lunedì 27 agosto 2012
“CHE ATTO TEMERARIO!”.
Concorso? Boh..e comunque non è "per i giovani".
comunicato dei "precari uniti contro i tagli"
- al concorso “dinamizzante” che sarà bandito a settembre sono chiamati a partecipare non i giovani aspiranti docenti, portatori di non si sa quali linfe vitali, ma proprio i matusalemme da “far fuori”, i famigerati precari “storici”, quelli che sono già abilitati, quelli che hanno la gravissima colpa di avere conseguito più di un titolo, di aver superato più di un concorso, di avere, magari, dei dottorati di ricerca, e di aver accumulato, da quando erano “giovani” fino a oggi, cioè a 40-50 anni, tantissimo servizio, mandando avanti la scuola pubblica e facendo sì che la stessa si attestasse su livelli di decenza, mentre piovevano soldi a palate (e, come Monti ha pubblicamente promesso, ancora ne pioveranno!) sui diplomifici privati. In questa scuola creata dai nostri governi si contano 10.000 docenti in “esubero” che la spending review sta per “riciclare” mandandoli ad insegnare una qualsiasi materia, alla faccia dello strombazzato “merito” e della qualità.
- E’ falso e ridicolo sostenere che non ci sono stati concorsi dal 1999 ad oggi. Le scuole di specializzazione (SSIS e Scienze della Formazione Primaria) a numero chiuso, con prova selettiva in entrata e prova finale, attivate in ossequio ad una normativa europea che mandava in cantina definitivamente la superata procedura selettiva contestata (la quale ha storicamente dato adito a fenomeni di clientelismo), hanno valore di concorso (legge 306 del 27/10/2000, art. 6 ter e legge 40 del 1990 art.4 comma 2)
- Non è possibile, in uno Stato di diritto, fare sperequazioni tra lavoratori con gli stessi requisiti. Dal 2000 ad oggi, infatti, sono stati immessi in ruolo, prima e dopo i tagli Gelmini, migliaia di docenti abilitati, SENZA ALCUNA ALTRA PROVA SUPPLETIVA! Con quale criterio, dopo 10 anni di assunzioni effettuate dalle Graduatorie ad Esaurimento il ministro riesuma il concorso e sottopone ai suoi ridicoli quiz (uguali per tutte le materie, ha detto: un’altra assurdità!) docenti che hanno la stessa anzianità di servizio e gli stessi titoli di chi è stato più “fortunato”? Siamo all’anarchia procedurale, alla follia pura!
I precari annunciano, perciò, che impugneranno il bando di concorso il giorno stesso della sua pubblicazione eventuale, perché questo concorso spregia e sfregia il Diritto.
Precari uniti contro i tagli
domenica 26 agosto 2012
Proposta di legge (di iniziativa popolare): concorso pubblico per ricoprire la carica di Ministro dell'Istruzione.
C'è qualcuno, e c'è stato anche in passato, che vuole far apparire i precari della scuola, i forzati del licenziamento annuale, come i più acerrimi nemici della meritocrazia, parola con la quale amava riempirsi la bocca la nostra ex ministra Mariastella-neutrino Gelmini.
Noi, i conservatori che difendono lo status (?) quo per conservare i propri privilegi(??), loro (Neutrino, Tre-morti, Puffo-libidinoso e il neo Profumodigelmini) gli innovatori, i riformisti, gli ingegneri di una scuola migliore (meglio se privata).
Non c'è niente di più lontano dalla realtà. E per dimostrarlo lancio una proposta:
raccogliamo le firme per una legge di iniziativa popolare.
L'incarico di Ministro dell'Istruzione assegniamolo attraverso concorso pubblico!
La meritocrazia entri nel palazzo, da dove è assente da tempo immemore.
Ah! Averci pensato prima! Ci saremmo risparmiati Letizia iniziodellafine Moratti, Mariastella neutrino Gelmini e nel mezzo il pio Fioroni!
