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venerdì 16 luglio 2010

PROTESTE · Contro Gelmini e Tremonti . L’estate rovente dei precari della scuola

«No al più grande licenziamento di massa: per l’anno 2010-2011 -25.600 docenti, -15.000 impiegati Ata. Come chiudere otto compagnie Alitalia». Il cartello piazzato proprio davanti palazzo Montecitorio fa il paio con lo striscione srotolato dagli insegnanti precari giunti a Roma da ogni parte d’Italia per protestare contro i «tagli alla scuola: una truffa per tutti».

Non possono permettersi di aspettare l’autunno per portare in piazza, sotto le finestre della Camera, la loro lotta. E così, a scuole chiuse, l’estate già torrida diventa rovente per i maestri e gli insegnanti che, chiamati a raccolta dal Coordinamento precari scuola, in centinaia hanno manifestato ieri contro il governo che «sta distruggendo progressivamente la scuola pubblica, a partire dalla legge 133/2008 che le ha sottratto otto miliardi di euro, fino all’attuale finanziaria », come spiega Massimo Gargiulo, insegnante di greco e latino del Coordinamento. Sono venuti da Milano e da Siracusa, da Bari, Benevento, Reggio Emilia, e da ogni angolo del Paese anche se è soprattutto nel Mezzogiorno che la mannaia sull’istruzione pubblica diventa «una piaga sociale».

Hanno aderito in tanti, dalla Flc-Cgil (che manifesta contemporaneamente insieme con il precariato della Funzione pubblica anche sotto il Senato, dove la manovra ha superato il primo scoglio col voto di fiducia) all’Unione dei sindacati di base, Unicobas, Gilda, l’associazione Autalia, e col supporto politico della Federazione della sinistra, Sel e Sinistra critica. A nulla è servito essere stati ricevuti in delegazione dalla presidente della commissione Cultura, la Pdl Valentina Aprea: «Ci ha spiegato che in tempo di crisi l’istruzione può anche andare in fumo», raccontano delusi i delegati.

Precari insieme a insegnanti di ruolo, studenti e genitori, individuano nella coppia Gelmini-Tremonti il virus che sta distruggendo una delle istituzioni più importanti del Paese, «proprio mentre alle scuole private si regalano 130 milioni di euro», come denuncia Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc Cgil che avverte: «Il precariato va aggredito tenendo insieme le lotte di tutti i comparti della conoscenza, scuola, università e ricerca». Eppure davanti a Montecitorio c’è soprattutto il mondo della scuola a chiedere il ritiro delle leggi 133 e 169 (ex decreto Gelmini), dei finanziamenti alle scuole private, del decreto Brunetta, e di ogni proposta di sostituire la contrattazione sindacale con provvedimenti legislativi. «Giù le mani dalla graduatorie», urlano al microfono che passa di mano in mano, perché sia chiaro alla ministra Gelmini che «non ci possono essere altre forme di reclutamento».

Tutti attendono che il Tar del Lazio si pronunci il 19 luglio sul ricorso presentato da oltre 800 famiglie contro i provvedimenti governativi di riordino delle superiori che hanno decurtato l’orario scolastico soprattutto negli istituti tecnici e industriali. C’è chi spiega che solo in provincia di Caltanissetta tra il personale Ata «in due anni sono stati tagliati 900 posti di lavoro», e chi, come Antonella Giuliano, napoletana di 51 anni, precaria da 23 con un altissimo punteggio in graduatoria, quest'anno ha fatto un bel passo indietro: da supplente "incaricata" a precaria a tutti gli effetti. Avrebbe potuto spostarsi a Livorno o Parma, dove è stata chiamata, ma ha preferito rimanere nella sua città e adattarsi fin che si può. Caterina Altamore, invece, ha 37 anni e da 14 è maestra precaria a Palermo: «Da noi c’è stato un vero e proprio azzeramento del tempo pieno e, con l’accorpamento delle classi e il taglio alle compresenze, stanno perdendo il posto anche gli insegnanti di ruolo». E allora che fare? «Malgrado un marito e tre figli piccoli, ha fatto al valigia e ho accettato il posto che mi è stato offerto in provincia di Brescia, dove la scuola pubblica e il tempo pieno resistono ancora e lavorano pure i non abilitati. E non ho voluto i 12 punti del "salvaprecari" perché in Sicilia non valgono nulla. Non accetto elemosine da un governo che, dopo tanti family day, smembra le famiglie e penalizza le donne».

A manifestazione quasi conclusa, un gruppo di giovani milanesi, insegnanti e ricercatori, vede entrare in un portone il Pdl Maurizio Lupi, e diventa una furia: «Ladro, buffone» urlano nemmeno avessere visto il Berlusca in persona. «Lui incarna Comunione e liberazione che in Lombardia controlla e lottizza tutto: sanità, università – spiega Alessandro (6 anni di precariato e tanta ricerca in Filologia classica) che quasi non riesce a calmarsi – Vederlo mi fa una rabbia immensa perché stanno distruggendo un bene collettivo a tutto profitto delle scuole private, soprattutto cattoliche».

