla «riforma» delle scuole superiori voluta dai ministri Gelmini e Tremonti: forti riduzioni degli orari e taglio di 17 mila cattedre, a partire dal prossimo anno. Gli studenti dovranno scegliere il loro futuro a 13 anni. Istituti tecnici declassati a scuole di serie B. L’opposizione e i sindacati: sarà «caos epocale»

Così da ieri la scuola secondaria superiore italiana è stata «riformata ». A scorrere il calendario non accadeva dal 1923, anno della cosiddetta riforma Gentile. E a raggiungere un traguardo così ambizioso è il ministro
dell’Istruzione Maristella Gelmini, che ieri ha incassato dal Consiglio dei ministri l’ok ai regolamenti con cui riorganizza i licei, i tecnici e i professionali. In effetti, però, la cosiddetta «riforma Gelmini» allo stato non è altro che una riorganizzazione delle scuole superiori: si sfoltiscono gli indirizzi e si riaggiustano gli orari (perdipiù tagliando le ore di lezione a scuola) e inoltre si riequilibra il peso di alcune discipline rispetto ad altre.

I detrattori definiscono l’intera operazione un taglio epocale, una misura mirata esclusivamente a risparmiare risorse.Ma dietro c’è molto di più: sulla scorta di una vulgata efficientista il governo ha di fatto separato in due il sistema scolastico. Da una parte ci sono i licei, dall’altra i tecnici e i professionali. Per entrambi sono tempi di magra, ma sono senza dubbio i secondi a farne la spesamaggiore, tant’è che se nei licei la riforma parte solo per i primi anni, nei tecnici e nei professionali sin da subito si andrà a una drastica riduzione dell’orario.

Il ministro, spalleggiata dal presidente del consiglio in persona, invece è su tutti altri toni: «E’ una riforma epocale e senza alcuna impronta ideologica. Certamente non studiata per fare cassa», ha detto. Aldilà degli aggettivi in parte è vero: Gelmini si è limitata a cucire insieme un po’ di cose predisposte dall’allora ministro Letizia Moratti e altre partorite dal ministero guidato da Beppe Fioroni nel governo di centrosinistra.

Scelta che secondo il ministro sarebbe garanzia di equidistanza, e che invece finisce per essere solo un pastrocchio con pochissimi respiro. Tutt’altro, insomma, dallo spessore che vorrebbe attribuire Berlusconi alla «riforma»: «Dal prossimo anno scolastico avremo delle scuole che possono essere comparate a quelle degli altri paesi europei - ha detto - perché, secondo quanto ci dichiarano tutte le imprese e le associazioni, la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro».
Non sono mancate, ovviamente, le battute sulla ministra neo sposa «ha lavorato alla riforma invece di andare in viaggio di nozze». Tra gli aspetti positivi della riforma, per quanto riguarda i licei, ci sono l’istituzione di due nuovi licei (musicale e delle scienze umane), il potenziamento dell’area scientifica e matematica nel liceo classico con l’introduzione della lingua sin dal primo anno e per il linguistico l’introduzione sin dal primo anno l'insegnamento di tre lingue straniere, dal terzo anno una materia sarà impartita in lingua straniera, mentre dal quarto anno le discipline insegnate in lingua straniera diventeranno due.

Per i tecnici e i professionali, invece, buone notizie non sembrano essercene: la vera cifra della riforma è un taglio drastico dell’orario, 32 ore di 60 minuti al posto delle 36 ore di 50minuti attuali per i tecnici e ben 32 ore al posto delle 36 di oggi per i professionali. Con la promessa che si starà meno sui libri e più nei  laboratori. Il tutto condito da promesse di «laboratori» più numerosi (e anche di risorse) e una grandissima flessibilità del curricolo negli ultimi anni che prelude a un prossimo ritorno a una grande varietà di indirizzi.

Il taglio delle cattedre è conseguente: se ne calcolano 17 mila. «Il riordino della scuola superiore del governo non è una riforma, è un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall'Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro paese», il commento del segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ricorda un grosso limite della riforma: la completa assenze di possibilità di «passaggio» tra un sistema e l’altro: «La scelta compiuta a 13 anni diventa nei fatti irreversibile per la  grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica», dice Bersani.Durissima la Cgil, con il segretario della Flc Mimmo Pantaleo: «Ciò che il governo ha approvato non è una riforma ma solo una rigorosa applicazione dei tagli decisi dal Ministro Tremonti.

Il confronto con le organizzazioni sindacali è stato ancora una volta ininfluente rispetto alle scelte finali  nonostante le proposte avanzate nei tavoli tecnici e sistematicamente ignorate».

Il Manifesto 05.02.1010


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