Forse la scuola pubblica italiana non sarebbe alla canna del gas (caro-energetico permettendo).
Certo è che la meritocrazia non farebbe assurgere a ruolo di ministro (tecnico per giunta) il nostro Profumodigelmini mi manda Bagnasco!
Ecco! Un bel concorsone di quelli con le prove a risposta multipla: 100 domande in 20 minuti che non danno neanche il tempo di leggerle (qui Mary Star sarebbe favorita, solo non leggendole potrebbe azzeccarle).
E poi ci metterei pure una prova di resistenza: chi riesce a dire meno fesserie in un discorso sulla necessità di riformare la scuola (magari senza metterci in mezzo un incremento delle ore di religione).
Ma alla fine mi accorgo che il mio è solo il discorso di uno che vuole mantenere i suoi privilegi(?), e che dovrei convertirmi al liberal-riformismo catto-distruttivo dei nostri illuminati ministri.
Dovrò confessarmi e giurare di mandare i miei figli a una scuola cattolica.
Amen.
martedì 15 marzo 2011
UN PAESE CIVILE
mercoledì 12 gennaio 2011
Giovedì 20 gennaio 2011 ore 8.30 – 14.00
CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica
COBAS Comitati di Base della Scuola
CONVEGNO NAZIONALE
Gli effetti del decreto Brunetta nella scuola
* * *
Siracusa – ITI "Enrico Fermi"
Via Torino, 137
giovedì 20 gennaio 2011 ore 8.30 – 14.00
Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl
2006/2009). Iscrizione gratuita – Attestato di partecipazione
8.30 Registrazione delle presenze
9.00 - 12.00 Relazioni
Gestione del personale, valutazione, merito e premi secondo Brunetta
prof.ssa Anna Grazia Stammati, Presidente Cesp
Sanzioni disciplinari e controllo del dissenso. La ricetta Brunetta
prof. Ferdinando Alliata, Cesp Palermo
Valutazione di insegnanti e scuole
prof. Carmelo Lucchesi, Cesp Palermo
ore 12.30 Dibattito
ore 13.30 Conclusioni
Il CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica, Ente accreditato/qualificato per la formazione del
personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869), nasce nel 1999 per iniziativa di lavoratori della
scuola, con l’intento di affiancare all’attività politica e sindacale dei COBAS uno spazio
specificamente dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso
seminari, convegni, attività di aggiornamento/formazione e pubblicazioni. I principi di riferimento
del CESP sono la difesa della scuola pubblica statale, l'opposizione alle diverse forme di
privatizzazione, alle vecchie e nuove forme di mercificazione del sapere e ai processi di
aziendalizzazione che stanno avanzando da alcuni anni a ritmi inediti e preoccupanti.
CESP - Centro studi per la scuola pubblica
Sezione regionale siciliana, piazza Unità d’Italia, 11 - 90144 Palermo - 091 349192 / 091 349250
venerdì 31 dicembre 2010
BABBO NATALE E LA BEFANA
Più che portarci doni, magari un lavoro senza più i patemi del precariato, le arrabbiature delle convocazioni, con la sicurezza di potersi dedicare solo al proprio lavoro senza preoccuparsi ogni anno di punteggi e graduatorie,
più che portarci qualcosa, dicevo, ce ne hanno tolte.
Ed è inutile che vi elenchi quali.
Insegnanti e studenti le conoscono bene.
Visto che che quest'anno per i miei bambini mi sono travestito da Babbo Natale, vorrei portare io un dono ai nostri amici.
A Babbo Tremonti porterei una calcolatrice a manovella, di quelle che si usavano una volta nei negozi, le avrete viste senz'altro in qualche vecchio film.
La manovella dovrebbe però essere arrugginita, in modo che usandola il contabile dei ricchi provasse la fatica di chi non arriva a fine mese.
Alla Befana di Reggio donerei una scopa volante che la portasse a visitare tutte le famiglie italiane colpite dalla sue pseudo-riforme.