Il Manifesto 16.07.2010 - Eleonora Martini

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giovedì 15 luglio 2010

La battaglia per la scuola non conosce pausa estiva

Non ce ne sarebbe alcun bisogno, ma basterebbero le ultimissime due «uscite» del ministro Mariastella Gelmini per far andare su tutte le furie gli insegnanti precari e non che questa mattina alle 10 trovano la forza di
protestare in piazza Montecitorio contro lo smantellamento della scuola pubblica – organizza il coordinamento dei precari della scuola e partecipa anche la Flc Cgil.

Ieri, rispondendo alla Camera ad un’interrogazione di Paola Binetti (ex Pd al cilicio e oggi Udc), Gelmini ha assicurato che per il 2010 «saranno confermati i 130 milioni di euro per le scuole paritarie, al fine di garantire la libertà di scelta educativa delle famiglie». Quindi: mentre nella scuola pubblica la riduzione di risorse è pari a 8 miliardi di euro in tre anni, alle scuole private non viene tolto nemmeno un centesimo.

E proprio oggi – sono i dettagli che rivelano l’abominio – Mariastella presenta i nuovi «meccanismi di valutazione oggettiva degli apprendimenti per il miglioramento della vita scolastica», alla presenza di Roger Abravanel, guru della consulenza aziendale e titolare del sito www.meritocrazia.com (roba da far arrossire chi si è rifugiato nell’esamificio calabrese per passare l’esame di stato).

Vabbé, di ben altra sostanza si occupano i lavoratori della scuola pubblica. E viene da chiedersi come mai di fonte al taglio previsto di 131.900 posti lavoro in tre anni tra personale docente e Ata (come 26 Fiat di Pomigliano...) non si siano ancora viste le barricate per le strade, magari infittite dalla presenza di milioni di famiglie coinvolte dal provvedimento. Già lo scorso anno scolastico (2009/10) la mannaia di Gelmini/Tremonti ha fatto fuori 57.267 lavoratori - 42.100 docenti e 15.167 Ata.
Ed era solo l’inizio.
Per l’anno scolastico 2010/11, invece, in un contesto già penalizzante per i dipendenti pubblici che  pagheranno cara la manovra finanziaria (dagli stipendi più bassi d’Europa la Flc Cgil ha calcolato che verranno prelevati tra gli 800 e i 3.000 euro all’anno), i tagli prevedono la sparizione di altri 40.767 posti -
25.600 docenti più 15.167 Ata. Per calcolare l’entita del danno, concentriamoci sulla geografia dei nuovi tagli al personale docente (25.600) che penalizzeranno la didattica a partire da settembre nelle scuole di tutta Italia. Il 27% dei tagli è concentrato al nord (-6.902 posti), il 24% al centro (-6.129) e ben il 49% al sud 
(-12.530 posti). La regione più penalizzata al nord è la Lombardia (-2.760 posti, 10% del totale), al centro è il Lazio (-1.830 posti, 7,16% del totale), mentre al sud particolarmente penalizzate sono Puglia (-2.535 posti), Sicilia (-3.325 posti) e Campania (-3.687 posti).

Elementari, medie, superiori: non si salverà nessuno. Solo l’organico per la scuola dell’infanzia è stato
incrementato di 560 posti (+0,69). Il 33,34% dei tagli è concentrato alle elementari (-8.709 posti), il 14% alle medie (-3.662 posti) e il 52,64% alle superiori (-13.750 posti). Senza fare della facile demagogia - è vero però che a Milano i bambini delle elementari si puliscono il sedere con la carta igienica razionata - è facile immaginare quali sconquassi produrrà una simile riduzione di personale in una scuola pubblica di per sé già pericolante. Ogni istituto cercherà di metterci una pezza, ma, a grandi linee, andiamo a vedere cosa è  accaduto e accadrà in una qualunque classe elementare del paese nel corso del trienno maledetto. Si passerà mediamente da 18,69 alunni per classe a 19,09, cioé 2.900 classi in meno, e circa 55.000 alunni da «ricollocare»; per circa 100.000 classi su 138.000 l’orario settimanale sarà ridotto mediamente di 3 ore, e il mantenimento del tempo pieno dipenderà dal numero di classi attivate a 24 ore settimanali (con il maestro unico, perché saranno eliminate le compresenze); l’insegnamento della lingua inglese verrà affidato solo alle insegnanti specializzate, con il conseguente taglio degli 11.200 posti delle insegnanti specialiste.

E la stessa «filosofia» impoverirà anche medie e superiori (innalzamento del numero di alunni per classe, eliminazione delle compresenze, taglio di posti di lavoro). Ecco perché, questa mattina, mentre Gelmini gioca con il signor Meritocrazia, alcuni insegnanti fanno i compiti per le vacanze in una data insolita, «che lungi dall'essere un appuntamento rituale, vuole rappresentare un importante momento di coesione tra tutte le componenti della scuola, insegnanti precari e di ruolo, studenti, genitori e personale Ata». L’idea è quella di
non smobilitare in estate, in modo da arrivare in cattedra già carichi, senza dover perdere tempo con il ripasso
per affrontare il primo compito in classe dell’anno. Dicono che scioperano già a settembre.