Sarebbe un lungo viaggio.
giovedì 9 dicembre 2010
SCUOLA E MERITO. La battaglia della ministra Gelmini.
Mentre al grido di battaglia «Merito! Merito!» viene fatta a pezzi anche l’Università italiana, in alcune scuole partono le sperimentazioni meritocratiche. Il 19 novembre il ministro all’Istruzione dichiara: «È un giorno storico. Finalmente si iniziano a valutare i professori e le scuole su base meritocratica. Premi dunque ai migliori». Di che si tratta? Un primo progetto intende valutare le scuole medie migliori tra tutte quelle della provincia di Pisa e Siracusa, un secondo a Napoli e Torino. Come? Intanto i parametri di valutazione sono inevitabilmente basati solo sugli apprendimenti degli alunni, non certo sulla loro educazione e la capacità relazionale. Non si tiene conto delle condizioni di partenza degli studenti prima di effettuare le rilevazioni. Viene creata una classifica finale tra le scuole a prescindere dal tessuto sociale in cui sono inserite. C’è un forte rischio di autoreferenzialità della valutazione: a giudicare il personale scolastico è infatti, soprattutto, altro personale scolastico. Ancora: non è chiaro in cosa consiste la valutazione di studenti e genitori degli studenti.
Il premio di merito rischia di andare ai docenti che si ingraziano meglio il preside, visto che la commissione di valutazione non è indipendente. Affidarla allora al presidente del Consiglio d’Istituto, figura elettiva indipendente anche dal ministero? Così facendo però, la commissione, quali garanzia di competenza avrebbe? In una scuola elementare i docenti hanno fatto più o meno gli stessi studi, ma in un istituto superiore?
La varietà di discipline non garantirebbe l’espressione di una commissione di valutazione all’altezza del compito, visto che l’insegnante di Lettere non saprebbe valutare il curriculum di un collegadi Chimica o di Inglese. Ma è interessante notare come, in questo modo, la scuola della competizione, introdotta con il concetto di autonomia, uno dei capisaldi del Pd, più che produrre qualità nel senso di uno sviluppo ottimale delle capacità cognitive dei ragazzi e del miglioramentodel loro star bene a scuola, produca innanzitutto concorrenza aziendalistica, caccia agli sponsor, rivalità tra docenti invece di collegialità. Infine, il premio ai docenti che sarebbero più meritevoli, ammettiamolo, è ridicolo: una mensilità in più all’anno, equivalente a circa 4 euro al giorno. Tanto che diversi docenti invitano i colleghi a rifiutare la gara almerito di 4 euro in più per rispetto di chi vive la precarietà lavorativa nella scuola. Per le scuole costrette ancora a comprare la carta igienica con i soldi dei genitori degli studenti. E ricordando che i fondi per premiare i presunti migliori sono proprio quelli recuperati con i tagli al personale, compresi quelli ai docenti di sostegno per i ragazzi disabili. Insomma, non è terribile pensare che i fondi per i premi a un presunto merito derivano dai tagli delle risorse umane e del diritto allo studio dei disabili? Ma allora, il vero scopo di questa messa in scena, qual è? L’esclusione della contrattazione nel momento in cui si vanno a definire gli incrementi retributivi dei docenti. Non a caso in questi anni il ministro ha proposto di sopprimere i sindacati dalla scuola. Per questo il ministro non dà certezze sugli scatti d’anzianità e sposta tatticamente l’attenzione sulle sperimentazioni sul merito dove, peraltro, non ha né idee, né soldi. Quanto ai criteri utilizzati perdefinire il merito, prendiamo quello della produzione: il numero di promossi. È indice di scuola migliore? Posso promuovere di più alzando i voti o posso avere più diplomati solo perchè ho alunni non problematici o la cui famiglia può permettersi corsi di lingua all’estero e corsi di recupero a pagamento. E allora? Il merito è della scuola o delle famiglie? Odelle amministrazioni pubbliche in cui scuola e famiglia sono inserite? O di tutti insieme? Comunque la pensiate, con tale criterio, il premio‘produzione’ andrebbe alle scuole dei quartieri più agiati e aminor rischio di dispersione scolastica.Certamente non a quelle scuole più disagiate, come invece suggerirebbe la lettura dell’articolo3 della nostra Costituzione. Ecco, il risultato più eclatante dell’applicazione coatta e strumentaledi una ideologia del merito a un’istituzione così complessa e delicata come quella scolastica, specie quando si parla di scuola dell’obbligo, è proprio questo attacco violento e irresponsabile ai principi di sussidiarietà, di solidarietà, di aiuto: i pilastri della nostra Costituzione e della nostra convivenza democratica.
domenica 24 ottobre 2010
lunedì 20 settembre 2010
Denunciamo il sovraffollamento delle classi!
Vi ricordo i limiti massimi che sono di 27 per primarie e secondarie di I grado e 33 (sic!) per le secondarie di II grado (anche se secondo le leggi sulla sicurezza devono essere 26 massimo le persone per classe, compresi il o gli insegnanti).
Nel caso sia presente uno o più alunni diversamente abili i limiti max sono:
20 (per massimo 1 alunno con disabilità GRAVE)
22 (per massimo 2 alunni non gravi)
25 (per massimo 1 alunno non grave)
Vi ricordo inoltre che in una classe può stare massimo 1 alunno con disabilità GRAVE e massimo 2 alunni con disabilità non grave.
Segnalate qui, o alla mail lele.limpido@alice.it, i casi fuori legge (ricordo che sono direttive ministeriali).
Io mi faccio carico di raccogliere le informazioni (non vi preoccupate, anche anonime) e una volta in possesso di una interessante mole di informazioni valuteremo cosa fare.
Grazie in anticipo
mercoledì 15 settembre 2010
Una giornata particolare
Certo che l'ultima iniziativa, la contestazione alla Gelmini a Siracusa, mi ha fatto cadere le braccia. Manco 100 persone, (dopo tutte le telefonate, gli sms), molte delle quali neanche interessate direttamente (penso ai miei compagni di SEL), infilati in un gabbiotto e la solita, triste, inutile delegazione ad incontrare lei, il "Problema". Per dirle cosa? Per farsi dire cosa? Le solite quattro cazzate ripetute a pappagallo. Come una studentessa mediocre (quale ella è).
Basta, mi son detto. Me ne resto a dormire.
E invece no. Lei, l'acciuga atomica, a telefonarmi, a dirmi DEVI venire, a strafracassarmi le palle.
Maledetto senso di colpa, o senso del dovere, o senso civico, o quello che cazzo è.
E così eccomi sull'autobus, inebetito dal sonno, in fondo al bus numero 1 (minchia due autobus!) a cazzeggiare con i soliti amici.
Vedo però che stavolta non siamo i soliti 4 gatti, gente nuova, nuove vittime del "Problema". Eravamo stati facili profeti, "cassandre", due anni fa. Oggi tocca a noi, domani toccherà a voi, dopodomani a tutti.
Oggi è dopodomani. E tocca a tutti.
E così ascolto i problemi di nuove colleghe di sventura (un po' logorroiche ma simpatiche).
Le graduatorie, le convocazioni, il "salvaprecari", i figli....Era meglio se stavo a casa a dormire!
Arriviamo a Messina e....sorpresa! 20 autobus, fischietti, bandiere, megafoni, striscioni, slogan....
E tanta gente. Inaspettata e incazzata. Determinata come da un po' non vedevo. Blocchiamo i traghetti. Non ci basta. Blocchiamo anche la ferrovia. Che avesse ragione l'acciuga atomica?