Il Manifesto - 15 Luglio 2010 - Luca Fazio

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giovedì 8 luglio 2010

Sinistra Ecologia e Libertà aderisce al Sit-in di protesta del Comitato Scuola Siracusa

Sinistra Ecologia e Libertà condivide appieno le motivazioni che hanno portato i precari della scuola siracusana, rappresentati dal Comitato Scuola Siracusa, a promuovere un Sit-in di protesta in occasione della visita a Siracusa della Ministra Gelmini.
Lo scempio rappresentato dai tagli alla scuola pubblica italiana e la macelleria sociale attuata in danno dei lavoratori precari della scuola chiariscono, a chi non lo avesse ancora ben compreso, il vero obiettivo di questo governo: proteggere le fasce sociali privilegiate facendo pesare la crisi economica sulle fasce più deboli.
Sel è dalla sua nascita a fianco dei lavoratori, delle loro lotte, e contro la precarizzazione del lavoro.
I tagli alla cultura, alla ricerca, alla Università completano un quadro fosco al quale non vogliamo né possiamo rassegnarci.
Per questo sabato saremo a fianco del Comitato Scuola Siracusa e dei precari della scuola per dire no a questo progetto scellerato.

Il Direttivo di Sinistra Ecologia e Libertà Siracusa.

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58 mln di euro l'anno di tagli alla cultura

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo un servizio di uniroma.tv sui tagli alla cultura.

"58 milioni di euro in meno ogni anno per la cultura: questo l'intento del Governo per i prossimi tre anni. Noi siamo andati a una conferenza stampa di Federculture e abbiamo sentito Nichi Vendola a proposito dei tagli. Ecco il servizio:



Clicca Qui per visualizzare il servizio


Ufficio Stampa di Uniroma.TV
info@uniroma.tv"

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martedì 6 luglio 2010

La Gelmini a Siracusa: prepariamole una calorosa accoglienza!

Mettete le uova al sole: arriva la Gelmini!
Che senta l'olezzo di putrefazione nel quale ha ridotto la scuola pubblica italiana.
Che percepisca l'odore della rabbia di quelle migliaia di persone cui ha tolto il lavoro.
Che annusi l'acre aroma della mancanza di futuro cui ha costretto bambini, ragazzi, adulti....
Comunque la pensiate, se tenete alla scuola italiana, venite ad accogliere la ministra dei tagli.

E che sia un'accoglienza calorosa (anche senza uova).

Sabato 10 Luglio 2010 - ore 9.00 e seguenti - Castello Maniace - Siracusa

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venerdì 2 luglio 2010

Scuola pubblica in ginocchio per i tagli, ma i Prof. di Religione continuano ad aumentare!

da repubblica.it


Per la scuola italiana travolta dai tagli, l'unico segno più è per gli insegnanti di Religione. Il ministero dell'Istruzione ha appena pubblicato l'annuale dossier dal titolo "La scuola statale  -  sintesi dei dati, anno scolastico 2009/2010": il corposo volume di 342 pagine che contiene tutti i numeri dell'anno appena trascorso. Una pubblicazione di routine, che quest'anno però riserva una sorpresa: in mezzo a tanti segni meno, rispetto al 2008/2009 una delle poche voci che cresce è quella dei docenti di Religione. E' lo stesso ministero a certificarlo.

Il confronto con un anno fa consegna un quadro della scuola italiana con sacrifici per tutti, dagli alunni disabili ai precari, tranne che per gli insegnanti di Religione. Un dato che appare in netta controtendenza col taglio delle classi e con il lento ma graduale spopolamento delle aule quando sale in cattedra il docente individuato dal vescovo. Quella dei docenti che impartiscono l'unica ora di lezione facoltativa prevista dall'ordinamento scolastico italiano è questione che ha destato sempre polemiche.

Quando nel 2004 l'allora ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, pensò di stabilizzarli attraverso due distinti concorsi il mondo politico-sindacale si spaccò in due. Anche perché tra i titoli necessari per accedere al concorso, riservato a coloro che avevano prestato servizio per almeno 4 anni negli ultimi dieci (dal 1993/1994 al 2002/2003), occorreva essere in possesso dell'idoneità rilasciata dall'ordinario diocesano. Ma il secondo governo Berlusconi non si curò troppo delle polemiche e bandì ugualmente il concorso, che nel settembre 2005 consentì per la prima volta nella storia dello Stato italiano l'immissione in ruolo dei primi 9167 docenti di Religione. Da allora il loro numero è sempre cresciuto, fino alla cifra record (26.326 unità) dell'anno scolastico appena archiviato. I quasi 14 mila prof di ruolo, in leggera flessione rispetto a 12 mesi fa, sono stati abbondantemente compensati dai colleghi precari: 12.446 in tutto.

Nel frattempo, la scuola italiana è stata oggetto di tagli senza precedenti. Nel triennio 2009/2012 spariranno 133 mila cattedre per un totale di 8 miliardi di euro. Ma non solo: l'incremento degli alunni disabili (da 175.778 a 181.177 unità) è stato fronteggiato con un taglio netto di oltre 300 cattedre di sostegno. Quasi 37 mila alunni in più sono stati stipati in 4 mila classi in meno. E sono diminuiti persino i plessi scolastici: 92 in meno. È toccato al personale della scuola pagare il prezzo più alto al risanamento dei conti pubblici. In un solo anno gli insegnanti di ruolo sono calati del 4%, senza nessun recupero da parte dei precari che hanno dovuto salutare quasi 14 mila incarichi con relativo stipendio. Per non parlare del personale di segreteria, dei bidelli e dei tecnici di laboratorio: meno 6% in 12 mesi.