E le notizie che arrivano dal telefonino. Siamo su Raidue, siamo 3.000, no 4.000 su Raiuno (Minzolini???ma allora i miracoli avvengono davvero?). Rai tre, Sky, persino Mediaset! Abbiamo bucato il velo di indifferenza. Abbiamo una speranza! Adesso viene il bello, pupe....è la protesta!
martedì 14 settembre 2010
PRECARI IN RIVOLTA - La mia pazza idea di incontrarci sullo Stretto
Ho individuato lo stretto di Messina raggiungibile in circa 4 ore e mezza dalla provincia siciliana più distante ma anche da Napoli e Bari. Ho immaginato un «incontro», un’unione tra la mia terra e il resto d’Italia, per dimostrare che non siamo solo numeri in elenco, che siamo tanti, in carne e ossa, precari e di ruolo e tanti genitori dei nostri alunni, e tanti alunni che lottano per la loro scuola e per la qualità della scuola; perché anche loro sono preoccupati delle ricadute che anche a lungo termine che produrrà la «riforma epocale»! Io lo chiamo un disastro epocale, perché nessuno verrà mai risarcito dei danni che ha causato e che ancora causerà. Inizialmente la mia proposta non ha sortito grande effetto. Ci si preoccupava di un possibile fallimento, ma cosa avevamo da perdere? Niente. Siamo andati avanti con Fabiola e Maria Rita, testarde, e a poco a poco altri comitati e coordinamenti provinciali si sono accodati. Alcuni sindacati hanno dato la loro adesione, ma la manifestazione è stata interamente organizzata da noi tre, con il contributo prezioso e concreto di Didier. La cosa è cominciata a montare. L’iniziale previsione di 700 partecipanti è cresciuta
gli ultimi due giorni, fin poi arrivare alle 2.500 presenze (secondo la questura).
Successo clamoroso. Articoli sulla manifestazione più o meno veritieri in ogni giornale e Tg. Giuro, non me
lo aspettavo! È una soddisfazione vissuta a metà visto che comunque anche quest’anno non avrò una mia
classe. Dopo 23 anni di precariato, negli ultimi sei mi ero guadagnata un incarico annuale, una sorta di «precariato stabile» che comunque mi avvicinava al ruolo. Uso il passato perché secondo la Gelmini non sono meritevole, non posso pretendere di lavorare nemmeno da precaria, non posso pretendere quello che lei chiama un «privilegio» che mi sono guadagnata con anni di studio, di impegno, di aggiornamento, di servizio. Mi degna di elemosina con l’«ammazza precari». Perdo il mio lavoro solo per «esigenze di cassa», non mi si riconosce la mia esperienza di educatore, di formatore in nome del risparmio e della razionalizzazione. La situazione dei precari della scuola è la stessa dei lavoratori di Termini Imerese, ma la qualità della scuola è un problema che investe l’Italia intera, perché nella scuola si formano le personalità che abiteranno questa bella terra, e tutti meritano di essere seguiti con attenzione, qualsiasi strada prenderanno.
Anche nel profondo sud, dove troviamo strutture fatiscenti, tetti rotti, palestre inagibili, condizioni di lavoro
al limite della decenza. Lo so bene io che di scuole ne ho conosciute tante essendo stata assegnata ogni anno
in una scuola diversa. In provincia di Agrigento la legge e la normativa su igiene e sicurezza è spesso un optional con piccole aule dove i banchi son stipati, addossati alla cattedra tanto che, a volte, bisogna scavalcarli per raggiungere l’uscita! Eppure si formano classi anche con 35-40 alunni...
Nel frattempo, in un paese dove il ministro della pubblica istruzione parla di efficientismo, c’è un piccolo
tesoro di provincia, la mia, Agrigento che da alcuni anni non ha il suo dirigente scolastico provinciale, ma svolge la sua funzione ad interim il dirigente dell’Usp di Caltanissetta.
Emma Giannì - Insegnante precaria - Il Manifesto 14.09.2010
mercoledì 8 settembre 2010
La carica dei 200mila accattoni
Come è possibile che una enorme quantità di docenti ai quali per decenni lo Stato ha affidato l’onere di portare avanti una scuola povera di strumenti, non riformata in tutti i segmenti, funzionante in locali spesso inadeguati divenga di punto in bianco un insieme di incolti straccioni che pretendono di lavorare solo perché
hanno svolto qualchemese o qualche anno di supplenza! Come è possibile che personale utilizzato spesso per decenni, con assunzione a settembre-ottobre e licenziamento a giugno, che ha sopportato questa situazione (che a nessun privato sarebbe stata possibile!) in attesa di una legittima definitiva assunzione?
È possibile proprio perché quel numero di docenti sarebbe servito a ricoprire i posti in organico e a realizzare il turn over legato ai pensionamenti se le «grandi» ed «epocali» riforme del ministro Gelmini non si fossero abbattute come una disastrosa frana sulla scuola della Repubblica, diminuendo indiscriminatamente le ore
di lezione, aumentando il numero degli alunni per classe, accorpando plessi e classi, tagliando quasi del tutto le ore dedicate ai laboratori, rifiutando di ampliare il tempo pieno nonostante la richiesta in aumento per insufficienti investimenti in servizi da parte di enti locali sordi o troppo poveri.
Le proiezioni parlano chiaro: l’attuale corpo docente italiano è entrato nei ruoli negli anni del boom delle nascite e della scolarizzazione dimassa (gli anni 70) e si avvia al pensionamento che si completerà entro questo primo quindicennio del nuovo secolo. È vero: non c’è più il boom delle nascite, ma l’attuale situazione demografica vede il picco discendente delle nascite meno alto che negli ultimi decenni, grazie anche ai figli dei migranti. Si aggiungano poi l’innalzamento dell’obbligo scolastico per un biennio, la presenza di alunni disabili nella scuola di tutti, l’incremento delle iscrizioni di alunni figli di migranti, la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’introduzione anche in Italia, come in tutta l’Europa, dei percorsi di educazione e istruzione per gli adulti e si potrà constatare come il numero di docenti necessario per mantenere la qualità della attuale offerta di istruzione si aggiri proprio fra le 150.000 e le 200.000 unità di personale.
Ma, si dice, il rapporto numerico docenti/alunni in Italia è troppo alto. Come non considerare i circa 80.000 docenti di sostegno per quella condizione di assoluta qualità che solo l’Italia può vantare, che vede l’inserimento dei disabili nella scuola di tutti? E, viceversa, come non considerare quella anomalia tutta italiana per cui lo Stato assume e paga circa 30.000 docenti di religione cattolica scelti e indicati dai vescovi?
Ma, si dice, la scuola italiana funziona molto male e dà risultati insoddisfacenti. Non sarà, forse, proprio perché da anni, con governi di destra e di sinistra, vive uno stato di abbandono e di continui tagli alle risorse? Non sarà perché il personale precario è sempre cresciuto e non si riesce a garantire continuità alle relazioni educative? Non sarà perché le nostra scuole sono ancora a malapena dotate dei banchi e delle sedie occorrenti? Non sarà perché si continuano a delegittimare socialmente la cultura, la ricerca, la funzione pedagogica della scuola e, di conseguenza, ad additare i docenti come «frustrati» e «fannulloni»?
Riconnettiamo le esigenze che alunni e genitori esprimono quotidianamente al disegno di una scuola su cui il paese venga chiamato a riflettere e che interpreti adeguandolo ai tempi, il disegno che della scuola fa l’art. 34 della Costituzione. Allora sarà facile far capire a tutti che la lotta dei precari si salda con quella di chi vuole una scuola di qualità per i figli, ed è la stessa lotta degli operai di Pomigliano o di Melfi: è la lotta per i diritti essenziali al lavoro, alla istruzione, alla salute, all’ambiente. È la lotta che ci deve vedere presenti, perché non prevalga il modello di società ferocemente classista che il neo-liberismo ci presenta come ineluttabile destino.
Simonetta Salacone - Dirigente scolastica (oggi in pensione) della scuola Iqbal Masih -
Coordinamento Nazionale Sinistra Ecologia e Libertà
Il Manifesto - 08.09.2010