L'anno appena trascorso ha visto anche il varo della riforma Gelmini per il primo ciclo (scuola elementare e media), col calo delle ore di lezione e del tempo prolungato alla scuola media. Ma è stato anche l'anno delle proteste dei dirigenti scolastici per il taglio ai fondi d'istituto e del congelamento per un triennio (dal 2011 al 2013) degli stipendi degli insegnanti.



Salvo Intravaia

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mercoledì 16 giugno 2010

Lingue straniere tagliate alle elementari, maestra protesta in inglese con il governo

(da Corrieredelveneto.it)
Scrive una lettera di protesta in inglese contro i tagli all’insegnamento della lingua alle elementari. Ha scelto questa formula, con un testo ai ministri dell’Istruzione e della Funzione pubblica, Mariastella Gelmini e Renato Brunetta. Senza ricevere risposta. Fatto che le ha suggerito una proposta: i collaboratori dei ministri evidentemente l’inglese non lo conoscono; potrebbero almeno seguire il corso intensivo di 50 ore che le maestre dovranno seguire per insegnare inglese il prossimo anno. Una provocazione, quella di Denise Zollet, maestra dell’istituto comprensivo «Gianni Rodari» di Santa Giustina. Lei l’inglese lo insegna alle elementari da una ventina d’anni. «Ai ministri ho scritto più volte in inglese - spiega la Zollet -; se non mi hanno risposto è perché non sono all’altezza. Che 50 ore siano sufficienti? ». Al centro c’è il taglio degli insegnanti di inglese alle elementari, con la lingua che da settembre sarà insegnata da maestri con una semplice infarinatura: «Non c’è da scherzare: è terribile. Delle cinquanta ore 30 sono online e 20 di grammatica.
Con professori di altre materie costretti, dopo questa grottesca infarinatura, a presentarsi ai ragazzi per rimediare figuracce. Perché i bambini sono curiosi per natura, e chiedono: "Come si dice questo?" Devi saper rispondere, altrimenti smetti di essere un riferimento culturale. La riforma sminuisce la nostra dignità anche di fronte ai ragazzi». Prima dei tagli era diverso. «Insegno dagli anni Ottanta - dichiara la Zollet - e dal ‘92 sono abilitata per l’inglese; ma l’ho studiato all’università, e ho sostenuto un concorso serio. Tutto questo sostituito da un corso che sì o no serve per sapere come si dice "ciao" in inglese. Perciò ho scritto ai ministri, e in lingua: per manifestare la mia indignazione. E se persone come me, che non hanno mai alzato la voce, prendono carta e penna, significa che il limite è superato ». Tagli necessari, per alcuni. «Anche per me - continua - ma non a casaccio. Non puoi colpire il sostegno e le lingue in maniera indiscriminata. E poi, non sono neppure sicura che con questo scambio di ruoli si risparmi qualcosa. Mi pare un girotondo che punta solo a dequalificare la scuola ». Girotondo? «Prima della riforma - spiega la Zollet - avevo nove classi per circa 200 bambini e insegnavo solo inglese. Ora che altri docenti in materie diverse si occuperanno dell’inglese, sì e no mi resteranno due classi, e pare che sarò costretta ad insegnare materie a me oscure». Previsioni? «Forse storia - continua - ma più probabilmente musica». Che ne sa della musica? «Nulla - termina la Zollet - Talvolta canto sotto la doccia. Ma con i tempi che corrono non c’è troppo da cantare».
Marco de’ Francesco

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martedì 15 giugno 2010

Professori contro la manovra, dilaga il blocco degli scrutini

(da il Manifesto di oggi)
Davanti alla ministero dell’Istruzione in viale Trastevere hanno montata una tenda nera che i professori hanno attraversato per ricomparire con una maschera bianca sulla faccia. Fantasmi senza più un’identità. È il rischio che corrono i docenti e, più in generale, la scuola italiana messa ancora una volta a dura prova dai tagli previsti dalla manovra.
La protesta è stata organizzata dai Cobas che dalla scorsa settimana hanno dato vita a un blocco degli scrutini. Cominciata a macchia di leopardo solo in alcune Regioni, da ieri il blocco è diventato praticamente nazionale. Gli obiettivi: «Cancellare i 41mila tagli e la Finanziaria-massacro, il blocco degli scatti di anzianità e dei contratti, il furto delle liquidazioni e l'allungamento dell'età pensionabile, in particolare a 65 anni per le donne», spiegano i Cobas che chiedono anche l'assunzione a tempo indeterminato per tutti i precari». «La crescita delle
adesioni - ha spiega il portavoce nazionale Piero Bernocchi - va oltre tutte le previsioni : nel
Lazio e in Sicilia sono bloccati più di 2.000 scrutini a regione (solo a Roma si andrà ben oltre il migliaio); in Campania, Piemonte, Toscana e Lombardia i blocchi vanno da un minimo di 1.100 fino ad almeno 1.400 a regione; 750 scrutini sono fermi in Liguria e più di 500 in Abruzzo: e tenendo conto che si tratta di dati incompleti perché ci mancano cifre precise da tante piccole realtà dove i Cobas non sono presenti, il traguardo dei 20 mila scrutini bloccati è ormai a portata di mano». Per il ministero l’agitazione degli insegnanti riguarda solo alcuni «casi isolatissimi », ma il realtà l’agitazione ha preso piede un po’ ovunque, come dimostra l’alta partecipazione al blocco degli scrutini. «Ad ingigantire il successo dello sciopero - spiegano
ancora i Cobas - è stata la presa di coscienza da parte di docenti ed Ata che la scuola, è destinata a pagare la crisi più di tutti: ai 41 mila posti di lavoro cancellati e all'espulsione
in massa dei precari già messi in conto da ’Crudelia Tremont', si è sommata una Finanziaria-massacro che provoca per docenti ed Ata una perdita economica senza precedenti. Il blocco per tre anni degli scatti di anzianità - proseguono i Cobas - significa un furto medio di 30 mila euro nell'arco della l'intera carriera lavorativa, con massimi di 45 mila; ed il furto cresce ancora di migliaia di euro a causa del blocco contrattuale per tre anni».
Contro i tagli protestano anche Cisl, Uil, Snals e Gilda che per questa mattina hanno indetto
una manifestazione al teatro Quirino di Roma con il leader della Cisl Raffaele Bonanni.
Anche in questo caso l’obiettivo è di chiedere al governo di ritirare le minure «inique» previste dalla manovra.

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lunedì 14 giugno 2010

PRECARI SCUOLA · «La Cgil ci nega la parola»

«Ci hanno negato l’intervento all’improvviso, quando la nostra rappresentante era già sul palco, senza nessuna ragione». Lo denunciano i precari della scuola, ieri alla manifestazione proclamata dalla Flc e dalla Fp Cgil. La Cgil, dopo un’iniziale autorizzazione, avrebbe negato l’intervento dal palco, in nome di non meglio  specificate «ragioni organizzative». Spiegano dal Comitato dei precari di Roma: «I precari della Flc e il comitato precari della scuola esprimono la propria indignazione per l’atteggiamento della Cgil in occasione della manifestazionea piazza del  Popolo». Nell’intervento i precari della scuola volevano denunciare il piano del governo e invitare il sindacato a «tornare a sostenere le lotte che esprimono i lavoratori, farsene carico e diffonderle dentro i luoghi di lavoro. Non bastano più le chiamate ’all’armi’, ora è il momento di incideredentro il tessuto del mondo del lavoro. Ma i lavoratori devono tornare protagonisti».

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giovedì 27 maggio 2010

Nocera (Fish): "Se confermato, blocco del sostegno incostituzionale e quindi gravissimo"

La finanziaria cerca di aggirare la pronuncia della Corte Costituzionale che ha stabilito l'incostituzionalità del "tetto" di ore per il sostegno agli alunni diversamenteabili.
Il commento di Salvatore Nocera.


ROMA. "Se fosse confermato, il blocco del sostegno sarebbe incostituzionale e quindi gravissimo". Così Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) ha commentato la manovra economica che ieri sera ha ricevuto il primo via libera del Consiglio dei ministri. Nel pacchetto anti-crisi, infatti, è spuntata una disposizione che prevede che l'organico degli insegnanti di sostegno per l'anno scolastico 2010/2011 deve restare invariato rispetto all'anno precedente, vanificando di fatto la sentenza della Corte costituzionale n. 80 di quest'anno che aveva dichiarato illegittimo qualsiasi tetto ai posti di sostegno.

"Il ministro Gelmini aveva dichiarato alla stampa che la scuola non sarebbe stata toccata. Non si capisce cosa succede. Cercheremo di verificare qual è la situazione effettiva ma, se ci sarà, il congelamento degli insegnanti di sostegno è una palese violazione di una norma costituzionale" da parte del governo, "e questo è un fatto gravissimo", ha detto Nocera. Anche perché "l'unica strada possibile" per fermare la manovra di Tremonti "è un nuovo ricorso alla Consulta". Ma ciò significherebbe "far passare ancora un altro anno", ha concluso il vicepresidente della Fish.
Dati alla mano, se tutto restasse come oggi, la circolare n. 37 del 13 aprile 2010 emessa dal ministero dell'Istruzione (e quindi precedente al pacchetto anti-crisi) prevede "una riduzione del personale docente di 25.600 posti per l'anno 2010/2011 (22 mila in organico di diritto e 3.600 in organico di fatto e di cui oltre 3.000 in Campania e Sicilia) e 90.469 posti di sostegno totali, di cui 63.348 in organico di diritto e 27.121 in organico di fatto", si legge nel documento. Ma gli insegnanti di sostegno annunciati per il prossimo anno scolastico sono all'incirca la stessa cifra del 2009/2010: aumenta sì l'organico di diritto (4.885 insegnanti in più) ma poi cala l'organico di fatto.
(da pressin.comune.venezia.it)

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lunedì 10 maggio 2010

Sciopero scrutini, Cobas: dalla CGIL inno al crumiraggio

(notizia Apcom)
Secca replica del portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi, alla lettera che il segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, ha inviato alle strutture locali della sua organizzazione per prendere le distanze dallo sciopero degli scrutini di giugno contro i tagli attuati dal governo nel comparto scuola: "nella lettera - spiega Bernocchi - si attacca frontalmente, quasi un 'inno al crumiraggio', una forma di lotta che, con notevole impegno e fatica, stiamo organizzando, in stretta collaborazione con il movimento dei precari che quest'anno è stato l'avanguardia della lotta in difesa della scuola pubblica".

Il portavoce dei Cobas sostiene che la posizione del leader di lavoratori della conoscenza Cgil non è condivisa da tutto il suo sindacato: "durante il congresso nazionale Flc - sottolinea Bernocchi - malgrado molti delegati invocassero la partecipazione allo sciopero degli scrutini, la montagna ha partorito il 'topolino' degli 'Stati generali della scuola' per il prossimo autunno che, oltre a non poter essere spacciati per una seria forma di lotta, giungerebbero 'a babbo morto', dopo la cancellazione di altri 41 mila posti di lavoro e l'espulsione dei precari".

A proposito dell'affermazione di Pantaleo, secondo il quale che lo sciopero avrebbe scarsa efficacia perché porterebbe al massimo ad 'un mero spostamento di date', Bernocchi sostiene che "cinque giorni di spostamento creano un ingorgo burocratico non da poco, visto che, se impediremo ai capi di istituto di convocare scrutini illegali prima della fine delle lezioni, ad esempio il tempo a disposizione nelle superiori prima degli esami di maturità sarà ben ristretto, dando allo sciopero ancora maggiore visibilità".



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martedì 20 aprile 2010

La Gelmini maschera con la "continuità didattica" l'accoglimento dei diktat leghisti.

La Gelmini, e con lei il governo, si apprestano a pagare il successo leghista alle elezioni regionali con l'accoglimento delle richieste del partito di Bossi.
Una di queste, la predisposizione di graduatorie regionali, viene spiegata, con notevole faccia di bronzo, come atto volto a ricercare una "fantomatica" continuità didattica, mai ricercata nei decenni passati e anzi ostacolata dalla mancata assunzione delle migliaia di precari costretti ogni anno a cambiare scuola e a volte anche città.

(da LaStampa.it)
Il governo sta pensando a un disegno di legge che sarà varato nel 2011 per il miglioramento della qualità dell’insegnamento in cui saranno inserite le graduatorie regionali degli insegnanti. A dirlo è il ministro della Pubblica istruzione, Maristella Gelmini, parlando a margine della riunione del “Tavolo della Lombardia” che si è svolto al Pirellone di Milano.

«Stiamo ragionando su come garantire al continuità didattica e il miglioramento della qualità dell’insegnamento - ha detto la Gelmini alla sua prima uscita ufficiale a pochi giorni dal parto - e questi temi saranno inseriti in ddl che riguarderà il reclutamento e la valutazione degli insegnanti».

«Noi abbiamo proceduto a realizzare i risparmi previsti dalla Finanziaria - ha spiegato - e tutto questo porta una cifra piuttosto considerevole che dovrà essere riversata in incentivi per gli insegnanti nel 2011. Non dobbiamo quindi perdere tempo ma questo lasso intermedio di mesi deve essere utilizzato per mettere a punto un ddl che ottenga due obiettivi. Da un lato un avanzamento degli insegnanti legato alla carriera e non all’età di servizio, come oggi purtroppo è, dall’altro un sistema di valutazione avanzato che ci consenta di ridistribuire i risparmi in termini meritocratici».

La Gelmini ha quindi spiegato che la vicinanza fra la residenza degli insegnanti e il luogo di lavoro va verso la direzione di garantire la continuità didattica e quindi la qualità dell’insegnamento e che l’introduzione di graduatorie regionali degli insegnanti saranno inserite nel 2011.

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Sciopero degli scrutini, l'ultima carta di Cobas e precari scuola Contro taglio 40.000 posti. (ma legge tollera solo due giorni).

(apcom)
A meno di un mese dal termine dell'anno scolastico, i sindacati di base ed i coordinamenti dei precari rimangono fermi nell'intenzione di praticare lo sciopero degli scrutini per protestare contro i tagli di oltre 40mila posti (25.558 docenti e 15mila Ata): la conferma di adottare la forma protesta estrema, non prevista dalla legge se non per i primi due giorni di scrutini, è giunta dall'assemblea nazionale dai Cobas. Secondo il portavoce nazionale, Piero Bernocchi, "la lotta deve culminare in una fine di anno scolastico fortemente 'movimentata'". Per i Cobas, ma anche per le associazioni che tutelano il personale non di ruolo, ad iniziare dai Comitati precari scuola, il blocco degli scrutini rappresenta l'ultima vera possibilità per attrarre l'attenzione dell'opinione pubblica sul licenziamento di decine di migliaia di supplenti. Bernocchi definisce la seconda tornata di tagli, dopo quella dello scorso anno scolastico, una vera "mattanza di posti di lavoro" che starebbe passando quasi inosservata: "nel settore industriale, ad esempio il licenziamento da settembre di 41 mila operai per una ipotetica chiusura di tutti gli stabilimenti Fiat in Italia e di tutti i petrolchimici, scatenerebbe, e giustamente, il finimondo". "Persino i sindacati passivi e la sedicente 'opposizione' di centrosinistra - continua - sarebbero costretti a reagire: mentre l'annunciata eliminazione di 41 mila docenti ed Ata lascia tutti costoro, figuranti solo nel teatrino del più vacuo antiberlusconismo, silenziosi e complici". L'azione di disturbo del sindacato dovrà tuttavia fare i conti con la legge antisciopero n. 146 del 1990, la quale blocca sul nascere qualsiasi tentativo di sciopero permanente o a oltranza: nel testo è, infatti, esplicitamente vietato per i docenti della scuola attuare più di due giornate consecutive di sciopero.

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venerdì 16 aprile 2010

Federalismo scolastico sulla pelle dei precari

Cinzia Gubbini - Il Manifesto

Prove di federalismo scolastico, e sulla pelle dei più deboli: i precari. San Benedetto del Tronto, dove sono riuniti per il congresso della Flc Cgil 570 delegati da tutta Italia, è il luogo ideale in cui fotografare come, in questi mesi, le regioni hanno risposto al decreto salva-precari del ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini.

Problema gravissimo e misconosciuto quello del precariato della scuola, fiaccato dalla sua lunga storia, quasi che fosse un problema endemico e sempre uguale a se stesso. Il segretario nazionale Mimmo Pantaleo ne ha fatto un punto centrale della sua relazione, i precari al congresso chiedono forme di lotta incisive, qualcuno ventila lo sciopero degli scrutini. Perché tutto sta cambiando, e velocemente. La destra non lesina le sue ricette, e in questo caso – di fronte ai tagli pesantissimi imposti dal ministero dell’Economia, e alle prese con un settore che non prevede alcun ammortizzatore sociale – la risposta avanzata è stata la sperimentazione di un «welfare regionale ». 


Con risultati disastrosi, e siamo solo all’inizio. Tutto cominciò con il decreto Gelmini: la risposta-beffa del governo ai tagli delle cattedre. Il ministro, con due provvedimenti, assicurò a tutti gli insegnanti che nell’anno 2008-2009 avevano avuto un incarico annuale, e poi a quelli che hanno maturato almeno 180 giorni di servizio in una scuola, la possibilità di mantenere il punteggio e di costituire una lista prioritaria per l’acceso alle supplenze brevi. Soldi: neanche un euro. Questi insegnanti – migliaia di persone che inmolti casi lavoro
da più di dieci anni – sono rimasti a casa con l’unica consolazione dell’indennità di disoccupazione: circa 800 euro che vanno a scalare col passare deimesi.

Meglio di niente, si dirà. Ma il diavolo ci ha  messo la coda: il decreto, infatti, ha aperto al strada al "generoso" intervento delle regioni. E così oggi dal Veneto alla Sicilia le situazioni sono diversissime. «Ricordiamoci che l’origine di tutti i mali viene proprio dalla Sicilia», puntualizza il segretario regionale siciliano della Flc Lillo Fasciana. Si sa che il paradosso è l’arte italiana e anche in questo caso non si fa eccezione. Fu infatti il leghista meridionalista Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, a suggerire la soluzione a Gelmini che non sapeva come rispondere ai tagli di Tremonti. «Lombardo disse che avrebbe utilizzato i fondi europei per
dare un supporto alla scuola – ricorda Fasciana – e da lì è partito tutto». Ma i fondi europei in Sicilia sono ancora bloccati, e per i 4 mila precari non è arrivata alcuna risposta. «E anche se fosse arrivata – dice Fasciana –  sarebbe stata pessima: contratti di prestazione d’opera per progetti integrativi da realizzare fuori dalla scuola.

Una svalutazione del personale dal punto di vista professionale e contrattuale». Tutt’altra situazione in  Lombardia. Qui il piano territoriale c’è ed è partito ben oliato dai fondi della regione: 15 milioni di euro. I requisiti di accesso al progetto regionale sono stati addirittura allargati rispetto al decreto salva precari arrivando ad interessare circa 800 persone. Ma le condizioni sono pessime: insegnanti e amministrativi lavorano con lettere di incarico, senza alcuna garanzia contrattuale, per 36 ore al mese in progetti che riguardano il settore dell’handicap, dell’integrazione degli stranieri, del recupero scolastico e così via.

La Flc non ha firmato: «Pretendiamo una contrattualizzazione perché l’obiettivo deve essere creare occupazione – dice Luciano Grimaldi della Flc Lombardia – e comunque volevamo una intesa tra Stato e regioni su questi piani territoriali che non c’è stata».

Forse anche a causa di questa deregulation selvaggia, la degenerazione sta prendendo piede: al sindacato arrivano segnalazioni di dirigenti scolastici che usano docenti, e soprattutto amministrativi, inseriti nei progetti regionali per coprire i buchi di organico, anche se il patto territoriale lo vieta. Così ci si ritrova con supplenti sostanzialmente pagati dalla regione. Altro giro, altra partita in Veneto. In questo caso il sostegno al reddito dei precari della scuola è stato attivato attraverso un progetto di formazione, al quale alla fine hanno avuto accesso anche i docenti di ruolo, ma dal quale sono stati esclusi gli amministrativi. Paga il fondo sociale europeo (2,5 milioni di euro). Il progetto riguarda circa 300 persone che con 480 ore di formazione possono arrivare a guadagnare circa 4.800 euro all’anno. Mica come in Campania, dove è stato bloccato un progetto molto simile a quello veneto: avrebbe riguardato circa 6mila precari con un sostegno di 2.500 euro per un anno di formazione. «Ma per i soliti ritardi – dice il segretario regionale Giuseppe Vassallo - non è partito nulla». Tutti a casa, o in attesa di emigrare al nord.



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mercoledì 7 aprile 2010

Il sindaco leghista: «Mensa non pagata, bambini fuori dalla scuola»

Stamattina nel comune di Adro (BS) quaranta alunni, italiani e stranieri, resteranno senza pasto.

Cinzia Gubbini - Il Manifesto

Neanche a pane e acqua, bensì fuori da scuola per due ore. Dove non si sa, non è questione che interessa
l’amministrazione leghista di Adro. Siamo in Franciacorta, provincia di Brescia, e la guerra contro i bambini figli di famiglie che non pagano lamensa scolastica vede di nuovo protagonista un sindaco del Carroccio:
Oscar Lancini. Le polemiche contro un’analoga iniziativa adottata il mese scorso a Montecchio Maggiore, nel Vicentino, dove gli alunni morosi furono sfamati con panini imbottiti e una bottiglia di acqua, non hanno  intaccato i primi  cittadini in camicia verde. Così da stamattina 40 bambini dell’Istituto comprensivo di primo e secondo grado di via del Lazzaretto a Adro non saranno ammessi alla mensa scolastica.

La circolare che è stata recapitata ai genitori - tramite bambini, che si sono visti consegnare in classe una busta chiusa di cui tutti i compagni conoscevano già il contenuto, si può immaginare la vergogna - parla chiaro: «L’organizzazione  scolastica non ha nessuna possibilità e risorsa strutturale ed economica per garantire agli alunni l’assistenza e soprattutto un pasto alternativo rispetto a quello fornito dall’amministrazione comunale con il servizio della mensa scolastica». Insomma, scrive il dirigente scolastico Gianluca Cadei, la scuola non sa né come assistere, né cosa dare da mangiare ai bambini se non ci pensa chi ne ha la responsabilità, cioè il Comune.

Quindi l'unica soluzione è che i figli dei morosi durante le ore dei pasti escano da scuola. Ma siccome si tratta di minorenni la circolare specifica che «dovranno essere ritirati dalla scuola alle 12,10 e riaccompagnati dai genitori alle 14,10 per le lezioni del pomeriggio».Ma come faranno i genitori che lavorano? E la mensa non è forse orario scolastico obbligatorio? Il sindaco Lancini non si fa, evidentemente, tante domande. Contro la decisione dell’amministrazione comunale di Adro si sono mossi la Caritas e lo Spi Cgil, che per stamattina annunciano un’iniziativa di protesta: volontari porteranno nella scuola di via Lazzaretto cibo, frutta e acqua per i bambini esclusi dalla mensa. Ma da quanto è trapelato, il sindaco non ha intenzione di permettere l’ingresso nelle aule scolastiche dell’associazione cattolica e del sindacato dei pensionati. Lancini è famoso per le sue iniziative contro gli immigrati extracomunitari: anni fa mise una taglia sui clandestini, ad Adro gli extracomunitari sono sistematicamente esclusi dai bonus per le famiglie bisognose.

Ma dalla guerra agli immigrati, la politica dell’amministrazione leghista sta virando velocemente verso la guerra contro tutti coloro che si trovano in difficoltà economiche e sociali. L’esempio della mensa scolastica è lampante. La maggior parte di bambini esclusi è di origine straniera,ma non sono stati risparmiati i bambini italiani. Spesso alle spalle hanno già il dramma della crisi economica e della perdita del lavoro dei genitori. Oppure solo una vita complicata, come nel caso di Ilaria Poli, la cui figlia che frequenta la quinta elementare è tra gli esclusi: «Cresco da sola tre figli - spiega - Ho sempre pagato, ma spesso in ritardo. Va anche detto però che a Adro la mensa si paga in anticipo: ti risarciscono se il bambino non frequenta». Pur avendo un reddito basso, Poli paga il massimo della retta (100 euro al mese) perché non è residente a Adro, ma in un paese vicino. In pratica sconta la volontà della giunta leghista di negare ogni supporto ai non residenti, pur essendo italianissima. Ad Adro la signora lavora, ci vive sua madre, e per questo ha iscritto sua figlia in quel Comune, pur essendo «straniera». Stamattina accompagnerà sua figlia a scuola: «Le ho parlato, ha sofferto per questa situazione. Ma a scuola andrà comunque. Non ci possono sbattere fuori».


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